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Ucraina-Russia, cos'è successo oggi: le due Chiese mai così distanti, la scoperta di nuove fosse comuni, il sacrificio del soldato di Mariupol

Il patriarca Kirill ha esortato i fedeli a “unirsi per combattere i nemici” mentre papa Francesco ha invocato una tregua pasquale. Secondo fonti occidentali e ucraine è nel Donbass che si deciderà il destino del conflitto nelle prossime settimane
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Oggi è stato il giorno in cui si è misurata la distanza tra le due chiese: quella russo ortodossa che fa capo al patriarca Kirill, e quella cattolica di Papa Francesco. Il primo, 75 anni, nato a San Pietroburgo, ha invitato i fedeli a “unirsi per combattere i nemici”. Il secondo, 85 anni, nato a Buenos Aires, ha invocato una tregua pasquale. Mai erano stati così distanti. Intanto la guerra va avanti, i profughi sono più di quattro milioni e mezzo, mentre continuano i massacri per strada, la scoperta di nuove fosse comuni, come a Buzova, il giallo dei 133 materiali tossici letali spariti da Chernobyl. Quattrocento ucraini sarebbero tenuti in un centro di detenzione in Russia, mentre a Mariupol arrivano notizie di cittadini uccisi dai russi per strada. L’attenzione si è spostata nella regione del Donbass: secondo fonti occidentali e ucraine, è lì che si deciderà il destino della guerra nelle prossime settimane. A …

Oggi è stato il giorno in cui si è misurata la distanza tra le due chiese: quella russo ortodossa che fa capo al patriarca Kirill, e quella cattolica di Papa Francesco. Il primo, 75 anni, nato a San Pietroburgo, ha invitato i fedeli a “unirsi per combattere i nemici”. Il secondo, 85 anni, nato a Buenos Aires, ha invocato una tregua pasquale. Mai erano stati così distanti. Intanto la guerra va avanti, i profughi sono più di quattro milioni e mezzo, mentre continuano i massacri per strada, la scoperta di nuove fosse comuni, come a Buzova, il giallo dei 133 materiali tossici letali spariti da Chernobyl. Quattrocento ucraini sarebbero tenuti in un centro di detenzione in Russia, mentre a Mariupol arrivano notizie di cittadini uccisi dai russi per strada. L’attenzione si è spostata nella regione del Donbass: secondo fonti occidentali e ucraine, è lì che si deciderà il destino della guerra nelle prossime settimane. A Kiev parlano di due-tre settimane, e dicono di essere certi della vittoria, mentre la Russia sta ammassando decine di migliaia di soldati, molti dei quali sono veterani richiamati al fronte. All’Ucraina servono armi e leader che si presentino “non a mani vuote”. È quello che ha fatto il premier britannico Boris Johnson, il primo del G7, ma che non resterà un gesto isolato. 

Dopo la Gran Bretagna, la Germania: possibili aiuti militari

La Germania prova a tenere il passo di Londra e non perdere una posizione di primo piano nei rapporti con Kiev. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha rivelato su Twitter di aver discusso di nuove possibili sanzioni contro la Russia in una telefonata con il cancelliere tedesco Olaf Scholz. “Abbiamo concordato - ha scritto - che tutti i perpetratori di crimini di guerra devono essere identificati e puniti”. Zelensky ha aggiunto di aver parlato anche di aiuti militari, tema più stringente. La Germania, secondo la Bild, potrebbe consegnare a Kiev quindici blindati leggeri “Marder”, impiegati per la prima volta nel 2012 e rimpiazzati attualmente dalla fanteria tedesca dai nuovi ‘Puma’. Resta questa sfida a distanza tra Gran Bretagna e Germania. Il blitz a Kiev di Johnson è stato definito “molto tempestivo e molto importante”: è il giudizio da Ihor Zhovkva, uno dei consiglieri di Zelensky. “Non è venuto a mani vuote”, ha commentato alla Bbc, indicando una strada agli altri Paesi europei. La Gran Bretagna ha fornito armi, inclusi sistemi anti-missile e sostegno finanziario. Il video messo in rete oggi della simbolica passeggiata di Johnson e Zelensky per le strade di Kiev è stato un altro colpo mediatico, a favore del premier britannico, sempre più popolare tra gli ucraini. 

Mariupol, il sacrificio del soldato, le lacrime di un uomo

Notizie dal fronte. Continuano i massacri di civili e le resistenze. Da lì arrivano notizie di eroismo e di dolore. Una guardia di frontiera ucraina, a protezione della stazione radio, si è fatta saltare in aria una volta circondata dai russi. Le sue ultime parole sarebbero state “Gloria all’Ucraina”.  Sempre da Mariupol arriva la testimonianza di una donna che lavora in un ospedale, Alina Buzunar, a cui è toccato il compito di comunicare a un uomo, alla ricerca disperata della moglie, persa di vista dopo un bombardamento, che la donna era morta. Poi l’ha accompagnato per il riconoscimento. “All’inizio - racconta Buzunar - era assolutamente calmo, fino a quando non l’ha vista. Ci ha detto che sperava fino all’ultimo che non fosse lei, poi ha pianto molto”.

Appello all’Onu: cacciare la Russia dal Consiglio di sicurezza

Per la Casa Bianca l’ordine di uccidere i civili ucraini in modo brutale arriva direttamente dal presidente russo Vladimir Putin. Gli appelli a processarlo per crimini di guerra aumentano. Dopo quello dell’ex capo procuratore dell’Onu, Carla Del Ponte, che aveva chiesto di processare Putin, arriva un altro messaggio. E’ quello di Sir Geoffrey Nice, che guidò il procedimento per crimini di guerra contro l’ex presidente serbo, Slobodan Miloševi?: Nice ha chiesto che la Russia venga cacciata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. “Un passo molto importante - ha detto - sarebbe cacciare la Russia, o toglierle il veto, o fare in modo che non abbia il potere di evitare di essere processata. Se resterà quel potere sarebbe come aver dato a Hitler, nel ’44, il potere di veto a farsi processare a Norimberga nel ’46”. 

La scomparsa del materiale radioattivo da Chernobyl

Il giallo dei materiali tossici. In un post pubblicato su Facebook l’agenzia ucraina di Stato per la gestione delle zone speciali sostiene che i soldati russi sarebbero entrati nel vecchio impianto di Chernobyl e portato via 133 materiali altamente tossici. Non si sa dove fossero stipati e dove siano finiti. “Anche la più piccola parte di quei materiali - ha aggiunto l’agenzia - è mortale se maneggiata senza attenzione”. La denuncia si aggiunge alla dichiarazione di sabato del ministro dell’Energia, German Gulashchenko, secondo il quale i soldati russi che hanno scavato nei terreni attorno all’impianto nucleare si sono sottoposti a “sconvolgenti” livelli di radiazione. Il ministro prevede che alcuni soldati avranno non più di un anno di vita, proprio a causa delle esposizioni radioattive.

Kiev detta i tempi per l’incontro tra Zelensky e Putin

Il governo di Kiev ha risposto alla domanda che molti si fanno da giorni: quando potrà esserci un incontro tra Zelensky e Putin. Ma la risposta non avvicina la soluzione. Secondo Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino, un possibile meeting tra i due leader nemici potrà avvenire soltanto dopo che l’Ucraina si sarà ripresa la regione del Donbass. “L’Ucraina - ha detto - è pronta per le grandi battaglie. L’Ucraina le può vincere, soprattutto nel Donbass. E dopo quello, l’Ucraina avrà una posizione più forte per negoziare e dettare condizioni. Solo dopo i presidenti si vedranno. Ci possono volere due o tre settimane”. Le previsioni sembrano troppo ottimistiche. La Russia sta concentrando gli sforzi militari nella regione, dopo aver lasciato, per ora, l’assedio attorno alla capitale. Sono attesi migliaia di soldati, tra cui molti ex militari, richiamati al fronte. Lo scontro si farà ancora più violento nei prossimi giorni. 

Il divario tra le parole del patriarca Kirill e quelle di Papa Francesco

Ma intanto c’è un divario sempre più largo: quello tra chiese. Il patriarca russo Kirill, grande amico di Putin, a capo di una chiesa con più di 150 milioni di fedeli, ha lanciato un appello per unirsi e “combattere i nemici interni e esterni di Mosca”. “In questo periodo difficile per la nostra patria - ha aggiunto, secondo la Tass - possa il Signore aiutare ognuno di noi a unirci, anche attorno al potere. È così che emergerà la vera solidarietà del nostro popolo, così come la capacità di respingere i nemici esterni e interni e di costruire una vita con più bene, verità e amore”. Papa Francesco, invece, ha invocato un cessate il fuoco per Pasqua, una tregua per fermare l’orrore della guerra. Parlando a decine di migliaia di persone riunite a San Pietro, il Pontefice ha definito la guerra “una follia” che sta portando ad “atroci crudeltà”. “Che vittoria è - ha detto - piantare una bandiera su un cumulo di macerie?”.