Dopo le multe del Partygate, la carriera di Boris Johnson è al capolinea?
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - E ora? Boris Johnson si dimetterà, dopo le prime multe della polizia per lo scandalo "Partygate" che lo hanno reso il primo capo di governo a infrangere la legge nella storia britannica? Oppure il primo ministro riuscirà a resistere, nonostante tutto? E a salvarsi anche questa volta, nell’ennesima House of Cards di Downing Street? Proviamo a capirlo.
Innanzitutto, perché Johnson è stato multato?
Scotland Yard ieri ha ufficializzato ed emesso nuove contravvenzioni per lo scandalo dei party e dei ricevimenti alcolici a Downing Street, vietati durante i lockdown imposti tra 2020 e 2021 dallo stesso esecutivo britannico per combattere il Coronavirus. In tutto, sono state multate sinora 50 persone tra residenti e impiegati di Downing Street, tra cui il primo ministro, sua moglie Carrie Symonds e il cancelliere dello Scacchiere (ovvero il ministro delle Finanze, il dicastero più importante dopo …
LONDRA - E ora? Boris Johnson si dimetterà, dopo le prime multe della polizia per lo scandalo "Partygate" che lo hanno reso il primo capo di governo a infrangere la legge nella storia britannica? Oppure il primo ministro riuscirà a resistere, nonostante tutto? E a salvarsi anche questa volta, nell’ennesima House of Cards di Downing Street? Proviamo a capirlo.
Innanzitutto, perché Johnson è stato multato?
Scotland Yard ieri ha ufficializzato ed emesso nuove contravvenzioni per lo scandalo dei party e dei ricevimenti alcolici a Downing Street, vietati durante i lockdown imposti tra 2020 e 2021 dallo stesso esecutivo britannico per combattere il Coronavirus. In tutto, sono state multate sinora 50 persone tra residenti e impiegati di Downing Street, tra cui il primo ministro, sua moglie Carrie Symonds e il cancelliere dello Scacchiere (ovvero il ministro delle Finanze, il dicastero più importante dopo il leader), ossia Rishi Sunak.
Qual è il reato commesso da Johnson?
Nello specifico, Johnson è stato multato (per circa 60 euro) per aver partecipato a una festa di compleanno - il suo - il 19 giugno 2020. Il paradosso è che si tratta di una celebrazione a sua insaputa. Quel giorno, infatti, il primo ministro era andato in trasferta nel Kent, per poi tornare a Downing Street nel primo pomeriggio. A quel punto, sua moglie Carrie gli ha fatto trovare una torta e un piccolo ritrovo a sorpresa con altri impiegati e colleghi del "Numero 10" per celebrare i 57 anni del marito. "Non ne ero a conoscenza, mi hanno fatto una sorpresa", ha sempre ripetuto Johnson, "e sono rimasto meno di 10 minuti, prima di tornare al lavoro".
È una cosa così grave da chiedere le dimissioni?
In sé, no, visto che lui stesso non ne era a conoscenza. Tuttavia, visto che le indagini della polizia londinese vanno avanti, è probabile che Johnson, sua moglie Carrie e altri dipendenti ricevano nuove multe nei prossimi giorni, il che renderebbe la loro posizione sempre più fragile. Inoltre, c'è sempre pendente l'inchiesta interna della funzionaria Sue Gray, che potrebbe inchiodare ulteriormente il primo ministro.
Del resto, secondo le indiscrezioni apparse sulla stampa nelle scorse settimane, ci sarebbero stati almeno una decina di party a Downing Street durante il lockdown e sembra che Johnson abbia partecipato ad alcuni di essi, tra cui l'infausto "Bring on your bottle" ("portatevi l'alcol") organizzato dal suo segretario privato, Martin Reynolds, il 20 maggio 2020 nei giardini di Downing Street. Un ricevimento in pieno lockdown, e dunque vietatissimo all'epoca, con un invito diramato ad addirittura un centinaio di dipendenti, alcuni dei quali arrivati con valigie piene di alcol comprato in un supermercato vicino alla stazione della metropolitana di Westminster.
In caso di altre multe, Boris Johnson sarà costretto a dimettersi?
Il primo ministro, come ha già dimostrato, farà di tutto per resistere fino all'ultimo. Ma è chiaro che la pressione tornerà fortissima su di lui, come prima della guerra in Ucraina quando era sul punto di essere sfiduciato, e ci sono già le prime avvisaglie in queste ore. Sono tornate infatti, online e in tv, le testimonianze furiose di britannici che non hanno potuto neanche salutare i genitori morenti, o non hanno visto figli e parenti per due anni, in rispetto delle regole imposte dallo stesso governo Johnson contro il Covid. Un fatto grave, specialmente in un Paese come il Regno Unito basato su etica e convenzioni. È chiaro che la prova di altri comportamenti sbagliati da parte di Johnson e dei suoi, se confermato dalla polizia e dall'inchiesta interna di Sue Gray, scatenerà ulteriore rabbia, proteste e indignazione. Ponendo il leader sempre più a rischio.
Ma se Johnson non si dimette, può essere sfiduciato?
Sì, e con un voto interno dai suoi stessi deputati del partito conservatore. La cui irritazione sta salendo in queste ore perché hanno reiniziato a ricevere proteste e mail di fuoco dagli elettori delle loro circoscrizioni rispettosi delle regole del lockdown. Il meccanismo è semplice: servono 54 lettere di sfiducia dai deputati tory (il 15% del gruppo parlamentare) inviate alla cosiddetta Commissione 1922 per innescare un voto, a maggioranza assoluta tra i conservatori alla Camera dei Comuni, per detronizzare il primo ministro e leader del partito in carica, sostituendolo con un altro deputato tory destinanto a ricoprire entrambi i ruoli (e senza andare ad elezioni anticipate).
Premesso che Johnson potrebbe vincere questa consultazione, lo scorso febbraio ci è andato molto vicino, quando la ribellione nel partito conservatore bolliva parecchio a causa dello scandalo Partygate. Poi però è arrivata la guerra in Ucraina, Johnson è diventato il leader occidentale più sostenitore del presidente Zelensky, il Regno Unito ha iniziato a recidere i suoi torbidi e annosi legami con gli oligarchi russi e Johnson ha riaperto tutto il Paese, annullando ogni restrizione contro il Coronavirus, ammansendo la parte più tradizionalista e anti-lockdown dei conservatori. E così lo scandalo dei party in lockdown è passato in secondo piano.
Ma ora, alla luce delle multe, i ribelli conservatori potrebbero sfiduciarlo?
È possibile. Anche perché persino il Daily Telegraph (il giornale più vicino a Boris Johnson, per il quale scriveva) ha iniziato da ieri a pubblicare continui commenti sull'insostenibilità della posizione del primo ministro. Nelle prossime ore e con altre imminenti multe, probabilmente ancora comminate al primo ministro, potrebbe ricrearsi quel contesto favorevole a una sfiducia di Johnson già visto lo scorso febbraio.
Ma non è certo. Per tre motivi. Primo: il più grande rivale di Johnson, il cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak, è stato implicato anche lui, nei giorni scorsi, in un brutto scandalo, e le sue credenziali ora sembrano essere decisamente annacquate. Secondo: l'altra grande possibile successora di Johnson, la ministra degli Esteri Liz Truss, per ora non scalda particolarmente i cuori di una buona parte dei ribelli. Terzo: molti deputati pensano che "siamo in guerra", riferendosi al conflitto tra Ucraina e Russia, e dunque per loro non è il momento adatto per un cambio di leadership, che tra l'altro in politica estera è stata molto solida, da parte di Johnson.
Ma non è la prima volta che un primo ministro viene sostituito durante una guerra, giusto?
Capitò per esempio al teorico dell'appeasement con Hitler, ossia Neville Chamberlain, fortunatamente sostituito da Winston Churchill a Downing Street nei primi mesi della Seconda Guerra Mondiale, nonostante lo scetticismo iniziale. Oppure, Lloyd George prese il posto di Herbert Henry Asquith a battaglia della Somme appena terminata. Anche per questo il Labour è tornato con insistenza a chiedere le dimissioni in blocco di Johnson e Sunak, sebbene lo stesso leader Keir Starmer qualche settimana fa si sia contraddetto dichiarando alla Bbc: "In questo momento, con la guerra in Ucraina in corso, non è ancora in momento di un cambio di leadership".
E quindi Johnson si salva oppure no?
Per come stanno ora le cose, sì. Perché la multa riguarda una festa "a sua insaputa" e la guerra in Ucraina è un deterrente importante a un cambio di leadership in questo momento. Ma, ovviamente, quando arriveranno nuove potenziali multe che potrebbero coinvolgere nuovamente il primo ministro, Johnson potrebbe tornare fortemente in bilico. Tuttavia, anche se ci fossero di nuovo le condizioni per la sua sfiducia, fino a quando gran parte dei conservatori non convergerà convintamente su un unico successore, Boris Johnson rimarrà al potere a Downing Street, almeno fino alle elezioni del 2024.