Ucraina, la Svizzera ha archiviato due secoli di neutralità?
di Franco Zantonelli , di Franco ZantonelliIl presidente della Confederazione, Ignazio Cassis, che nel governo collegiale svizzero ricopre, pure, la carica di ministro degli Esteri, ha deciso, contrariamente al resto del fronte anti-Putin con cui Berna ormai è in piena sintonia, che i diplomatici russi nella Confederazione non verranno espulsi. Per evitare una rappresaglia analoga, da parte di Mosca. Cassis, consapevole della lunga tradizione di mediazione del suo Paese, vuole evitare di tagliare tutti i ponti con la Russia, nel caso in cui la Svizzera possa, in futuro, svolgere un ruolo negoziale, tra il Cremlino, l’Ucraina e i suoi alleati. Così come, dall’occupazione dell’ambasciata statunitense a Teheran, rappresenta gli interessi Usa presso il regime degli Ayatollah.
È questa l’unica nuance emersa finora, in un atteggiamento decisamente sorprendente adottato dal governo elvetico nei confronti dell’aggressione russa all’Ucraina. C’è stat…
Il presidente della Confederazione, Ignazio Cassis, che nel governo collegiale svizzero ricopre, pure, la carica di ministro degli Esteri, ha deciso, contrariamente al resto del fronte anti-Putin con cui Berna ormai è in piena sintonia, che i diplomatici russi nella Confederazione non verranno espulsi. Per evitare una rappresaglia analoga, da parte di Mosca. Cassis, consapevole della lunga tradizione di mediazione del suo Paese, vuole evitare di tagliare tutti i ponti con la Russia, nel caso in cui la Svizzera possa, in futuro, svolgere un ruolo negoziale, tra il Cremlino, l’Ucraina e i suoi alleati. Così come, dall’occupazione dell’ambasciata statunitense a Teheran, rappresenta gli interessi Usa presso il regime degli Ayatollah.
È questa l’unica nuance emersa finora, in un atteggiamento decisamente sorprendente adottato dal governo elvetico nei confronti dell’aggressione russa all’Ucraina. C’è stato qualche tentennamento iniziale, è vero, poi dal 28 febbraio è linea comune con il fronte che si è schierato, sin da subito, con l’Ue e la Nato. Sanzioni contro gli oligarchi comprese. “Finora - ha fatto sapere giovedì il segretariato di stato dell’Economia - sono stati congelati beni per 7,5 miliardi di franchi”. Parliamo di circa l’equivalente in euro. Si tratta, soprattutto, di conti bancari ma anche di immobili. L’ammontare totale del patrimonio degli oligarchi in Svizzera, sempre stando ai calcoli del segretariato di stato dell’Economia, ammonterebbe a una cifra tra i 150 e i 200 miliardi di franchi. Sempre nella sua politica di adesione alle sanzioni, Berna è pronta, inoltre, a rinunciare al gas russo, nonostante gli inverni nella Confederazione siano notoriamente rigidi.
Tutti i partiti, esclusi i sovranisti dell’Udc, la formazione maggioritaria nel Parlamento elvetico, hanno sin qui seguito il governo nella sua politica attuale. “Abbiamo scelto una concezione coraggiosa della neutralità, schierandoci dalla parte dell’umanità e contro la barbarie”, ha dichiarato il presidente Cassis, rintuzzando l’accusa di Christoph Blocher, l’82 enne industriale miliardario leader carismatico dell’Udc, secondo il quale la Svizzera, aderendo alle sanzioni contro la Russia, ha mandato a ramengo oltre due secoli di neutralità. Per capire da che parte stanno Blocher e il suo partito, basti dire che la figlia prediletta del magnate, Magdalena, Ceo della Ems-Chemie, l’azienda di famiglia che produce polimeri con stabilimenti anche in Russia, ha inviato una email ai propri dirigenti per invitare il personale a non usare il termine “guerra in Ucraina”. Secondo Magdalena Blocher al massimo si parli di “conflitto”, ritenuto meno brutale. Christoph Blocher, dal canto suo, sta pensando di lanciare un’iniziativa popolare, da votarsi con la formula referendaria, per una neutralità svizzera più stretta che escluda le sanzioni.
Ma la neutralità, che ha contribuito alla stabilità e alla ricchezza della Svizzera, la possiamo considerare accantonata, a seguito dell’adesione di Berna al fronte anti-russo? “Io sono convinto che la neutralità esista ancora, perché bisogna fare una differenza tra diritto e neutralità e politica e neutralità - spiega a Repubblica il politologo dell’università di Ginevra, Pascal Sciarini - Il che significa che si può partecipare a una politica di sanzioni con la comunità internazionale senza mettere in pericolo la neutralità, qualora ci sia una guerra in Europa non distante dalla Svizzera”. E ancora: “Aggiungo – dice il politologo - che se la Svizzera non partecipasse alle sanzioni, si potrebbe indirettamente affermare che sostiene la guerra di Putin”. Nel ’39, in occasione dell’invasione nazista della Polonia, la Svizzera assunse un atteggiamento diverso, sono cambiate le cose? “Certo, allora con la copertura della neutralità la Svizzera condusse una politica opportunista, senza trattare la Germania come oggi sta trattando la Russia”, conclude Sciarini. E poi, non bisogna dimenticarlo, oggi la Svizzera non può assolutamente permettersi di assumere una posizione contraria a quella dell’Unione Europea, con cui sta tentando faticosamente di ricucire un negoziato che mandò a gambe all’aria nel maggio dello scorso anno.