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Sabotaggi e cyberguerra: così i partigiani bielorussi aiutano la resistenza

Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko  (reuters)

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Cellule segrete di cittadini collaborano con Kiev per bloccare le operazioni russe
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KRAMATORSK - Mercoledì 6 aprile tre sabotatori bielorussi hanno tentato di far deragliare uno dei treni che, appena a nord del confine con l'Ucraina, fanno funzionare la macchina bellica della Russia. Si erano portati dietro uno speciale finto binario di metallo che posato sui binari veri fa deviare il treno e lo getta fuori. La polizia però ha teso loro un agguato, era nascosta nei paraggi dentro due furgoni e con i passamontagna sul volto, è saltata fuori e li ha presi. Poi secondo alcuni testimoni ha sparato loro nelle ginocchia come punizione, perché la Bielorussia è una dittatura e il suo leader Aleksandr Lukashenko è alleato o meglio vassallo del presidente russo Vladimir Putin (si incontreranno domani). Le foto dell'azione confermano questa storia.

Le operazioni di sabotaggio contro i militari russi intraprese da cellule segrete di bielorussi, che fra loro si chiamano "partigiani" come nella Seconda guerra mondi…

KRAMATORSK - Mercoledì 6 aprile tre sabotatori bielorussi hanno tentato di far deragliare uno dei treni che, appena a nord del confine con l'Ucraina, fanno funzionare la macchina bellica della Russia. Si erano portati dietro uno speciale finto binario di metallo che posato sui binari veri fa deviare il treno e lo getta fuori. La polizia però ha teso loro un agguato, era nascosta nei paraggi dentro due furgoni e con i passamontagna sul volto, è saltata fuori e li ha presi. Poi secondo alcuni testimoni ha sparato loro nelle ginocchia come punizione, perché la Bielorussia è una dittatura e il suo leader Aleksandr Lukashenko è alleato o meglio vassallo del presidente russo Vladimir Putin (si incontreranno domani). Le foto dell'azione confermano questa storia.

Le operazioni di sabotaggio contro i militari russi intraprese da cellule segrete di bielorussi, che fra loro si chiamano "partigiani" come nella Seconda guerra mondiale, sono state almeno ottanta in quarantacinque giorni e sono un lato poco raccontato del conflitto. Franak Viacorka, che è consigliere della leader dell'opposizione bielorussa in esilio Sviatlana Tsikhanouskaya e conosce l'ambiente, dice al telefono che "i russi si aspettavano che la Bielorussia fosse una retrovia comoda della loro guerra per prendere Kiev. Hanno portato decine di migliaia di soldati nel Paese con il pretesto di esercitazioni e poi ordinato loro di circondare la capitale ucraina. Non è successo anche perché, senza nulla togliere al coraggio degli ucraini, c'è un movimento underground di bielorussi che ha raccolto informazioni minuto per minuto sui movimenti dei militari russi in Bielorussia - c'è un canale Telegram anonimo dedicato, il Progetto Belaruski Hajun, dove si possono caricare foto e segnalazioni - e che ha sabotato le ferrovie".

A volte non si trattava di sabotaggi clandestini, ma di atti di resistenza civile compiuti in pubblico da parte del personale delle ferrovie. "Le ferrovie sono una delle più grandi aziende del Paese e una delle più insofferenti con il potere di Lukashenko". Questa opposizione interna e il fatto che i russi non si fidano è uno dei motivi dello spostamento della guerra verso Est, verso il Donbass: così le retrovie del fronte e i gangli logistici non sono più in Bielorussia, ma in Russia. "Sono cellule orizzontali, non centralizzate, che agiscono per le stesse motivazioni e con la stessa ispirazione ma senza un leader e infatti si vede che gli attacchi sono sparsi in tutto il Paese - dice Viacorka - I sabotaggi dei partigiani bielorussi contro i treni dei nazisti sono materia di orgoglio nazionale, questa punta a essere una replica".

C'è coordinamento con i soldati ucraini dall'altra parte del confine? "Non diretto, ma gli ucraini vedono e sfruttano la massa di informazioni raccolta dagli anonimi volontari bielorussi e il blocco delle ferrovie li ha aiutati molto". I sabotatori sono in contatto con un gruppo di "cyber partigiani" (è il nome che si sono dati) ci spiega Yuliana Shemetovets, che dagli Stati Uniti si è presa l'incarico di loro portavoce. Anche i partigiani hacker hanno bloccato del tutto le ferrovie per almeno tre volte entrando nell'obsoleto sistema bielorusso, ma le loro operazioni più importanti sono state "l'accesso all'archivio nazionale dei passaporti, che contiene ogni genere di dato e ha permesso di scoprire informazioni importanti a proposito di uomini del regime e la verità sul numero reale di morti per Covid e il database completo della polizia, incluso l'accesso alle loro telecamere e i file su ogni singolo poliziotto.

Sono operazioni che mirano a spezzare la cortina di anonimato che ripara gli agenti della polizia speciale e che fa pensare loro di potere fare quello che vogliono ai bielorussi". Si possono misurare le conseguenze di queste azioni nella realtà? "È stato lo stesso Lukashenko a dire che gli attacchi informatici possono essere peggio di quelli nucleari". Sono operazioni che possono avere effetti pesanti sui cittadini. "Secondo gli esperti indipendenti di attivismo hacker, i partigiani bielorussi sono tra i gruppi hacker più attenti al lato etico in quello che fanno. L'obiettivo è fare attenzione a non colpire i bielorussi normali". Chi ha ottenuto i video dei soldati russi che mandano a casa i beni saccheggiati? "Penso le compagnie che gestiscono quei servizi".