Nato, al lavoro per esercito permanente al confine orientale
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNew York - Comunque andrà a finire la guerra in Ucraina, Putin ha già provocato un effetto di lungo termine che va nella direzione opposta rispetto ai suoi desideri geopolitici e strategici: il rafforzamento della Nato sul fronte orientale, proprio davanti alla porta di casa della Russia. Dopo le anticipazioni fatte dalla delegazione del presidente americano Biden durante la sua recente visita a Varsavia, la conferma è arrivata dallo stesso segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, che parlando col giornale britannico Telegraph ha prospettato la costruzione di una o più basi permanenti nei territori un tempo soggetti alla dominazione sovietica. La decisione operativa dovrebbe arrivare già al vertice della Nato in programma a Madrid alla fine di giugno, mentre anche Finlandia e Svezia valutano l’ingresso.
Stoltenberg ha spiegato così il suo ragionamento: “Indipendentemente da quando e come finirà, la g…
New York - Comunque andrà a finire la guerra in Ucraina, Putin ha già provocato un effetto di lungo termine che va nella direzione opposta rispetto ai suoi desideri geopolitici e strategici: il rafforzamento della Nato sul fronte orientale, proprio davanti alla porta di casa della Russia. Dopo le anticipazioni fatte dalla delegazione del presidente americano Biden durante la sua recente visita a Varsavia, la conferma è arrivata dallo stesso segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, che parlando col giornale britannico Telegraph ha prospettato la costruzione di una o più basi permanenti nei territori un tempo soggetti alla dominazione sovietica. La decisione operativa dovrebbe arrivare già al vertice della Nato in programma a Madrid alla fine di giugno, mentre anche Finlandia e Svezia valutano l’ingresso.
Stoltenberg ha spiegato così il suo ragionamento: “Indipendentemente da quando e come finirà, la guerra in Ucraina ha già avuto conseguenze di lungo termine per la nostra sicurezza. La Nato deve adattarsi a questa nuova realtà. Ed è esattamente quello che stiamo facendo”. Prima dell’aggressione, Washington aveva offerto a Mosca di aprire un serio negoziato sulla sicurezza in Europa, che avrebbe riguardato il posizionamento dei missili, le esercitazioni, e il sostanziale rinvio all’infinito dell’ingresso di Kiev nell’Alleanza. Se la preoccupazione di Putin fosse stata davvero quella di garantire la protezione del suo Paese, c’erano guadagni significativi da incassare. Ma ormai sappiamo dalle sue stesse parole che l’obiettivo era diverso fin dal principio, ossia un’offensiva militare per prendersi tutta l’Ucraina e poi smantellare l’intera architettura europea ed occidentale. Perciò l’approccio deve mutare: “La Nato è l'alleanza di maggior successo nella storia per due motivi. Uno è che siamo stati in grado di unire Europa e Nord America. L'altro è che siamo stati in grado di cambiare quando il mondo cambiava. Ora il mondo sta cambiando e la Nato sta cambiando”. L’operazione è già in corso: “Dato che abbiamo implementato così tante misure immediate, abbiamo tempo fino al vertice per prendere decisioni più a lungo termine. Ciò fa parte del ‘reset’ che dobbiamo fare, passando dalla deterrenza tripwire (ossia un monitoraggio del terreno come quando si nascondono i fili d’inciampo che innescano esplosivi, ndr) a quella della difesa. In un mondo più pericoloso, dobbiamo assicurarci di essere in grado di proteggere tutti gli alleati”.
Le forze Nato schierate in Europa orientale sono già salite a 40.000 uomini, e quelle americane nell’intero continente sono arrivate a 100.000. A Varsavia autorevoli fonti dell’amministrazione Biden avevano detto che questi numeri continueranno a oscillare in base alle esigenze tattiche, ma si sta lavorando alla costruzione di almeno una base, per avere la capacità di respingere invasioni come quella in Ucraina. Martedì il capo degli Stati Maggiori Riuniti, Milley ha detto al Congresso che lui vedrebbe con favore strutture permanenti in Polonia, Romania e Paesi baltici. Nel primo Paese potrebbero stabilirsi Esercito e Aviazione, ad esempio a Powidz o Rzeszow; nel secondo la Marina avrebbe una collocazione naturale a Costanza. La decisione non è stata ancora presa, ma dovrebbe avvenire a Madrid.
Alcuni analisti temono che l’Italia ne esca penalizzata, perché il "fronte Sud" verrebbe dimenticato. Gli americani rispondono che concentrarsi a Est mentre la Russia invade un Paese e minaccia l’intera Europa è indispensabile, ma ciò non vuol dire che Roma ne pagherà il prezzo: primo perché la stabilità continentale serve anche a noi, e secondo perché la questione energetica rende strategici i nostri accessi all’Africa e il Medio Oriente. Di sicuro a rimetterci sarà Putin, ma si è cercato questa reazione, e soprattutto ha infranto l’architettura di sicurezza in piedi dalla Seconda guerra mondiale, ponendo una minaccia militare globale che non consente più di tornare alle logiche del passato.