Ucraina-Russia, domande e risposte sulle armi chimiche. Quali potrebbero usare i russi?
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA. Quali armi chimiche potrebbe utilizzare la Russia nella guerra in Ucraina? E come? Il battaglione di Azov e il quotidiano Kyiv Independent lanciano l’allarme: “Un drone ha rilasciato una sostanza tossica alle porte di Mariupol, intossicando almeno tre persone”. Sinora non ci sono prove, né conferme: inquietudine di tutte le cancellerie occidentali, ma lo stesso presidente, Volodymyr Zelensky, ha dichiarato di non avere evidenze, almeno al momento. Allo stesso tempo, da settimane le intelligence occidentali e il governo di Kiev avvertono di questo rischio, che potrebbe trasportare il cruento conflitto in Ucraina a una nuova, gravissima escalation, come già scatenato in Siria da parte dell’esercito russo. Ma quanto è realistico questo rischio in Ucraina? E come potrebbe comportarsi Mosca, qualora decidesse di superare questa linea rossa?
Quanto è preoccupato l’Occidente?
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LONDRA. Quali armi chimiche potrebbe utilizzare la Russia nella guerra in Ucraina? E come? Il battaglione di Azov e il quotidiano Kyiv Independent lanciano l’allarme: “Un drone ha rilasciato una sostanza tossica alle porte di Mariupol, intossicando almeno tre persone”. Sinora non ci sono prove, né conferme: inquietudine di tutte le cancellerie occidentali, ma lo stesso presidente, Volodymyr Zelensky, ha dichiarato di non avere evidenze, almeno al momento. Allo stesso tempo, da settimane le intelligence occidentali e il governo di Kiev avvertono di questo rischio, che potrebbe trasportare il cruento conflitto in Ucraina a una nuova, gravissima escalation, come già scatenato in Siria da parte dell’esercito russo. Ma quanto è realistico questo rischio in Ucraina? E come potrebbe comportarsi Mosca, qualora decidesse di superare questa linea rossa?
Quanto è preoccupato l’Occidente?
Proprio ieri, l’intelligence di Londra ha fatto sapere che i russi avrebbero utilizzato nelle settimane scorse “armi al fosforo” nel Donbass, la regione parzialmente occupata da Mosca e dai separatisti filorussi negli ultimi anni, dove ora è imminente una feroce battaglia tra Russia e Ucraina per il controllo dell’area: “È possibile che una cosa del genere possa accadere anche a Mariupol”, dove poi sarebbe avvenuto il lancio della sostanza tossica. Il fosforo crea molte ustioni a chi ne è esposto e altre dirette conseguenze. Fonti di intelligence occidentale ieri pomeriggio confermavano a “Repubblica" che questo scenario è purtroppo “realistico”, precisando però che, almeno prima della scorsa notte, in Ucraina "non c’è ancora stato un uso vero e proprio di armi chimiche. Ma è un segnale certamente preoccupante”.
Quali armi chimiche potrebbe utilizzare Mosca?
Ci sono agenti nervini, come il sarin, il soman o il Novichok utilizzato dai russi per l’avvelenamento dell’ex spia doppiogiochista Sergej Skripal e sua figlia Julija a Salisbury nel 2018, che sono sopravvissuti, mentre una povera donna senza fissa dimora morì poco dopo aver recuperato dalla spazzatura la boccetta di cui si erano liberati due agenti arrivati da Mosca. Sono gas che attaccano le “connessioni” tra cervello e muscoli, o il sistema respiratorio o altri organi, provocando paralisi, danni spesso gravissimi e morte. Sostanze protagoniste delle “operazioni non ortodosse” della Russia, dette anche “pozioni di Dio”, riservate anche all’ex presidente ucraino Yushenko, per esempio, gonfiato di diossina anni fa. E alla stessa giornalista Anna Politkovskaya, avvelenata nel 2004 prima di essere uccisa a colpi di arma da fuoco due anni dopo.
Ci sono altri precedenti di Russia e armi chimiche?
Sì. Tre i recenti avvelenamenti più famigerati: quello nel novembre 2006 a Londra dell’ex agente del Kgb, Alexander Litvinienko, intossicato e ucciso con il polonio. E poi quello dell’estate scorsa del dissidente russo Alexej Navalny su un aereo, anch’egli avvelenato col nervino Novichok. Tutti attacchi perpetrati - e ci sono pochi dubbi – dall’intelligence militare russa Gru o altri apparati ufficiali di stato russi direttamente legati al presidente Vladimir Putin. “La boccetta di Salisbury aveva una dose tale da uccidere 10mila persone”, nota al Telegraph Andy Weber, con Obama era ex vicesegretario del Pentagono americano con delega ai programmi di Difesa contro armi chimiche, nucleari e batteriologiche. “Segno della pericolosità di potenziali attacchi chimici ordinati da Putin. Se il presidente russo non si è fatto scrupoli su una possibile strage simile in tempi di pace, figuriamoci in guerra”. Anche quando nel 2002 terroristi ceceni attaccarono un teatro di Mosca, le forze speciali russe non si fecero scrupoli e utilizzarono un gas tossico, contenente l’oppiaceo Carfentanil (10mila volte più potente della morfina, per rendere l’idea), che uccise gli aggressori ma anche 120 ostaggi.
L’inquietante precedente in Siria
Il 21 agosto 2013 il regime di Assad, sostenuto solidamente dalla Russia di Putin, attacca più volte miliziani, terroristi e soprattutto la popolazione civile in roccaforti dei ribelli come Ghouta, un sobborgo della capitale Damasco, attraverso l’utilizzo di armi chimiche, in tal caso l’agente nervino sarin. Nella circostanza morirono centinaia di persone: le stime vanno da 281 a 1729, vittime tra uomini, donne e bambini, morti sul colpo o sterminati in poche ore con le funzioni respiratorie paralizzate, soffocati da crisi con bava alla bocca. Assad ha sempre negato l’attacco, attribuendolo ai terroristi legati ad Al Qaeda mentre la Russia ha negato ogni coinvolgimento. Ma secondo Weber e molti altri analisti internazionali, gli agenti letali sarebbero arrivati dall’estero, in tal caso dalla Russia. Secondo l’Opac, durante la Guerra Civile siriana ci sarebbero stati almeno 17 attacchi chimici dell’esercito di Assad, alleato della Russia, ma altri studi sono arrivati a contarne fino a 85.
Dall’Urss a Putin: come potrebbe attaccare la Russia?
Per Weber, “l’uso di agenti chimici o biologici da parte di Putin è molto più probabile di quelli nucleari. L’Unione Sovietica ha avuto il più grande arsenale chimico e batteriologico del mondo in passato e non ha smantellato diverse fabbriche di questi agenti, né tali siti sono visitati dagli osservatori internazionali”. Uno di questi è il “Centro statale per la ricerca e la virologia”, che si trova a Novosibirsk, in Siberia, e che ancora oggi conserva sostanze e virus letali come vaiolo, antrace, Ebola e Hiv: almeno due impiegati del centro sono morti negli ultimi anni apparentemente per l’esposizione a questi agenti e nel 2017 il direttore del sito, Ilja Drozdov, è misteriosamente scomparso.
Altre sostanze letali in questa categoria sono il cianuro molto comune durante la Prima Guerra mondiale e responsabile del massacro di Jonestown nel 1978, oppure la ricina in grado di provocare la morte cerebrale, o il gas mostarda, anch’esso sfruttato durante la Grande guerra.
Qual è differenza con le armi batteriologiche?
Oltre alle armi chimiche, ci sono però anche quelle biologiche, per cui Russia e Occidente si accusano a vicenda da settimane in Ucraina di essere pronti a utilizzarle, come Mosca che addirittura ha parlato di “laboratori ad hoc” creati dagli americani intorno a Kiev, cosa che Washington ha smentito: “Propaganda". A differenza di quelli chimici, gli agenti biologici sono più difficili da rintracciare perché agiscono in un lasso di tempo più esteso e sfruttano la loro componente pestilenziale: ossia sono virus, batteri o altre tossine che si propagano nella popolazione e nell’esercito avversari. Per l’esempio, rientrano in questa lista l’antrace, o il botulino o addirittura il vaiolo (oggi eradicato come malattia grazie ai vaccini ma utilizzato in moltissime guerre nei secoli scorsi) e varie forme di peste, che si conservano in laboratorio per poi utilizzarle e scatenarle contro il nemico.