Elezioni in Francia 2022, gli ultimi sondaggi: Le Pen a soli tre punti da Macron
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – L'ultimo sondaggio dell'Ifop sul primo turno della presidenziale francese prevede tre punti di scarto tra Emmanuel Macron, al 26,5%, e Marine Le Pen, al 23,5%. Il differenziale tra i due candidati si è progressivamente ridotto. Un mese fa il capo di Stato era 13 punti sopra la leader del Rassemblement National. Dopo essere salito fino al 30% dopo l'invasione russa dell’Ucraina, Macron è calato fino a tornare al suo livello pre-guerra.
Le curve si avvicinano
Le Pen ha fatto invece una spettacolare progressione nell'ultimo rettilineo della campagna elettorale. “Per lei sta succedendo qualcosa di completamente nuovo” osserva il direttore dell'Ifop, Frédéric Dabi. Nel 2017 era partita in testa nelle intenzioni di voto del primo turno, scendendo progressivamente fino a trovarsi superata da Macron il giorno del voto. Ora la tendenza è invertita. E' Macron in testa che scende mentre lei sale, …
PARIGI – L'ultimo sondaggio dell'Ifop sul primo turno della presidenziale francese prevede tre punti di scarto tra Emmanuel Macron, al 26,5%, e Marine Le Pen, al 23,5%. Il differenziale tra i due candidati si è progressivamente ridotto. Un mese fa il capo di Stato era 13 punti sopra la leader del Rassemblement National. Dopo essere salito fino al 30% dopo l'invasione russa dell’Ucraina, Macron è calato fino a tornare al suo livello pre-guerra.
Le curve si avvicinano
Le Pen ha fatto invece una spettacolare progressione nell'ultimo rettilineo della campagna elettorale. “Per lei sta succedendo qualcosa di completamente nuovo” osserva il direttore dell'Ifop, Frédéric Dabi. Nel 2017 era partita in testa nelle intenzioni di voto del primo turno, scendendo progressivamente fino a trovarsi superata da Macron il giorno del voto. Ora la tendenza è invertita. E' Macron in testa che scende mentre lei sale, fino a incalzarlo nella posizione di favorito al primo turno.
“Non è impossibile che le due curve si incrocino e Le Pen finisca davanti a Macron”, commenta Dabi. “Sarebbe un segnale molto forte in vista del secondo turno”, aggiunge. Jean-Luc Mélenchon (17%) è in terza posizione nelle intenzioni di voto. Con largo distacco, seguono Eric Zemmour (9,5%), Valérie Pécresse (8%), Yannick Jadot (5%). La candidata del partito socialista, Anne Hidalgo, è all'1,5%: se confermato, sarebbe un risultato ancora più catastrofico di quello del 2017 quando il candidato del Ps arrivò al 6%.
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La prudenza sul ballottaggio
Se la sfida del 24 aprile (secondo turno) sarà tra Macron e Le Pen, le intenzioni di voto sono leggermente superiori nei confronti del capo di Stato, al 51,5%, rispetto alla candidata del Rassemblement National, al 48,5%. Ma la proiezione è da prendere con molta prudenza, avverte l'istituto demoscopico. Intanto per via del margine di errore. Nel campione dell'Ifop ci può essere un aggiustamento fino a due punti in più o in meno. Che quindi non fa escludere una vittoria di Le Pen.
C’è un’altra ragione che invita alla prudenza: le intenzioni di voto possono cambiare molto all'indomani del risultato del primo turno che misura i rapporti di forza. E anche la partecipazione al voto del 24 aprile potrebbe non essere la stessa. “Ci sono elettori che votano al primo turno e non al secondo, e altri che si astengono e invece partecipano al ballottaggio” spiega Dabi. In questo momento, prosegue il politologo, la volontà di sbarrare la strada verso l'Eliseo a Le Pen sembra debole. “Ma anche questo può cambiare a misura che il ballottaggio si avvicina”.
Rischio astensione
A complicare le previsioni, secondo l'Ifop, c’è il fatto che quasi un elettore su tre (28%) potrebbe astenersi al primo turno. “C’è il serio rischio di raggiungere o superare il record del 21 aprile 2002”. Vent’anni fa, l’astensione salì fino al 28,2%. Dopo quel picco, nelle presidenziali successive si è confermato un trend di disaffezione degli elettori, con un astensionismo al 16,2% nel 2007, al 20,5% nel 2012 e al 22,2% nel 2017. Diversi segnali mostrano un forte disinteresse per la campagna elettorale, presente nelle conversazioni solo di metà dei francesi (56%) rispetto all'80 per cento di cinque anni fa.
Sul voto pesa la guerra che ha focalizzato l’attenzione nelle ultime settimane. “E si sa che le campagne di rielezione di un presidente sono meno appassionanti”, nota Dabi. Cinque anni fa, l'apparizione dell'outsider Macron “né di destra né di sinistra” aveva suscitato un enorme interesse. Un segnale in controtendenza è sul voto dei giovani, e soprattutto tra quelli che sono al primo appuntamento elettorale, i “primo-votants”: il 68% pensa di andare a votare. L'incertezza però continua a essere grande. Ci sono ancora 7 milioni di elettori indecisi, che possono cambiare idea nelle prossime ore. “E' un dato enorme”, sottolinea Dabi. “Se pensiamo che nel 2017 François Fillon non è passato al ballottaggio per soli 600mila voti”.
Una “non campagna”
“E' stata una campagna strana e inedita”, nota Dabi. Anestetizzata prima dal Covid e poi dalla guerra. "E' mancato il confronto tra i candidati, c’è stata poco interesse sui programmi". Macron ha aspettato fino all'ultimo prima di lanciarsi, ha rifiutato di fare un dibattito aperto con gli altri candidati, ha organizzato un unico grande comizio. “Ci sono state delle contingenze che non potevamo prevedere”, commenta Stanislas Guerini, segretario de La République en Marche, il movimento di Macron. Le Pen intanto ha girato la Francia, evitando qualsiasi provocazione. “Abbiamo fatto una campagna sottotraccia, evitando il gioco di chi grida più forte”, dice Sébastien Chenu, portavoce della candidata del Rassemblement National.
La battaglia sul portafoglio
Le Pen ha soprattutto azzeccato il tema che più preoccupa i francesi: il potere d'acquisto e l'aumento dei salari. Il concetto di “potere d'acquisto”, spiega Dabi, è un calderone in cui i francesi mettono un po' di tutto: l'inflazione, il carrello della spesa che si svuota, il pieno della benzina che costa di più e costringe a cambiare abitudini, lo stipendio esaurito nei primi dieci giorni del mese. La lotta contro l'insicurezza rimane una priorità (al terzo posto) ma, per esempio, la difesa dell'ambiente è stata retrocessa di molte posizioni. Dabi riassume: “La fine del mondo preoccupa meno della fine del mese”. La rivalutazione dei salari è un’altra priorità assoluta, molto avanti rispetto ai timori per la disoccupazione che, invece, erano in cima alla lista nel 2017. “Oggi l'ingiustizia suprema per i francesi non è essere senza lavoro - conclude Dabi - ma avere un lavoro pagato male”.