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I miliziani di Mariupol accusano gli invasori russi: “Usano armi chimiche”

(ansa)
Il battaglione Azov mostra le presunte vittime in un video, ma al momento mancano prove certe. Gli assedianti: "Sganceremo il gas per stanarvi". Zelensky: "Prendiamo la minaccia molto sul serio
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KRAMATORSK - Da ieri i canali ufficiali del reggimento Azov tentano di dare sostanza all'allarme lanciato lunedì sera: un drone avrebbe sganciato un non meglio identificato attacco con armi chimiche contro una zona di Mariupol, la città assediata che potrebbe capitolare da un momento all'altro dopo quarantadue giorni di bombardamenti brutali e di scontri casa per casa. Quelli di Azov - di ideologia neonazista - fanno parlare davanti a una telecamera tre persone colpite, che raccontano di debolezza improvvisa, difficoltà a respirare, bruciore agli occhi, secchezza delle fauci e tachicardia.

Una donna anziana dice di avere perso conoscenza e di non riuscire più a camminare, un uomo sdraiato di avere sentito un'esplosione e di avere visto del fumo bianco, non molto fitto, un terzo uomo si è già ripreso. Due uomini di Azov nel video spiegano che è difficile investigare quello che è successo perché la zo…

KRAMATORSK - Da ieri i canali ufficiali del reggimento Azov tentano di dare sostanza all'allarme lanciato lunedì sera: un drone avrebbe sganciato un non meglio identificato attacco con armi chimiche contro una zona di Mariupol, la città assediata che potrebbe capitolare da un momento all'altro dopo quarantadue giorni di bombardamenti brutali e di scontri casa per casa. Quelli di Azov - di ideologia neonazista - fanno parlare davanti a una telecamera tre persone colpite, che raccontano di debolezza improvvisa, difficoltà a respirare, bruciore agli occhi, secchezza delle fauci e tachicardia.

Una donna anziana dice di avere perso conoscenza e di non riuscire più a camminare, un uomo sdraiato di avere sentito un'esplosione e di avere visto del fumo bianco, non molto fitto, un terzo uomo si è già ripreso. Due uomini di Azov nel video spiegano che è difficile investigare quello che è successo perché la zona è sotto i bombardamenti russi "per coprire i loro crimini" e anche che non è possibile fare un esame tossicologico perché l'attacco è avvenuto in una zona che è sotto assedio. I portavoce del reggimento Azov contattati per avere più informazioni non rispondono.

Non si sa molto per adesso e il vuoto che resta lo riempiono le supposizioni. Un ex comandante di Azov, Maksym Zhorin, che ora guida un'altra fazione di destra, dice che i russi hanno lanciato una bomba al sarin. È un agente nervino molto potente, con una letalità altissima, che tra il 2013 e il 2017 è stato usato contro i civili in Siria dal regime del presidente Bashar al Assad appoggiato dalla Russia. Ma Zhorin non era nella città assediata. Da settimane si parla della possibilità di un attacco con armi chimiche a Mariupol per accelerare la vittoria finale, che sta costando troppi combattenti e mezzi ai russi.

Ne parlano gli assedianti frustrati, ci dicono fonti locali, e lo aveva persino dichiarato in pubblico il portavoce della cosiddetta Repubblica indipendente di Donetsk, Eduard Basurin, come arma necessaria a vincere senza perdere altri uomini: bloccare gli ingressi dei sotterranei e poi usare i gas "per snidare le talpe dalle loro tane". Proprio questa dichiarazione è stata citata ieri dal presidente ucraino Zelensky, che ha detto di prenderla sul serio. L'Amministrazione Biden per ora dice di non poter confermare o smentire l'uso di armi chimiche in Ucraina. 

Dan Kaszeta, un esperto americano autore di un libro sull'uso degli agenti nervini "dalla Siria alla Russia di Putin", al telefono prova a fare ordine e a mettere in guardia: i sintomi denunciati a Mariupol non sono compatibili con il sarin e il fumo tossico potrebbe essere stato sprigionato - per ipotesi - da qualche altra sostanza colpita nei bombardamenti. C'erano aspettative. Uno dei tre colpiti intervistati nel video del reggimento Azov, che è un combattente, dice che lui e gli altri durante l'attacco hanno indossato la maschera antigas - e se erano così equipaggiati è perché sospettavano che potesse succedere. Il ministero della Sanità ucraino, secondo il Wall Street Journal di tre giorni fa, si è procurato 220 mila fiale di atropina, che serve da antidoto contro gli agenti nervini.

Gli agenti nervini in questi anni sono stati associati alle operazioni più nere dell'apparato di sicurezza putiniano: i russi in questi anni hanno coperto e aiutato gli alleati siriani in ogni modo dopo ogni attacco chimico e gli stessi servizi russi hanno usato il novichok (un agente nervino sofisticato che appartiene alla stessa famiglia del sarin) in almeno tre tentativi di assassinio mirato: contro l'ex agente dell'intelligence russa Serghei Skripal che viveva vicino a Londra, contro l'esportatore di armi bulgaro Emilian Gebrev (che rifornisce di armi l'Ucraina) e contro Alexey Navalny, il volto più noto dell'opposizione politica contro Putin. Tutti e tre sono finiti in coma e una passante inglese che non c'entrava nulla è morta.

Venerdì 25 marzo, senza preavviso, il presidente americano Joe Biden ha minacciato un intervento diretto della Nato in caso di attacchi con armi chimiche in Ucraina. È verosimile che l'intelligence americana abbia intercettato e ascoltato molte conversazioni russe e dei separatisti che menzionano il possibile uso di armi chimiche. Il sarin eccita l'opinione pubblica internazionale e attira l'attenzione molto più dei colpi d'artiglieria e dei bombardamenti aerei che hanno devastato Mariupol.

In Siria il regime assadista, alleato della Russia, ha usato le armi chimiche in 349 attacchi tra il 2013 e il 2018, anche se si tende a ricordarne soltanto tre - quello che uccise millequattrocento civili alla periferia di Damasco nell'agosto 2013, quello nella regione di Idlib nell'aprile 2017 e quello di nuovo vicino a Damasco nell'aprile 2018. I primi attacchi furono compiuti con piccole bombolette al sarin lanciate dagli elicotteri che quasi non facevano vittime e lasciavano nell'incertezza totale i giornalisti e gli osservatori internazionali, impossibilitati spesso a raggiungere i luoghi degli attacchi. Per qualche tempo si pensò addirittura che gli attacchi fossero soltanto dicerie. Poi il regime cominciò a usare ordigni più capienti e potenti, fino a quando le prove non divennero evidenti a tutti.