La svolta americana. “Armi più potenti e istruttori per Kiev”
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoIl Pentagono crede che il conflitto sarà lungo e convoca le aziende per studiare rifornimenti all'Ucraina di sistemi bellici occidentali
Non armi “usa e getta” per resistere all’invasione, ma strumenti per fronteggiare una guerra lunga e tecnologica. Gli Stati Uniti si preparano a cambiare il sostegno a Kiev, pianificando aiuti bellici destinati a entrare in servizio dopo l’estate: sistemi sofisticati che richiederanno l’addestramento dei soldati da parte di istruttori americani. Stinger, Javelin e altri ordigni simili, piccoli e semplici da usare, hanno permesso di fermare la prima ondata ma non basteranno a contenere i nuovi attacchi. E contro il logoramento dell’esercito di Kiev provato dai bombardamenti, i residuati sovietici rastrellati a Bratislava, Praga e Varsavia possono essere solo un rimedio provvisorio. Il Pentagono infatti è convinto che non ci sarà una soluzione diplomatica, né tantomeno un vincitore sul campo: il conflitto proseguirà almeno per l’intero 2022.
A confermare questo scenario c’&eg…
Non armi “usa e getta” per resistere all’invasione, ma strumenti per fronteggiare una guerra lunga e tecnologica. Gli Stati Uniti si preparano a cambiare il sostegno a Kiev, pianificando aiuti bellici destinati a entrare in servizio dopo l’estate: sistemi sofisticati che richiederanno l’addestramento dei soldati da parte di istruttori americani. Stinger, Javelin e altri ordigni simili, piccoli e semplici da usare, hanno permesso di fermare la prima ondata ma non basteranno a contenere i nuovi attacchi. E contro il logoramento dell’esercito di Kiev provato dai bombardamenti, i residuati sovietici rastrellati a Bratislava, Praga e Varsavia possono essere solo un rimedio provvisorio. Il Pentagono infatti è convinto che non ci sarà una soluzione diplomatica, né tantomeno un vincitore sul campo: il conflitto proseguirà almeno per l’intero 2022.
A confermare questo scenario c’è una simulazione condotta dalla Marine Corps University, la scuola d’eccellenza dei marines: un complesso wargame con la partecipazione di ufficiali di diversi Paesi della Nato e di esperti in questioni russe, che per più giorni hanno verificato le possibili evoluzioni dello scontro tenendo conto dei condizionamenti politici del Cremlino. La loro previsione è che durante l’estate i contendenti «si ritroveranno nella situazione del 1915, con entrambi gli schieramenti incapaci di lanciare una grande offensiva perché le riserve di uomini e le scorte di munizioni saranno quasi esaurite». Poi in inverno Mosca potrebbe rischiare una crisi istituzionale, con il potere di Putin messo in discussione per il peso economico delle sanzioni. Anche Kiev però correrà seri pericoli, tanto da prendere in considerazione la ritirata dell’esercito a occidente del fiume Dnepr.
Queste manovre virtuali sottolineano un problema reale: la sopravvivenza dell’Ucraina, che ha molti meno militari, dipenderà dalla capacità di formare altri combattenti e ricevere armamenti più moderni. Ed ecco che la simulazione sembra coincidere con le intenzioni della Casa Bianca, che per garantire la tenuta delle forze ucraine studia un’escalation nel suo coinvolgimento. Il segnale del nuovo approccio è stato rivelato dall’agenzia Reuters: gli otto principali produttori di armi sono stati convocati dalla sottosegretaria Kathleen Hicks. Al vertice avrebbero preso parte, tra gli altri, Raytheon, Lockheed Martin, Boeing, Northop Grumman, General Dynamics e L3Harris. Sul tavolo un’ulteriore tranche di finanziamenti, 750 milioni di dollari, che vanno ad aggiungersi ai 1.700 milioni già stanziati, e la necessità di definire un programma a doppia velocità: alcuni sistemi devono essere pronti in tre mesi; altri tra due-quattro anni.
La priorità sono gli apparati anti-drone: strumentazioni elettroniche per disturbare i sistemi di guida dei velivoli telepilotati, che adesso pure i russi impiegano spesso. Per questi congegni serve una preparazione specifica e il Pentagono ha ammesso di stare già istruendo gli operatori degli Switchblade, i sofisticati “droni kamikaze” regalati all’Ucraina. Si cerca ancora di reperire versioni aggiornate di mezzi d’origine sovietica, come gli elicotteri MI-17 o i cannoni semoventi slovacchi Zuzana, da girare a Kiev. Il disegno statunitense però è di ampio respiro: un salto di qualità, che nei prossimi anni renda competitiva la difesa ucraina grazie a materiali occidentali. Non a caso c’è stato un incontro con l’azienda che produce i grandi droni Predator, che potrebbero proteggere Odessa dalla minaccia della flotta di Mosca. Un altro fronte, non meno rilevante, è la trasmissione al governo ucraino delle informazioni raccolte dall’intelligence statunitense. Fino ad ora era stata limitata alle notizie utili per impedire raid contro la capitale e le altre città; adesso verrà estesa alla ricognizione sul Donbass pur senza concedere – specificano gli Usa – dati utili a colpire le unità russe. Tanti passi in avanti, che aumenteranno l’irritazione del Cremlino e forse le distanze con le cancellerie dell’Unione europea, meno disposte ad incrementare la qualità dell’aiuto bellico a Kiev e più preoccupate per l’allungamento del conflitto