Effetto pandemia e guerra in Ucraina: sempre più poveri nel mondo
Sono 263 milioni i nuovi poveri, che potrebbero ritrovarsi a dover vivere con meno di 1,90 dollari al giorno. Un numero più alto della popolazione di Regno Unito, Italia, Germania e Spagna messe assieme. Sono le vittime “indirette” degli effetti negativi della pandemia e dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari innescato dalla guerra in Ucraina. È l'allarme lanciato da Oxfam nel rapporto 'Dalla crisi alla catastrofe', pubblicato alla vigilia degli Spring Meetings della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, in programma a Washington dal 18 al 24 aprile.
Secondo l’organizzazione umanitaria no profit, salirebbero così a 860 milioni le persone che si ritroverebbero sotto la soglia di povertà. A dover scegliere nei prossimi mesi tra mangiare, riscaldarsi o far fronte alle spese mediche. Le conseguenze dell’emergenza sanitaria legata al Covid e dell’invasione russa in Ucraina aff…
Sono 263 milioni i nuovi poveri, che potrebbero ritrovarsi a dover vivere con meno di 1,90 dollari al giorno. Un numero più alto della popolazione di Regno Unito, Italia, Germania e Spagna messe assieme. Sono le vittime “indirette” degli effetti negativi della pandemia e dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari innescato dalla guerra in Ucraina. È l'allarme lanciato da Oxfam nel rapporto 'Dalla crisi alla catastrofe', pubblicato alla vigilia degli Spring Meetings della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, in programma a Washington dal 18 al 24 aprile.
Secondo l’organizzazione umanitaria no profit, salirebbero così a 860 milioni le persone che si ritroverebbero sotto la soglia di povertà. A dover scegliere nei prossimi mesi tra mangiare, riscaldarsi o far fronte alle spese mediche. Le conseguenze dell’emergenza sanitaria legata al Covid e dell’invasione russa in Ucraina affamano il mondo: secondo il rapporto pubblicato martedì, 827 milioni di persone soffrirebbero la fame. Il primo allarme è quello difatti legato alla malnutrizione acuta. In questo momento ampie fasce della popolazione in Africa orientale, nel Sahel, in Yemen e Siria si trovano già sull'orlo della carestia. A questo si aggiunge l'insostenibilità del livello di indebitamento in molti Paesi vulnerabili, che saranno obbligati a tagliare la spesa pubblica per ripagare i creditori e per le importazioni di cibo ed energia. Basti pensare che i paesi più poveri del mondo saranno chiamati a ripagare 43 miliardi di dollari in oneri per il servizio del debito nel 2022. Una cifra che da sola coprirebbe i costi delle loro importazioni alimentari.
I prezzi dei beni alimentari a livello mondiale hanno infatti raggiunto a marzo, secondo la Fao, il massimo storico da quando l'indice è stato istituito nel 1990. Nel frattempo i grandi produttori di petrolio e gas stanno registrando profitti record, con tendenze simili previste anche per il settore alimentare e delle bevande. A pagare il prezzo di questa drammatica situazione è la parte più povera della popolazione mondiale. Per la maggior parte dei lavoratori in tutto il mondo, nel frattempo, i salari reali continuano a ristagnare o addirittura a scendere, mentre a livello occupazionale le più colpite restano le donne per l'impatto della pandemia: nel 2021 le donne occupate erano 13 milioni in meno rispetto al 2019, mentre l'occupazione maschile aveva recuperato i livelli del 2019.
Oxfam chiede ai governi un’azione urgente per combattere le crescenti disuguaglianze, che minacciano di minare i progressi compiuti nella lotta alla povertà nell'ultimo quarto di secolo. "La Banca Mondiale ha stimato che 198 milioni di persone potrebbero scivolare sotto la soglia di povertà estrema nel 2022, ma le prospettive potrebbero però essere più cupe", avverte Francesco Petrelli, policy advisor di Oxfam Italia sulla sicurezza alimentare.