Un'immagine più rassicurante senza rinunciare al sovranismo: la strategia di Le Pen per sperare nella vittoria
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - È la sua terza corsa per l'Eliseo, e non è mai arrivata così in alto. Con il 23% al primo turno, Marine Le Pen è due punti sopra il risultato ottenuto nel 2017. E sommando il 7% dei voti a Eric Zemmour l'estrema destra non è mai stata così alta in Francia. Se poi si aggiungono i voti al populista di sinistra Jean-Luc Mélenchon, metà della Francia ha votato per partiti anti-sistema. Ecco perché la leader cinquantenne si presenta sorridente davanti ai suoi militanti poco dopo l'annuncio dei risultati.
"In gioco il 24 aprile - dice a proposito del ballottaggio contro Macron - non c'è un semplice voto di circostanza, ma una scelta di società e direi anche di civiltà". Le Pen affronta la sfida contro il presidente-candidato con l'obiettivo di fare il pieno del voto di protesta. Dal 2011 alla guida dell'ex Front National, oggi Rassemblement National, è…
PARIGI - È la sua terza corsa per l'Eliseo, e non è mai arrivata così in alto. Con il 23% al primo turno, Marine Le Pen è due punti sopra il risultato ottenuto nel 2017. E sommando il 7% dei voti a Eric Zemmour l'estrema destra non è mai stata così alta in Francia. Se poi si aggiungono i voti al populista di sinistra Jean-Luc Mélenchon, metà della Francia ha votato per partiti anti-sistema. Ecco perché la leader cinquantenne si presenta sorridente davanti ai suoi militanti poco dopo l'annuncio dei risultati.
"In gioco il 24 aprile - dice a proposito del ballottaggio contro Macron - non c'è un semplice voto di circostanza, ma una scelta di società e direi anche di civiltà". Le Pen affronta la sfida contro il presidente-candidato con l'obiettivo di fare il pieno del voto di protesta. Dal 2011 alla guida dell'ex Front National, oggi Rassemblement National, è già riuscita a intercettare la priorità dei francesi nella campagna, la difesa del potere d'acquisto, a edulcorare la reputazione di estrema destra del suo partito, a far dimenticare le sue tante ambiguità sulla Russia e Vladimir Putin, presentato fino a qualche tempo fa come un alleato naturale.
"Ha ammorbidito la sua immagine e si è imposta come la leader più vicina alla gente", dice il politologo Jérôme Jaffré. "Si muove tra i francesi come un pesce nell'acqua". Mentre il capo di Stato era occupato a gestire la guerra all'Eliseo, la leader del Rassemblement National ha girato la Francia, accolta dai militanti con baci e richieste di selfie. "È diventata un personaggio simpatico e familiare", osserva Jaffré. Tutta la Francia la chiama ormai solo "Marine", senza più cognome. "E nessuno le chiede come attuerà le sue misure senza che costino miliardi, o teme che se le sue politiche saranno attuate, finiremo per essere cacciati dall'Europa, o che distruggerà l'Ue". Le sconfitte l'hanno fatta sembrare più umana. Anche i colpi ricevuti in famiglia, come quando si è commossa in diretta tv perché la nipote Marion Maréchal aveva deciso di sostenere Eric Zemmour.
"A ottobre ci avevano dato per morti, uno dei tanti funerali che hanno celebrato in anticipo", ricorda Sébastien Chenu, portavoce della candidata. Zemmour era salito fino al 17%, superando la leader del Rn. E invece, lasciando il nuovo rivale agitarsi tra provocazioni e polemiche, Le Pen si è rapidamente normalizzata. "Al suo cospetto, noi sembriamo ragionevoli, seri, più pronti a governare", commentava già in autunno. Da dicembre le curve hanno cominciato a invertirsi: Le Pen è risalita, e Zemmour ha cominciato a scendere. La guerra in Ucraina ha dato il colpo fatale all'opinionista: non solo per i legami con Putin, ma perché ha chiuso le porte ai profughi ucraini, mentre Le Pen - fiutando un atteggiamento dei francesi diverso di fronte alla crisi vicina - si è schierata per l'accoglienza.
Frédéric Dabi, direttore dell'Ifop, sostiene che Le Pen si è "chirachizzata", ha ora un profilo popolare vicino a quello di Jacques Chirac. L'ex presidente della destra aveva vinto nel 1995 con una campagna tra la gente. "Abbiamo fatto una campagna sottotraccia, tra i problemi reali, molto simile a quella di Chirac" conferma il portavoce Chénu. Nelle ultime settimane ha evitato di parlare dei temi più controversi del suo programma, dal referendum sull'Immigrazione per cambiare la Costituzione, dando la priorità ai francesi per alcuni servizi e sussidi, all'abolizione dello ius soli, al taglio di 5 miliardi del contributo della Francia all'Ue. Anche se non vuole più la Frexit, propone la supremazia del diritto nazionale su quello europeo, facendo asse con Polonia e Ungheria. Ma ieri nel su discorso ha evitato accuratamente di citare l'Europa.
Le Pen crede ancora di poter battere Macron. La candidata del Rn promette di "mettere in ordine la Francia in cinque anni" se sarà eletta. Nei sondaggi, per una maggioranza dei francesi appare meno pericolosa, meno estrema e disposta a cambiare davvero le cose. In questo momento, osserva Dabi, la volontà di sbarrare la strada verso l'Eliseo a Le Pen sembra debole. "Ma può cambiare a misura che il ballottaggio si avvicina". Il "fronte repubblicano" di partiti trasversali contro l'estrema destra potrebbe essere meno automatico, anche perché non ci sono più i tradizionali partiti di governo.