Pakistan, il premier sfiduciato Khan accusa: "Gli Usa dietro la crisi". Il ribaltone e le mire di Pechino
di Stefano Pontecorvo , di Stefano PontecorvoHa tinte di intrigo internazionale, seguito attentamente sia a Washington che a Pechino, la crisi politica apertasi ad Islamabad, che ha visto il carismatico Primo Ministro Imran Khan accusare direttamente gli Stati Uniti di averlo fatto fuori. Imran ha perso la fiducia in Parlamento per due voti, lasciando campo libero ad una composita opposizione in attesa delle elezioni generali entro sei mesi, periodo che sarà particolarmente turbolento a giudicare dai moti spontanei che hanno portato milioni di pakistani a scendere in piazza a sostegno di Imran contro la "cospirazione americana". Le cose sarebbero precipitate, secondo Imran, quando il Vice Segretario di Stato americano Donald Lu ha comunicato all'ambasciatore pakistano a Washington che la sua continuazione come Primo Ministro avrebbe "avuto ripercussioni" sui rapporti bilaterali, essendo gli americani "infastiditi" dalla politica estera indipendente (leggasi vicinanza alla Cina) portata av…
Ha tinte di intrigo internazionale, seguito attentamente sia a Washington che a Pechino, la crisi politica apertasi ad Islamabad, che ha visto il carismatico Primo Ministro Imran Khan accusare direttamente gli Stati Uniti di averlo fatto fuori. Imran ha perso la fiducia in Parlamento per due voti, lasciando campo libero ad una composita opposizione in attesa delle elezioni generali entro sei mesi, periodo che sarà particolarmente turbolento a giudicare dai moti spontanei che hanno portato milioni di pakistani a scendere in piazza a sostegno di Imran contro la "cospirazione americana". Le cose sarebbero precipitate, secondo Imran, quando il Vice Segretario di Stato americano Donald Lu ha comunicato all'ambasciatore pakistano a Washington che la sua continuazione come Primo Ministro avrebbe "avuto ripercussioni" sui rapporti bilaterali, essendo gli americani "infastiditi" dalla politica estera indipendente (leggasi vicinanza alla Cina) portata avanti dallo stesso Imran e per la sua recente visita a Mosca. Imran ha denunciato una congiura americana per spodestarlo, della quale gli attori interni sono i partiti di opposizione.
In un Paese in cui nessun Primo Ministro ha portato a compimento il proprio mandato e che è stato governato per metà della sua storia da dittature militari una crisi di governo è moneta corrente. Quella in corso differisce per lo sfondo sul quale si colloca e per le sue ricadute internazionali. La crisi ha le sue radici politiche nei dissidi intestini alla rissosa maggioranza parlamentare che sosteneva Imran il cui maggiore partito alleato, assieme a 17 deputati del suo stesso partito, è passato alla opposizione facendo mancare al Governo i 172 voti necessari in Parlamento per evitare la sfiducia. Manovre parlamentari che contrastano con il credito che Imran continua a riscuotere in larghi strati della popolazione, nonostante l'inflazione a doppia cifra ed una situazione economica non florida, grazie anche alla meritata fama di incorruttibile.
Secondo l'ex Primo Ministro dietro all'opposizione vi è Washington che voleva un "regime change" anche ad Islamabad. Nella vicenda Imran ha perso il posto ma ha incassato la solidarietà turca, cinese, russa ed iraniana contro la "cospirazione straniera", leggasi americana. Il rapporto tra Washington ed Islamabad è andato deteriorandosi di pari passo con l'avvicinamento tra Pakistan e Cina. Il Pakistan, unico Paese nucleare islamico, con un esercito considerato tra i più forti del mondo ed una intelligence (lo ISI) tra le più efficaci ed abili, è stato alleato storico dell'America. L'aeroporto militare pakistano di Peshawar era la base operativa da cui la CIA osservava i sovietici, così come fu il Pakistan a condurre la mediazione tra Stati Uniti e Cina che rese possibile la visita segreta di Kissinger e quella di Nixon a Pechino. Fu sempre il Pakistan a distribuire i finanziamenti e le armi americane e saudite destinate ai mujaheddin contro l'armata rossa in Afghanistan. Un rapporto solido deterioratosi via via che gli americani si sono avvicinati agli indiani trascurando Islamabad anche per via della questione nucleare, all'asserito sostegno pakistano al terrorismo anti-indiano e alla crescente amicizia con i cinesi. Imran per di più addebita i danni derivanti al suo Paese dall'appoggio dato alla guerra in Afghanistan, costato al Pakistan la radicalizzazione di una parte della popolazione, 70.000 vittime del terrorismo interno e centinaia di miliardi di dollari in mancato sviluppo economico. Opposizione culminata lo scorso autunno con un famoso "absolutely not" risposto dallo stesso Imran alla richiesta americana di disporre di una base in Pakistan dalla quale sorvegliare l'Afghanistan dopo il ritiro.
Dal canto suo la Cina ha invece investito oltre centodieci miliardi di dollari nel Paese in progetti quali il corridoio economico sino-pakistano che taglia oltre venticinque giorni di navigazione tra i porti cinesi ed il Golfo Persico e che prevede un gasdotto che porterà il gas iraniano in Cina passando dal Pakistan. Sul piano militare l'alleanza sino - pakistana incastra tra due Paesi alleati e nuclearizzati il nemico comune, cioè l'India. C'entra anche la Russia. Imran Khan si era recato a Mosca il 23 febbraio scorso, atterrandovi poche ore prima dell'avvio dell'invasione dell'Ucraina per discutere di gasdotti ed oleodotti che Gazprom dovrebbe costruire nel suo Paese. Il Pakistan si è inoltre astenuto nei voti ONU contro l'aggressione russa all'Ucraina di espulsione di Mosca dal Consiglio ONU dei Diritti Umani.
Nello sviluppo futuro della crisi politica pakistana peserà la posizione dell'esercito, fattore permanente nel panorama politico pakistano, che vede i meriti della vicinanza alla Cina, partner ritenuto più affidabile rispetto all'America, ma è assai meno antiamericano di quanto non lo sia l'ex Primo Ministro. Voci dal Pakistan dicono che i militari, nonostante abbiano permesso il suo allontanamento (temporaneo?) dal potere lo considerino ancora l'alternativa migliore per il Paese rispetto ai partiti tradizionali, considerati inefficaci e corrotti. Saranno anche i termini di una intesa tra il Quartier Generale e l'ex Primo Ministro sulla collocazione internazionale del Paese che determineranno il futuro politico di Imran. Qualora rieletto, con la benedizione dell'esercito, egli proseguirà nel rafforzamento del legame con Pechino, Mosca e Teheran allontanandosi sempre più da Stati Uniti e occidente; con i militari che dovranno tentare di bilanciare la politica estera del Paese sulla quale hanno sempre tenuto un occhio attento.