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Scontri a Nablus in Cisgiordania, danneggiata la Tomba di Giuseppe

La tomba di Giuseppe a Shechem, fuori Nablus, in Cisgiordania, in una foto d'archivio 
Il luogo della sepoltura del patriarca biblico è considerato sacro non soltanto dagli ebrei, ma anche da cristiani e musulmani. In questi giorni ci sono state operazioni militari dell’esercito israeliano in Cisgiordania, dopo gli attentati in Israele delle ultime settimane
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GERUSALEMME. Il Libro biblico dell’Esodo racconta che quando gli israeliti lasciarono l’Egitto dopo centinaia di anni di schiavitù si portarono dietro le ossa del loro antenato Giuseppe, che prima di morire aveva espresso il desiderio di essere seppellito in Terra di Israele. Alla vigilia di Pesach, la Pasqua ebraica che commemora l’Uscita dall’Egitto, il sito in cui secondo la tradizione Giuseppe fu seppellito è stato vandalizzato nella notte da centinaia di dimostranti palestinesi, in giornate che continuano a essere caratterizzate da forti tensioni, proprio durante il Ramadan, il mese sacro dell’Islam.

La tomba di Giuseppe si trova vicino a Nablus (Shechem secondo la Bibbia) in Area A, ovvero la parte dei Territori controllati dall’Autorità palestinese, che agli israeliani è proibito visitare senza una speciale autorizzazione. Nel corso degli anni, il luogo, considerato sacro non soltanto dagli ebrei ma anche da crist…

GERUSALEMME. Il Libro biblico dell’Esodo racconta che quando gli israeliti lasciarono l’Egitto dopo centinaia di anni di schiavitù si portarono dietro le ossa del loro antenato Giuseppe, che prima di morire aveva espresso il desiderio di essere seppellito in Terra di Israele. Alla vigilia di Pesach, la Pasqua ebraica che commemora l’Uscita dall’Egitto, il sito in cui secondo la tradizione Giuseppe fu seppellito è stato vandalizzato nella notte da centinaia di dimostranti palestinesi, in giornate che continuano a essere caratterizzate da forti tensioni, proprio durante il Ramadan, il mese sacro dell’Islam.

La tomba di Giuseppe si trova vicino a Nablus (Shechem secondo la Bibbia) in Area A, ovvero la parte dei Territori controllati dall’Autorità palestinese, che agli israeliani è proibito visitare senza una speciale autorizzazione. Nel corso degli anni, il luogo, considerato sacro non soltanto dagli ebrei ma anche da cristiani e musulmani, si è trovato ripetutamente nell’occhio del ciclone. Pellegrini ebrei hanno spesso tentato di recarvisi illegalmente, i residenti palestinesi dal canto loro lo hanno più volte attaccato e danneggiato. Attualmente l’esercito israeliano in concerto con l’Autorità palestinese organizza un convoglio speciale al mese per permettere a coloro che desiderano andare a pregare di farlo, solitamente nel cuore della notte.

“Il vandalismo contro la tomba di Giuseppe rappresenta un episodio grave e una seria violazione della libertà di culto in uno dei luoghi più santi per ogni ebreo,” ha commentato il Ministro della Difesa Benny Gantz, dopo che sabato notte i dimostranti hanno spezzato la lastra di pietra che chiudeva il sepolcro e tentato di dare fuoco alla struttura.

 “Lo Stato di Israele prenderà i provvedimenti necessari per garantire che il sito venga ristrutturato e riportato rapidamente alle condizioni originali,” ha aggiunto Gantz, sottolineando anche di aver domandato all’Autorità palestinese di incrementare il livello di protezione della tomba.

L’attacco arriva durante la seconda notte consecutiva di operazioni militari dell’esercito israeliano in Cisgiordania, in seguito a una serie di attentati che hanno fatto ripiombare il paese nell’incubo del terrorismo, causando 14 morti e numerosi feriti.

Se i primi due attacchi a Beersheva e Hadera sono stati condotti da cittadini israeliani affiliati all’Isis (un beduino nel primo caso e due arabo-israeliani nel secondo), nei successivi due attentati ad aprire il fuoco sono stati due giovani palestinesi.

Sabato, le forze di sicurezza israeliane sono entrate nel campo profughi di Jenin da cui proveniva il terrorista che giovedì sera ha ucciso tre giovani in un bar su Dizengoff Street, nel cuore di Tel Aviv. Altri raid sono stati condotti in varie parti della Cisgiordania, compreso il villaggio di Yabad, dove viveva l’attentatore che il 30 marzo ha freddato cinque persone a Bnei Brak. Durante gli scontri tra esercito e palestinesi, che hanno condotto a una ventina di arresti, è stato ucciso un miliziano. In un incidente separato domenica i soldati hanno ucciso anche una donna palestinese che secondo i militari aveva mostrato un comportamento sospetto a un check point, ma si era poi rivelata essere disarmata.

“Stiamo continuando ad arrestare coloro che sono coinvolti negli attacchi terroristici e a colpire i terroristi,” ha commentato il premier Naftali Bennett, aprendo la riunione del Consiglio dei Ministri e facendo riferimento anche alla distruzione della Tomba di Giuseppe.

“Ci occuperemo della ricostruzione di ciò che è stato distrutto, come facciamo sempre".