✕

Mercato, politica estera e ambiente: 30 quesiti per avvicinare Kiev all’Ue

(afp)

Ascolta l'audio

Il contenuto del questionario consegnato da Von der Leyen a Zelensky per avviare l’iter è stato adattato a un paese in guerra. Le autorità ucraine dovranno lavorare soprattutto sull’impianto del sistema giudiziario e sulla lotta alla corruzione
2 minuti di lettura

Bruxelles Una trentina di quesiti principali con delle subordinate, divisi in 6 capitoli. Dai principi fondamentali dello Stato di diritto alle regole di mercato, dalla politica estera all'ambiente. Il questionario che l'altro ieri la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen ha consegnato al presidente ucraino Zelensky per avviare definitivamente l'iter di adesione all'Ue è costruito in questo modo.

La Commissione ha usato una formula standard e poi l'ha adattata al caso specifico. Ossia a un Paese belligerante. Un insieme di informazioni, insomma, che non dovranno essere valutate "tecnicamente" ma soprattutto "politicamente". Perché la scelta di assegnare a Kiev lo status di "Paese Candidato", nell'attuale contesto, seguirà criteri che in un altro momento non sarebbero stati assecondati. Esattamente come la visita compiuta da Von der Leyen e Borrell aveva l'obiettivo di lanciare in primo lu…

Bruxelles Una trentina di quesiti principali con delle subordinate, divisi in 6 capitoli. Dai principi fondamentali dello Stato di diritto alle regole di mercato, dalla politica estera all'ambiente. Il questionario che l'altro ieri la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen ha consegnato al presidente ucraino Zelensky per avviare definitivamente l'iter di adesione all'Ue è costruito in questo modo.

La Commissione ha usato una formula standard e poi l'ha adattata al caso specifico. Ossia a un Paese belligerante. Un insieme di informazioni, insomma, che non dovranno essere valutate "tecnicamente" ma soprattutto "politicamente". Perché la scelta di assegnare a Kiev lo status di "Paese Candidato", nell'attuale contesto, seguirà criteri che in un altro momento non sarebbero stati assecondati. Esattamente come la visita compiuta da Von der Leyen e Borrell aveva l'obiettivo di lanciare in primo luogo un "segnale", così il probabile primo sì per allargare l''Ue sarà un altro "segnale".

Le domande presentate al governo Zelensky, comunque, partono da alcuni presupposti e requisiti normativi. Il primo si basa sull'articolo 49 del Trattato Ue: "Ogni Stato europeo che rispetti i valori di cui all'articolo 2 e si impegni a promuoverli può domandare di diventare membro dell'Unione". E l'articolo 2 recita: "L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze".

Il primo gruppo di interrogativi, dunque, fa riferimento a questi valori. E quindi "con quali leggi e principi costituzionali" possono essere garantiti. Il passaggio successivo riguarda i cosiddetti "Criteri di Copenaghen". Quali sono? "Stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e il rispetto e la tutela delle minoranze; un'economia di mercato funzionante e la capacità di far fronte alla pressione concorrenziale e alle forze di mercato all'interno dell'Ue; la capacità di assumersi gli obblighi derivanti dall'adesione, compresa la capacità di attuare efficacemente le norme, gli standard e le politiche che costituiscono il corpus del diritto dell'Ue, e il rispetto degli obiettivi dell'Unione politica, economica e monetaria". La prima "precondizione", ad esempio, è stata in parte ignorata nei quesiti posti dalla Commissione. Perché? Perché un Paese in stato di guerra non è per definizione "stabile" e difficilmente riesce ad attuare "efficacemente" le norme su tutto il territorio nazionale.

Non a caso in questo contesto sono state formulate soprattutto domande relative all'impianto del sistema giudiziario e al meccanismo che tutela l'indipendenza della magistratura. Uno dei rilievi emersi nei giorni scorsi a Bruxelles, ad esempio, riguarda il livello di corruzione: l'Ucraina, secondo l'ultima classifica, è il 32.mo paese più corrotto. Sarebbe il primo nell'Ue.

Le ulteriori istanze sottoposte da Bruxelles a Kiev si dipanano lungo un percorso che in parte prelude all'eventuale negoziato - quello sì molto più stringente e con tempi ben più dilatati - una volta acquisito lo status di "paese candidato". Si tratta di un cammino condizionato al rispetto di requisiti raggruppati in sei macroaree: I Principi fondamentali, il Mercato interno, la Concorrenza, l'Ambiente, il Bilancio Statale e la Politica estera e di Difesa. Per questo alcune delle domande fanno riferimento ai dispositivi legislativi in grado di assicurare la libera concorrenza, la "competition policy" e la cancellazione del sistema degli oligarchi, o al sistema sugli aiuti di Stato. E, nel caso specifico, la Commissione è stata meno profonda per quanto riguarda la politica estera e di difesa.

Il tutto è costruito per superare questo primo step, come ha detto giovedì la presidente della Commissione, nel giro di alcune "settimane". Ma certo in qualche modo il governo di Kiev una serie di assicurazioni dovrà fornirle, almeno sotto forma di impegno. I Commissari dovranno poi preparare un parere che deve essere approvato all'unanimità dal consiglio europeo che attribuisce quindi lo status di "paese candidato". L'aspettativa di Zelensky è dunque che per il consiglio europeo del prossimo 24 giugno. Ma nonostante i buoni propositi di molte delle capitali europee, non tutti sono sicuri che si possa raggiungere l'unanimità in soli due mesi.