Elezioni Francia, Le Pen spinta dall’affluenza. Ecco perché per Macron è un problema
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – In attesa dei primi exit poll stasera, il segnale che viene scrutato con più attenzione per capire come andrà la sfida della presidenziale francese è l'affluenza. “Una forte partecipazione – spiega Frédéric Dabi, direttore dell'Ifop – potrebbe essere un segnale in favore di Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon”. I due candidati populisti hanno infatti la loro base elettorale in categorie che di solito sono più inclini a non votare: le classi popolari e i giovani.
Se la partecipazione dovesse essere in aumento nel primo turno, allora Le Pen e Mélenchon possono sperare di avere fatto il pieno dei loro elettori. In caso contrario, rischiano brutte sorprese. Emmanuel Macron, al contrario, è radicato in un elettorato di classe medio alta e urbana che tradizionalmente è presente nelle urne. E da questo punto di vista il presidente-candidato è più…
PARIGI – In attesa dei primi exit poll stasera, il segnale che viene scrutato con più attenzione per capire come andrà la sfida della presidenziale francese è l'affluenza. “Una forte partecipazione – spiega Frédéric Dabi, direttore dell'Ifop – potrebbe essere un segnale in favore di Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon”. I due candidati populisti hanno infatti la loro base elettorale in categorie che di solito sono più inclini a non votare: le classi popolari e i giovani.
Se la partecipazione dovesse essere in aumento nel primo turno, allora Le Pen e Mélenchon possono sperare di avere fatto il pieno dei loro elettori. In caso contrario, rischiano brutte sorprese. Emmanuel Macron, al contrario, è radicato in un elettorato di classe medio alta e urbana che tradizionalmente è presente nelle urne. E da questo punto di vista il presidente-candidato è più al riparo.
La leader del Rassemblement National si è già scontrata con il muro dell'astensionismo nelle ultime elezioni regionali, nel giugno scorso, quando il suo partito era dato come possibile vincitore in diverse zone del Paese. Alla fine invece la scarsa affluenza alle urne ha ribaltato le previsioni e Le Pen non ha vinto nemmeno in una regione. L'astensione era salita fino a 66,7% al primo turno, record assoluto per questo tipo di scrutinio, e 65,3% al secondo turno.
Il trend negativo nella partecipazione alle urne si è rafforzato durante la pandemia. Per le elezioni municipali del giugno 2020 più di un elettore su due (58,6%) non è andato a votare, altro record assoluto.
La presidenziale è l'elezione in cui i francesi votano di più. Dal 1965 a oggi, l'astensione è stata sempre compresa tra il 15 e il 20%. Il record negativo è stato il 21 aprile 2002 quando al primo turno si arrivò fino al 28,4%. Dopo quel picco, nelle presidenziali successive si è confermato un trend di disaffezione degli elettori, con un astensionismo al 16,2% nel 2007, al 20,5% nel 2012 e al 22,2% nel 2017. “Negli ultimi vent’anni è cominciato un ciclo di costante diminuzione della partecipazione, con un calo a ogni nuova presidenziale”, osserva Dabi dell'Ifop. Bisognerà vedere se l'elezione 2022 confermerà questa tendenza, o se invece ci sarà un risveglio democratico.