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“Spogliati o sparo”. Gli stupri etnici nei sotterranei delle città distrutte

Una protesta negli Stati Uniti contro gli abusi sessuali sulle donne ucraine  (afp)

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Le autorità di Kiev denunciano centinaia di casi di violenze sessuali commesse da russi, mercenari, ceceni. L’Onu: “Indagine indipendente”
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KIEV - Lui le ha detto: "Sei solo una puttana nazista". Lei si è arresa, davanti alla canna del fucile, e tutto è successo in mezzo alla strada. Si può dire che questo è troppo, da ascoltare e sopportare. Ma non sappiamo ancora la completa verità sui fatti di Bucha, quindi non è ancora troppo. Sapevamo che alcune ragazze e donne sono state violentate dai soldati russi, a Bucha e in altri centri intorno a Kiev, oggi sappiamo che sono stati stupri etnici, come è successo in Bosnia, in Kosovo, in Ruanda. Lo dicono i testimoni, oltre ai funzionari incaricati di raccogliere la documentazione sui crimini di guerra. Lo dicono le prime autopsie sui cadaveri di donne violentate per giorni, a volte sopravvissute, a volte no. Morte straziate, o uccise, talvolta seppellite nel tentativo di nascondere il reato, o forse solo perché quei corpi cominciavano a imputridire, negli ultimi giorni di marzo.

Liudmyla Denisova, difensor…

KIEV - Lui le ha detto: "Sei solo una puttana nazista". Lei si è arresa, davanti alla canna del fucile, e tutto è successo in mezzo alla strada. Si può dire che questo è troppo, da ascoltare e sopportare. Ma non sappiamo ancora la completa verità sui fatti di Bucha, quindi non è ancora troppo. Sapevamo che alcune ragazze e donne sono state violentate dai soldati russi, a Bucha e in altri centri intorno a Kiev, oggi sappiamo che sono stati stupri etnici, come è successo in Bosnia, in Kosovo, in Ruanda. Lo dicono i testimoni, oltre ai funzionari incaricati di raccogliere la documentazione sui crimini di guerra. Lo dicono le prime autopsie sui cadaveri di donne violentate per giorni, a volte sopravvissute, a volte no. Morte straziate, o uccise, talvolta seppellite nel tentativo di nascondere il reato, o forse solo perché quei corpi cominciavano a imputridire, negli ultimi giorni di marzo.

Liudmyla Denisova, difensore civico presso il parlamento ucraino, ieri ha dichiarato che "25 donne, di età tra i 14 e i 24 anni, sono state violentate per 25 giorni dai russi. È successo nel seminterrato di una casa privata, dove erano prigioniere". Una specie di bordello che i soldati si sono costruiti a Bucha, una volta occupata la città, rastrellando le vittime per strada e abusandone quando ne avevano voglia, riducendole in fin di vita, traumatizzandole per sempre. "Nove di queste donne sono ora incinte", ha spiegato Denisova.

Disperate, tanto che ieri il sindaco Anatoliy Fedoruk ha detto di "non voler aggiungere dettagli, perché è una vicenda delicata, e bisogna rispettare la sensibilità delle persone coinvolte". Alcune hanno reso la loro testimonianza, raccontando la brutalità, il disprezzo, gli insulti, l'umiliazione. Il dolore fisico, anche, visto che centinaia di uomini sono entrati in quel seminterrato, e il tutto è andato avanti quasi un mese. Denisova: "I russi dicevano a queste donne che le avrebbero violentate al punto che non avrebbero mai più voluto avere un rapporto sessuale, per impedire loro di avere figli ucraini". Ma russi. La massima vergogna. Venire stuprate e poi partorire il figlio del nemico.

Ieri il Servizio di sicurezza ucraino (Sbu) ha pubblicato sul suo sito una intercettazione in cui una donna russa parla con il marito soldato in Ucraina. Lei: "Vai e violenta le ucraine, ma dopo non raccontarmi niente, non voglio sapere niente, capito?". E lui: "Allora mi dai il tuo permesso?". Lei: "Sì, ma ricordati di usare il preservativo".

Se è così, è una prova da usare in tribunale, quando arriverà il momento dei processi. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha tenuto una sessione straordinaria proprio sulle violenze contro donne e bambini. Sima Bahous, direttore esecutivo di UN Women e appena rientrata da una viaggio in Ucraina, ha detto che "la combinazione di un massiccio sfollamento, l'ampia presenza di coscritti e mercenari" nelle truppe di occupazione, e "la brutalità contro i civili ucraini, ha fatto sollevare tutte la bandiere rosse", intendendo l'allarme estremo "per gli stupri e le violenze sessuali di cui sentiamo parlare sempre più spesso". Quindi ha chiesto "un'indagine indipendente per garantire la giustizia e trovare i responsabili".

Ma sarà difficile. Qualcuno sarà anche morto, nel frattempo. Ieri Zelensky ha di nuovo parlato dei crimini di guerra, "sono stati denunciati centinaia di stupri, tra cui ragazze minorenni, bambini molto piccoli, persino neonati". Bisogna trovare le prove, perciò molti esperti in indagini forensi stanno arrivando in Ucraina, ieri ad esempio a Bucha c'era una squadra di francesi che aiuterà i medici locali nelle autopsie. Una sarà quella sulla donna trovata proprio a Bucha, nella cantina di una casa privata, il giorno dopo la partenza dei russi. Aveva addosso una pelliccia, niente altro. Segni evidenti di stupri ripetuti, il corpo coperto di lividi, e un colpo alla testa per finirla. Chi è stato?

"Io sono stata violentata da un ragazzo ceceno, che mi ha portato via da casa minacciandomi con il fucile", ha raccontato una donna ucraina di 50 anni alla Bbc. Era il 7 marzo, in un Paese a 70 chilometri da Kiev. "Spogliati o sparo", e lei si è spogliata. Dopo, sono arrivati altri soldati che hanno portato via il compagno. Ha trovato la forza di tornare a casa, lì c'era il marito moribondo, gli avevano sparato nella pancia. Chi era quel giovane ceceno? Lo stesso che ne aveva aggredita un'altra, nella stessa strada. "Torturata da ignoti, seppellita da soldati russi", così stava scritto nella casa della vittima, una scritta fatta con il rossetto sullo specchio. Seppellita malamente in giardino, e non per pietà.