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Tunisia, polemiche per una serie Tv sulla poligamia

Una foto della serie Tv tunisina Baraa (afp)
Trasmessa durante il Ramadan ha scatenato le reazioni degli attivisti per i diritti umani e di alcuni politici nel Paese, dove la pratica è considerata illegale
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In Tunisia, la serie tv Baraa, che in arabo vuol dire "Innocenza", è stata criticata dagli attivisti per i diritti umani e politici per aver portato nelle case tunisine pratiche vietate dalla legge: la poligamia, l’unione matrimoniale di un uomo con più donne, e il matrimonio noto come “orfi”, unioni non registrate in cui basta un foglio firmato dagli sposi e due testimoni.

Nel terzo episodio della serie, Wannas, il protagonista, chiede di essere unito in matrimonio a una donna. Davanti a sua moglie e ai suoi figli dice di avere il diritto di farlo in nome della Sharia - insieme di precetti ricavati dal Corano, il libro sacro per i musulmani, e dai racconti della vita del profeta Maometto a cui i musulmani devono aderire -, che lui dice essere “al di sopra di tutte le leggi”.

La scena andata in onda in prima serata, dopo che i musulmani osservanti interrompono il digiuno diurno nel mese sacro del Ramadan, ha scatenato forti reazi…

In Tunisia, la serie tv Baraa, che in arabo vuol dire "Innocenza", è stata criticata dagli attivisti per i diritti umani e politici per aver portato nelle case tunisine pratiche vietate dalla legge: la poligamia, l’unione matrimoniale di un uomo con più donne, e il matrimonio noto come “orfi”, unioni non registrate in cui basta un foglio firmato dagli sposi e due testimoni.

Nel terzo episodio della serie, Wannas, il protagonista, chiede di essere unito in matrimonio a una donna. Davanti a sua moglie e ai suoi figli dice di avere il diritto di farlo in nome della Sharia - insieme di precetti ricavati dal Corano, il libro sacro per i musulmani, e dai racconti della vita del profeta Maometto a cui i musulmani devono aderire -, che lui dice essere “al di sopra di tutte le leggi”.

La scena andata in onda in prima serata, dopo che i musulmani osservanti interrompono il digiuno diurno nel mese sacro del Ramadan, ha scatenato forti reazioni sui social media. La poligamia e il matrimonio consuetudinario sono “forme di violenza contro le donne” e la loro evocazione “normalizza la cultura dell'impunità”, ha scritto l'organizzazione Aswat Nissa – in italiano, Voce delle donne - sulla sua pagina Facebook. L’Ong tunisina che promuove e difende i diritti delle donne ha chiesto l'intervento dell'Alta Autorità indipendente per le comunicazioni audiovisive (Haica), un organismo che controlla il contenuto dei media, per interrompere la programmazione della serie tv.

In Tunisia, solo il matrimonio civile è riconosciuto dalla legge. La poligamia e il matrimonio consuetudinario sono punibili con un anno di reclusione. Il Codice dello stato personale (Csp), una serie di leggi sull’uguaglianza tra uomo e donna promulgato nel 1956 dall’ex presidente Habib Bourguiba, ha proibito queste pratiche. Il Codice, entrato in vigore dopo l’indipendenza del Paese dalla Francia, ha abolito la poligamia, proibito il ripudio e istituito il divorzio giudiziario in modo che un uomo non possa decretare da solo la fine del matrimonio. Una legislazione rivoluzionaria che ha concesso alle donne tunisine diritti senza precedenti nel mondo arabo.

Per questo motivo “è fuori questione discuterne ancora”, ha denunciato il Partito Desturiano Libero (Pdl) anti-islamista. Per il Pdl “questi crimini” sono riapparsi nella società tunisina da quando il partito di ispirazione islamista Ennahdha, di cui è nemico giurato e chiede lo scioglimento, è salito al potere nel 2011. Il Partito Desturiano Libero mette in guardia contro "un attacco alla dignità delle donne se forze oscurantiste sono in posizioni decisionali".

Secondo il sociologo Foued Ghorbali, questa controversia riflette “un conflitto ideologico tra i conservatori e coloro che si presentano come progressisti”. Dopo l’ascesa dei movimenti islamisti in seguito alla caduta del regime di Zine el-Abidine Ben Ali nel 2011, ha spiegato all’agenzia di stampa francese Afp, “il matrimonio consuetudinario si è diffuso soprattutto negli ambienti accademici".

“In Tunisia, alcune persone sono a favore del concubinato e altre approvano il matrimonio orfi”, continua Ghorbali. Tanto che, secondo i dati del Ministero della Giustizia, i tribunali del Paese hanno esaminato 1.718 casi di matrimonio “orfi” tra il 2015 e il 2020.  Per il sociologo il ruolo della serie tv non è quello di riflettere la società, ma esporre un punto di vista o questioni sociali che possono essere oggetto di dibattito. Un punto di vista sui cui non tutto il pubblico tunisino concorda. “È deludente vedere ancora dibattito su questi argomenti”, ha scritto su Facebook l’attrice e conduttrice tunisina Mariem Ben Hussein.