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A Kramatorsk la pioggia di morte del Tochka: il missile della strage della stazione

Vecchio, impreciso ma micidiale perché lancia migliaia di schegge: questo ordigno è diventato il protagonista della guerra terroristica sulle città, da Kramatorsk a Donetsk. Ed entrambi i contendenti usano armi identiche
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L’arma più vecchia si sta dimostrando la più efferata. A Kramatorsk come a Donetsk, le stragi sono state realizzate dai missili Tochka (anche se Kiev sostiene che si tratti di missili a grappolo russi Iskander): ordigni tanto imprecisi quanto letali, che firmano i loro attacchi lasciando sul terreno la “coda” con il propulsore. Quella che compare non lontano dalla stazione ferroviaria, con la scritta “per i bambini” che testimonia una ferocia da guerra civile. In fondo, la tecnologia di questo sistema concepito negli anni Sessanta è la stessa delle V-2 hitleriane: una sigla che in tedesco significava “arma di rappresaglia”.

I Tochka – che la Nato chiama in codice Scarab ossia scarabeo per la somiglianza tra il semovente di lancio e l’insetto – sono entrati in servizio dal 1968 in poi, in diverse versioni aggiornate nel tempo. I suoi punti di forza sono la mobilità – che permette di col…

L’arma più vecchia si sta dimostrando la più efferata. A Kramatorsk come a Donetsk, le stragi sono state realizzate dai missili Tochka (anche se Kiev sostiene che si tratti di missili a grappolo russi Iskander): ordigni tanto imprecisi quanto letali, che firmano i loro attacchi lasciando sul terreno la “coda” con il propulsore. Quella che compare non lontano dalla stazione ferroviaria, con la scritta “per i bambini” che testimonia una ferocia da guerra civile. In fondo, la tecnologia di questo sistema concepito negli anni Sessanta è la stessa delle V-2 hitleriane: una sigla che in tedesco significava “arma di rappresaglia”.

I Tochka – che la Nato chiama in codice Scarab ossia scarabeo per la somiglianza tra il semovente di lancio e l’insetto – sono entrati in servizio dal 1968 in poi, in diverse versioni aggiornate nel tempo. I suoi punti di forza sono la mobilità – che permette di colpire e poi nascondersi – e la traiettoria balistica, in cui tocca velocità cinque volte superiori a quella del suono: è impossibile da intercettare.

LA MAPPA DEL CONFLITTO

L’esercito russo li aveva ufficialmente ritirati nel 2020: rimanevano soltanto nell’arsenale delle Repubbliche separatiste del Donbass ma poi pure l’armata di Mosca li ha recuperati dai magazzini alla vigilia dell’invasione. Gli ucraini invece li hanno sempre tenuti in linea, con una scorta di cinquecento ordigni. E questo è il primo problema: entrambi gli schieramenti stanno utilizzando in modo massiccio armi perfettamente identiche. Nei casi controversi – come il massacro di Donetsk – è quasi impossibile distinguere il missile ucraino da quello russo.

L’altro aspetto inquietante è l’imprecisione: può arrivare a circa 120 chilometri di distanza con un errore di cento metri rispetto al bersaglio indicato. Un’approssimazione che spesso è superiore, perché tutti quelli utilizzati nel conflitto sono molto vecchi: alcuni si schiantano a metà del volo. I tecnici di Kiev devono essere riusciti a migliorarne le prestazioni, perché in alcune occasioni hanno centrato obiettivi mirati, come gli aerei parcheggiati sulla pista di Rostov, in territorio russo.

Sul missile che ha colpito Kramatorsk la scritta in russo "È per i bambini"

In generale, il Tochka non ha nulla di chirurgico. Proprio per questo dispone di due testate diverse. La prima contiene 480 chili di esplosivo ad alto potenziale: lo scoppio è in grado di cancellare un palazzo. In Cecenia le truppe di Mosca ne hanno scagliati quasi cento sui condomini di Grozny, per spezzare la resistenza della città. Ancora più terrificante però è la testata “cargo”, che disperde una pioggia di morte: a duemila metri di altezza si apre l’ogiva, da cui partono cinquanta granate. Ciascuna poi esplode entro trenta secondi, scagliando 316 schegge: stiamo parlando di oltre 15 mila frammenti velocissimi che investono un’area complessiva di diversi chilometri quadrati. E lo fanno in modo casuale: le granate esplodono in aria a distanza l’una dall’altra, aumentando l’effetto omicida.

La funzione militare era quella di colpire reparti di fanteria in movimento, nei boschi o al riparo delle trincee. In realtà, l’utilizzo più frequente è stato quello terroristico, scatenando una falange di acciaio sulle strade e sulle abitazioni: una tecnica che i russi e il regime di Damasco hanno sperimentato in Siria, compiendo massacri nelle città assediate. E che ora viene ripetuta sui centri urbani dell’Ucraina.

Queste sono “cluster bomb”, vietate dai trattati internazionali che però né Mosca, né Kiev hanno mai sottoscritto. Adesso, in tutto il Paese invaso, le code dei Tochka testimoniano la brutalità di una guerra senza quartiere e senza pietà.