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La FInlandia vuole la Nato: "Mai più soli contro Mosca"

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La guerra in Ucraina ha cambiato l’opinione pubblica. Due terzi dei finlandesi ora sono a favore dell’adesione  
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HELSINKI - Per tanti finlandesi la guerra di Putin è un film già visto. Bisogna ascoltarli per capire da dove viene la svolta delle ultime sei settimane, l'improvviso entusiasmo per la Nato. Due terzi, secondo tutti i sondaggi, sono a favore dell'adesione. Per decenni è sempre stato uno striminzito 20%. Paivi Karrila, 76 anni, spalanca gli occhi celesti, quando glielo chiediamo, interrompendo la sua passeggiata verso il porto. "Ovvio che siamo diventati favorevoli. C'è un'atmosfera da Guerra d'inverno", esclama. Sua madre era infermiera, quando Stalin invase la Finlandia nel 1939 con il pretesto della difesa di Leningrado. La madre si arruolò per aiutare i soldati in Carelia che scavarono trincee nella neve e difesero tenacemente, disperatamente il loro Paese, con temperature che sfiorarono i 50 gradi sottozero.


I finlandesi non sapevano che Stalin avesse firmato un patto aberrante con Hitler. La clausola più ci…

HELSINKI - Per tanti finlandesi la guerra di Putin è un film già visto. Bisogna ascoltarli per capire da dove viene la svolta delle ultime sei settimane, l'improvviso entusiasmo per la Nato. Due terzi, secondo tutti i sondaggi, sono a favore dell'adesione. Per decenni è sempre stato uno striminzito 20%. Paivi Karrila, 76 anni, spalanca gli occhi celesti, quando glielo chiediamo, interrompendo la sua passeggiata verso il porto. "Ovvio che siamo diventati favorevoli. C'è un'atmosfera da Guerra d'inverno", esclama. Sua madre era infermiera, quando Stalin invase la Finlandia nel 1939 con il pretesto della difesa di Leningrado. La madre si arruolò per aiutare i soldati in Carelia che scavarono trincee nella neve e difesero tenacemente, disperatamente il loro Paese, con temperature che sfiorarono i 50 gradi sottozero.


I finlandesi non sapevano che Stalin avesse firmato un patto aberrante con Hitler. La clausola più citata del patto Ribbentrop-Molotov è la spartizione della Polonia. Ma tra quelle rimosse, ce n'è una che prevedeva la cessione dell'intera Finlandia a Mosca. "Ecco perché capiamo gli ucraini, perché siamo così spaventati. Noi lo sappiamo quanto possono mentire i russi", si infervora Paivi: "I racconti della Guerra d'inverno si tramandano in ogni famiglia finlandese. Non vogliamo essere mai più lasciati soli con i russi". La Guerra d'inverno si concluse con una bruciante sconfitta e la cessione della seconda maggiore città finlandese, Vyborg, alla Russia. E una lunga striscia di terra, un pezzo importante della Carelia, finì per sempre dietro al confine. Per comprendere la profondità di quella ferita è sufficiente sapere che il finlandese è la lingua della Carelia. Un pezzo importante di identità naturale, scippata 80 anni fa da Mosca.


Il repentino cambio d'umore tra i finlandesi non poteva non travolgere anche la politica. Incontriamo Henri Vanhanen al caffè Ursula, una rotonda affacciata sul mare affollata di intrepidi consumatori di cappuccini ai tavolini esterni, con una temperatura di due gradi. Vanhanen è il consigliere di politica estera del Partito di Coalizione nazionale, tra i pochi da sempre favorevoli alla Nato. Ora è all'opposizione. E Vanhanen ci racconta che uno dopo l'altro, anche i cinque partiti del governo di centrosinistra di Sanna Marin, tradizionalmente scettici sull'Alleanza atlantica, si sono adeguati al clima generale. Persino l'estrema destra dei Veri finlandesi è diventato a favore. "Dopo l'attacco all'Ucraina - ragiona il parlamentare - non c'è più spazio tra alleati e non alleati, in Europa". La neutralità è stata spazzata via dalla brutalità degli eccidi di Putin. Peraltro Vanhanen parla di un "lungo addio alla neutralità" della Finlandia, cominciato negli anni Novanta, quando entrò nell'Ue, iniziò una collaborazione stretta con la Nato e aderì - unico Paese scandinavo - all'euro nel 2002.


Ieri la premier finlandese Sanna Marin ha annunciato che la Finlandia deciderà se aderire alla Nato "nel giro di settimane". E con la presentazione contestuale del Libro Bianco al parlamento, è cominciata la discussione formale che porterà alla richiesta di adesione. Accanto alla giovane premier, la sua omologa svedese Magdalena Andersson è sembrata più cauta. Stoccolma si prepara a fare lo stesso, secondo indiscrezioni stampa, ma alcune resistenze tra i socialdemocratici ostacolano ancora una presa di posizione netta. E dopo le minacce esplicite del Cremlino, la premier finlandese Marin ha sottolineato che "dobbiamo essere pronti a qualsiasi tipo di reazione da parte della Russia".


Qualche avvisaglia è già arrivata. Durante il discorso di Volodymyr Zelensky al Parlamento finlandese, un aereo russo ha violato lo spazio Nato. E un cyberattacco ha oscurato i siti di due ministeri. Charly Salonius-Pasternak, dell'Istituto Finlandese Affari internazionali (FIIA) è tra i maggiori esperti finlandesi di Difesa. "Ci sarà un periodo molto delicato, per noi", spiega. Dopo la richiesta di adesione, i 30 parlamenti della Nato dovranno ratificarla. Potrebbe durare mesi, forse un anno. E Helsinki rischia "altri cyberattacchi, uno spostamento delle truppe russe al confine. Ma anche una "guerra ibrida" sul modello di quello che Putin fece già nel 2015, quando ci mandò migliaia di migranti al confine".


Lo studioso racconta di una cifra spaventosa che Mosca avrebbe ventilato a Helsinki: 1,3 milioni di profughi da ammassare sul confine. "Ci farà cambiare idea sulla Nato? No. Ci creerà difficoltà politiche? È probabile". Ma chi proteggerà la Finlandia e la Svezia nel limbo tra richiesta e adesione? L'articolo 5 della Nato, quello della mutua assistenza, non varrà. Una fonte governativa aiuta a chiarire le idee: "Abbiamo ricevuto rassicurazioni dai partner storici, Stati Uniti, Francia, Regno Unito, che ci soccorrerebbero, nella peggiore delle ipotesi".


Intanto, a Vaaliman, il varco più a sud dei 1.340 chilometri di frontiera con la Russia, tira un vento freddo. Siamo venuti qui, a due ore a est di Helsinki, per capire che succede alla frontiera più lunga tra Europa e Russia. È il deserto dei tartari, un clima sospeso. Contiamo una macchina in venti minuti. "Tutto tranquillo qui, c'è stato un po' di movimento all'inizio - i profughi ucraini e russi. Ma ora non succede nulla". Non si capisce se il capitano Jussi Pekkonen lo dica più per rassicurare se stesso o noi. Mentre parla, la notizia di un tank russo al confine finlandese appare sul cellulare. È vecchia, si scoprirà dopo. Jussi non fa una piega, non può commentare. Ma il deserto intorno a noi comincia a rimpicciolirsi.