Armi chimiche, la preoccupazione dell'intelligence inglese
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA. “Tutte le opzioni sono sul tavolo, se la Russia ha usato armi chimiche”. Il viceministro della Difesa britannico, James Heappey, risponde in maniera dura alle voci, ancora non verificate, di un possibile utilizzo di armi chimiche da parte dell’esercito russo alle porte di Mariupol, in Ucraina. “Non siamo stati in grado tuttora di verificare”, ha continuato Heappey, “ma Putin sappia una cosa: qualora fosse accaduta una cosa simile, l’Occidente risponderà e non escludiamo alcuna ipotesi”. Heappey fa un passo oltre rispetto a quanto dichiarato poche ore prima dalla ministra degli Esteri britannica, Liz Truss: “Se Mosca ha utilizzato agenti chimici in Ucraina, sarebbe una tremenda escalation di questa guerra, e Putin ne dovrà rispondere direttamente”.
La notizia del possibile utilizzo di armi chimiche nei pressi di Mariupol, da molti giorni a…
LONDRA. “Tutte le opzioni sono sul tavolo, se la Russia ha usato armi chimiche”. Il viceministro della Difesa britannico, James Heappey, risponde in maniera dura alle voci, ancora non verificate, di un possibile utilizzo di armi chimiche da parte dell’esercito russo alle porte di Mariupol, in Ucraina. “Non siamo stati in grado tuttora di verificare”, ha continuato Heappey, “ma Putin sappia una cosa: qualora fosse accaduta una cosa simile, l’Occidente risponderà e non escludiamo alcuna ipotesi”. Heappey fa un passo oltre rispetto a quanto dichiarato poche ore prima dalla ministra degli Esteri britannica, Liz Truss: “Se Mosca ha utilizzato agenti chimici in Ucraina, sarebbe una tremenda escalation di questa guerra, e Putin ne dovrà rispondere direttamente”.
La notizia del possibile utilizzo di armi chimiche nei pressi di Mariupol, da molti giorni allo stremo e sotto assedio delle forze russe, è stata pubblicata nella notte dal quotidiano locale Kyiv Independent e rilanciata da uno dei principali consiglieri del governo ucraino, Anton Gerashenko. La prima denuncia è arrivata dal controverso battaglione Azov, accusato in passato di neonazismo ed estremismo dai suoi critici, che ha raccontato come tre persone avrebbero riscontrato gravi difficoltà respiratorie dopo il presunto lancio di una sconosciuta sostanza tossica "da un drone russo”.
Anche il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, per ora mostra cautela. Nel suo discorso di ieri notte non ha confermato le accuse del battaglione di Azov. Tuttavia ha sottolineato come “il possibile uso di armi chimiche da parte della Russia è già stato oggetto di discussione”. Anche gli Stati Uniti stanno verificando le ricostruzioni arrivate da Mariupol. Qualche ora fa, il portavoce del Pentagono, John Kirby, ha detto di “essere a conoscenza di questi report sui social media. Al momento, però, non possiamo confermare, ma monitoriamo la situazione molto da vicino. Se queste voci avessero un riscontro, sarebbe qualcosa di molto preoccupante e confermerebbe le nostre paure sul possibile uso, da parte della Russia, di armi non convenzionali”.
Intanto, il portavoce delle milizie separatiste filorusse dell'autoproclamata repubblica del Donetsk, Eduard Basurin, in una dichiarazione all’agenzia governativa russa Interfax, nega l'utilizzo di armi chimiche per snidare i difensori asserragliati nell'acciaieria Azovstal, ultimo bastione di resistenza ucraina a Mariupol: “Non è vero”.
Le intelligence occidentali da settimane avvertono del possibile ricorso ad armi chimiche da parte di Putin, in uno scenario potenzialmente simile a quello già visto in Siria. Proprio ieri, Londra ha fatto sapere che i russi avrebbero utilizzato nelle settimane scorse “armi al fosforo” nel Donbass, la regione parzialmente occupata da Mosca e dai separatisti filorussi negli ultimi anni, dove ora è imminente una feroce battaglia tra Russia e Ucraina per il controllo dell’area: “È possibile che una cosa del genere possa accadere anche a Mariupol”. Fonti di intelligence occidentale, lunedì pomeriggio, confermavano a “Repubblica" che questo scenario è purtroppo “realistico”, precisando però che, almeno prima della scorsa notte, in Ucraina "non c’è ancora stato un uso vero e proprio di armi chimiche" e che ci sono state atrocità simili se non peggiori. “Ma è un segnale certamente preoccupante”.
Le stesse fonti di intelligence occidentale lunedì parlavano di “un vero e proprio fallimento della strategia russa sinora. Per questo i soldati di Mosca diventeranno sempre più barbari e brutali”. Allo stesso tempo, però, “l'esercito russo è sempre più demotivato e ribelle, e un costante numero di militari si sta ammutinando”. A quanto appreso da Repubblica, la Russia ha 90 battaglioni tattici attivi al momento operativi all’interno e al confine con l'Ucraina, mentre una trentina sono fuori uso. “I soldati russi sono così confusi che a volte sparano a caso”, continuano le fonti occidentali, "chiaramente non sono stati addestrati a dovere per questa operazione e i nuovi coscritti avranno comunque lo stesso problema. Di qui la scelta di Mosca di ricorrere a riservisti”.
Scetticismo anche sulla “vittoria” che Putin vuole entro il 9 maggio, giorno della liberazione dal nazismo in Russia: “Sembra ormai un obiettivo quasi impossibile. Ci vorrà molto tempo per riposizionare le truppe da Kiev e dal nord dell'Ucraina in modo tale da ottenere qualcosa di significativo nell’est”, concludono le fonti di intelligence occidentale.