Il presidente del Messico Obrador indice un referendum per confermare se stesso
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoAndrés Manuel López Obrador ha indetto per oggi un referendum popolare in cui celebra se stesso. Chiede ai messicani se merita di restare al suo posto di presidente o se debba mollare. Un curioso quesito, opposto a quello indicato nella domanda posta: si deve revocare il mandato del presidente?
Si tratta di un voto senza precedenti, osserva el Pais nella sua edizione Messico, che ripropone un dilemma diventato urgente in questi ultimi mesi. Per Amlo, non tanto per il grande paese nordamericano, che al di là delle sue croniche storture, come la violenza endemica, la strage di giornalisti, i forti contrasti con i media, la corruttela che affligge tutti i gangli dello Stato, non è attraversato da particolari scandali o crisi istituzionali.
Il referendum è una necessità politica per il presidente. Ha bisogno di ottenere una conferma sul suo programma. Per farlo ha modificato la Costituzione all’inizio del suo mandato, nel 2019. Fedel…
Andrés Manuel López Obrador ha indetto per oggi un referendum popolare in cui celebra se stesso. Chiede ai messicani se merita di restare al suo posto di presidente o se debba mollare. Un curioso quesito, opposto a quello indicato nella domanda posta: si deve revocare il mandato del presidente?
Si tratta di un voto senza precedenti, osserva el Pais nella sua edizione Messico, che ripropone un dilemma diventato urgente in questi ultimi mesi. Per Amlo, non tanto per il grande paese nordamericano, che al di là delle sue croniche storture, come la violenza endemica, la strage di giornalisti, i forti contrasti con i media, la corruttela che affligge tutti i gangli dello Stato, non è attraversato da particolari scandali o crisi istituzionali.
Il referendum è una necessità politica per il presidente. Ha bisogno di ottenere una conferma sul suo programma. Per farlo ha modificato la Costituzione all’inizio del suo mandato, nel 2019. Fedele al suo impegno di modernizzare la democrazia ottenne una riforma elettorale che consentisse questo voto.
La cosa non ha entusiasmato molto i suoi avversari e i partiti dell’opposizione che infatti hanno optato per il boicottaggio. Amlo non si è dato per vinto. Al contrario. Ha messo in campo tutto l’apparato di Morena, il suo partito, e ha impresso alla campagna referendaria un’impronta personale. La parola d’ordine, quasi un moto, che ha monopolizzato ogni iniziativa è stata: “Non sei solo”. Un invito alla mobilitazione della base che conta milioni di aderenti e di elettori. Del resto Amlo gode ancora di un’ampia popolarità: i sondaggi lo danno al 60 per cento. E questo gli assicura un successo clamoroso. Resta il rischio astensione che potrebbe non far raggiungere il quorum del 40 per cento. Esiste il precedente dell’8 agosto scorso quando la prima consultazione ai sensi della nuova legge sul giudizio sui politici portò alle urne solo un misero 8 per cento. La disaffezione dell’elettorato, la vigilia della Samana Santa che si chiude domenica con la Pasqua sono fattori che pesano sull’afflusso.
Amlo e il suo Morena ne sono consapevoli. Ma l’urgenza di una conferma resta una priorità. Il regolamento imposto dall’Istituto Nazionale Elettorale non ha aiutato. Anzi, in più occasioni ci sono stati forti attriti, se non veri e propri scontri, tra i funzionari pubblici di alto livello e il personale che compone l’INE. I dirigenti di Morena sono arrivati a minacciare la chiusura dell’Istituto, il suo budget è stato dimezzato da un decreto del governo. Li considerano degli oppositori. Le regole stabilivano il silenzio due mesi prima del voto, divieto che è stato infranto più volte con multe e richiami censori. Lo stesso referendum è stato messo a repentaglio. Alla fine i seggi sono stati ridotti a un terzo di quelli previsti nelle elezioni generali. I partiti tradizionali considerano la consultazione una trappola. L’alleanza tra Pri, Pan e Prd, sconfitta nel 2018, parla di “farsa”. La fiducia, a loro parere, dovrebbero chiederla i cittadini. “Invece è il contrario. E’ una falsa dichiarazione. Si cerca solo di alimentare l’ego presidenziale”.
Perplessità anche tra gli stessi leader di Morena. Solo la sindaca di Città del Messico, Claudia Sheinbaum, ha sostenuto il referendum. Si prepara alla successione. Tra due mesi si eleggono i governatori di sei Stati che apriranno la strada verso le presidenziali del 2024. Ma il ministro degli Esteri, Marcelo Ebrard e il veterano dei senatori Ricardo Monreal, in questa occasione preferiscono restare nell’ombra. Il risultato riguarda Amlo. Meglio lasciare a lui l’onere di una vittoria o di una sconfitta.