Mosca prepara missili e tank per l’avvio della fase due. Kiev: “Ci servono nuove armi”
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Dai cellulari usati per segnalare ai militari di Kiev le posizioni dei reparti russi, fino ai materassini sfruttati per nascondersi ai sensori per il calore dei droni, gli ucraini hanno impiegato trovate ingegnose e sorprendenti per fermare l'avanzata di Mosca sulla capitale e le altre grandi città, quasi in un corpo a corpo ravvicinato. Ora però la strategia deve cambiare. Il Cremlino sta già lanciando la nuova offensiva nel Donbass e nelle regioni sudorientali del Paese con altri metodi, più simili alle battaglie campali della Seconda guerra mondiale, combattute in campo aperto con carri armati, artiglieria pesante e aviazione. Perciò se l'Occidente vuole vincere anche la seconda fase della guerra e costringere la Russia a rinunciare alla conquista dell'Ucraina, o negoziare una soluzione diplomatica, deve alzare il tiro fornendo subito a Zelensky gli aiuti militari di cui ha bisogno, e magari chiudere i rubinetti finanziari d…
NEW YORK - Dai cellulari usati per segnalare ai militari di Kiev le posizioni dei reparti russi, fino ai materassini sfruttati per nascondersi ai sensori per il calore dei droni, gli ucraini hanno impiegato trovate ingegnose e sorprendenti per fermare l'avanzata di Mosca sulla capitale e le altre grandi città, quasi in un corpo a corpo ravvicinato. Ora però la strategia deve cambiare. Il Cremlino sta già lanciando la nuova offensiva nel Donbass e nelle regioni sudorientali del Paese con altri metodi, più simili alle battaglie campali della Seconda guerra mondiale, combattute in campo aperto con carri armati, artiglieria pesante e aviazione. Perciò se l'Occidente vuole vincere anche la seconda fase della guerra e costringere la Russia a rinunciare alla conquista dell'Ucraina, o negoziare una soluzione diplomatica, deve alzare il tiro fornendo subito a Zelensky gli aiuti militari di cui ha bisogno, e magari chiudere i rubinetti finanziari di Putin bloccando le importazioni di petrolio e gas.
Il Financial Times ha pubblicato un'affascinante cronaca di come Kiev ha respinto Mosca. Come prima cosa, la popolazione civile si è mobilitata, fornendo volontari come il veterano del Donbass Oleksandr Konoko e gli oltre 700 uomini che ora fanno parte del suo battaglione. Usando materassini da un paio di euro chiamati karemat, Konoko e i suoi colleghi si nascondevano ai sensori per il calore umano dei droni, e così la notte colpivano indisturbati le colonne di mezzi corazzati russi, scappando poi nella foresta. In questo modo li hanno circondati a Moschun, e poi attaccati vicino all'aeroporto di Hostomel, a Skybyn, Bucha, fino a fermarli a Irpin. I civili li hanno aiutati a trovare i reparti nemici, usando i cellulari.
Come Dmytro Lysovyy, che ha creato una chatbot su Telegram intitolata "STOP Russian War", dove tutti i cittadini potevano passare informazioni ai militari. Così una colonna è stata distrutta dopo 30 minuti che la sua posizione a Hostomel era stata rivelata. A quel punto il governo ha creato una app chiamata Diia, dove tutti i civili potevano fornire soffiate. C'è stato un prezzo da pagare, perché i russi hanno iniziato a cercare cellulari e computer casa per casa, ammazzando ad esempio Hennadiy Merchynskyi a Motyzhyn, perché aveva fotografato i loro carri armati. Poi hanno distrutto le colonne di trasmissione del 4G, ma così hanno impedito anche a loro stessi di comunicare.
Le truppe di Mosca hanno commesso parecchi altri errori. Ad esempio non sono riuscite a distruggere la contraerea ucraina, spesso nascosta nelle foreste, prima di attaccare. Hanno danneggiato la diga di Kozarovychi, consentendo alle acque del fiume Dnepr di allagare i terreni dove avrebbero voluto avanzare. Gli ucraini poi hanno parzialmente distrutto il ponte di Horenka, bloccando un'altra via d'accesso a Kiev. Così si è creato l'intasamento della colonna di mezzi lunga 65 chilometri, impossibilitati a muoversi e bombardati dagli ucraini, fino a quando il 31 marzo hanno avviato il ritiro.
La guerra però non è finita, e il vicecapo di stato maggiore Oleksandr Hruzavych ha detto che siamo solo in una fase di passaggio. Putin ora punta a sfondare nel Donbass, dove secondo l'intelligence britannica potrebbe usare anche bombe al fosforo. Perciò vuole mobilitare anche 60.000 riservisti più pronti a combattere, e se ci riuscisse potrebbe rilanciare da Est l'offensiva su Kiev. Il Wall Street Journal ha scritto che il primo obiettivo sarebbe Izyum, e per fermarlo bisogna cambiare tattica, fornendo in fretta agli ucraini armi pesanti come carri armati, artiglieria a lunga gittata, missili anti-nave per impedire i bombardamenti dal mare, aerei. L'intelligence occidentale poi dovrebbe dare le informazioni che i cellulari non bastano più a fornire.
Londra ha iniziato a farlo con gli Starstreak e 120 mezzi corazzati, mentre il capo del Pentagono Austin ha parlato ai soldati ucraini addestrati nelle scorse settimane all'uso dei droni Switchblade in una base del Mississippi, che stanno tornando in patria a combattere. Però le armi di origine sovietica come i carri T-72 o i sistemi antiaerei S-300 non bastano più: ora servono quelle occidentali, in fretta.