A giudicare dalla posizione e dall’aria vigile della mucca che guarda verso l’obiettivo, forse sì. Direi che è perplessa, se non fosse che si tratta di un aggettivo incongruo rispetto a uno stato d’animo - quello della mucca - che non è traducibile in parole umane e resta dunque ineffabile. Ma non credo sia sbagliato leggere in questa immagine una lezione, naturale e naturalmente involontaria. Un discorso muto sulla differenza tra gli animali e gli altri animali, cioè tra loro e noi; un discorso muto e disperante su come la guerra umana, la tecnologia violenta di cui si avvale, coinvolga altre incolpevoli creature viventi, anche solo violando la loro quiete. Ecco, di queste mucche si può dire qualcosa che dei Sapiens, da una certa età in avanti, è difficile dire - e cioè che sono innocenti.