La corsa del governo svedese per entrare nella Nato a giugno
dalla nostra inviata Tonia Mastrobuoni , dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniLa premier Andersson più prudente della finlandese Marin: prima di richiedere l’adesione dovrà ottenere il via libera del suo partito socialdemocratico, storico sostenitore della neutralità
HELSINKI - Il tabloid di Stoccolma Expressen ha riassunto in un titolo ficcante una complessa querelle geopolitica. «Per favore, cara Finlandia, portaci nella Nato». Mercoledì la conferenza stampa congiunta di Magdalena Andersson e Sanna Marin, le due giovani prime ministre di Svezia e Finlandia, ha fatto il giro del mondo. I due Paesi scandinavi che si sono sempre specchiati nella reciproca neutralità, che hanno una tradizione di strettissima collaborazione militare, potrebbero intraprendere insieme il percorso di adesione alla Nato. Un annuncio storico. Ma con sfumature molto diverse. Se Marin è stata trainante ed esplicita, parlando di «settimane, non mesi», la svedese Andersson è stata più prudente. Per ora, la leader socialdemocratica continua a ribadire che «non ci faremo mettere fretta» e si fa rincorrere da indiscrezioni stampa che sostengono che Stoccolma presenterà la richiesta in tempo per il vert…
HELSINKI - Il tabloid di Stoccolma Expressen ha riassunto in un titolo ficcante una complessa querelle geopolitica. «Per favore, cara Finlandia, portaci nella Nato». Mercoledì la conferenza stampa congiunta di Magdalena Andersson e Sanna Marin, le due giovani prime ministre di Svezia e Finlandia, ha fatto il giro del mondo. I due Paesi scandinavi che si sono sempre specchiati nella reciproca neutralità, che hanno una tradizione di strettissima collaborazione militare, potrebbero intraprendere insieme il percorso di adesione alla Nato. Un annuncio storico. Ma con sfumature molto diverse. Se Marin è stata trainante ed esplicita, parlando di «settimane, non mesi», la svedese Andersson è stata più prudente. Per ora, la leader socialdemocratica continua a ribadire che «non ci faremo mettere fretta» e si fa rincorrere da indiscrezioni stampa che sostengono che Stoccolma presenterà la richiesta in tempo per il vertice Nato di giugno, esattamente come Helsinki. Ma la strada per arrivare lì, per la monarchia parlamentare, sarà più complicato.
I socialdemocratici, glorioso partito dei lavoratori fondato nel 1889, emblema del welfare più efficiente e poi generoso del mondo, è sempre stato contrario all’adesione alla Nato. E ha sempre teorizzato, nei lunghi anni di governo del Paese, che se la Finlandia avesse fatto domanda per entrare nella Nato, Stoccolma ci avrebbe pensato. Un pretesto: la neutralità, la “finlandizzazione” imposta dalla sconfitta della guerra e dall’accordo con l’Urss, aveva legato mani e piedi a Helsinki. La Nato era un miraggio, per un Paese, che aveva dovuto accettare una minorità internazionale e condivideva 1.340 km con la Russia.
Ben altra condizione rispetto alla neutralità convinta e antica degli svedesi, che sono riusciti a rimanere dal 1814, per oltre due secoli, fuori dalla feroci guerre che hanno devastato l’Europa. Nel secondo dopoguerra, quello di aspettare la Finlandia è sempre stato insomma “un paravento”, come ha osservato Elisabeth Braw, analista dell’American Enterprise Institute. Ma ora che Helsinki ha rotto ogni indugio, il re è nudo. E la Svezia deve decidere cosa fare da grande. Se mantenere la promessa di aderire insieme a Helsinki o rimanere l’unico Paese scandinavo fuori dall’Alleanza atlantica. E tutto al momento sembra puntare nella direzione giusta. Come accaduto in Finlandia, la svolta pro-Nato della Svezia è figlia del peggiore stratega della storia recente: Vladimir Putin.
Ancora l’8 marzo, quando i missili russi bombardavano già l’Ucraina, Andersson, che guida un governo di minoranza, aveva ribadito la sua contrarietà alla Nato, difendendo la neutralità. «Se dovessimo fare domanda adesso, destabilizzeremmo questa parte di Europa e aumenteremmo le tensioni», aveva detto, anche con lo sguardo rivolto a Mosca. Che aveva cominciato a minacciare «serie conseguenze militari e politiche» contro Finlandia e Svezia. Ma, come a Helsinki, è stato l’umore generale a far cambiare idea alla politica. E la fragilità di un governo di minoranza, certo. Andersson si è dimessa già una volta per una legge di bilancio che l’opposizione è riuscita a far approvare contro la sua volontà. Quando i sondaggi hanno cominciato a dare un 51% di svedesi favorevoli all’adesione - per la prima volta nella storia - e 5 partiti di centrodestra all’opposizione hanno lasciato intendere che voterebbero a favore, Andersson e i socialdemocratici hanno fiutato l’aria.
«Quando la Russia ha invaso l’Ucraina, la condizione di sicurezza della Svezia è cambiata sostanzialmente», ha fatto sapere dunque il partito in un comunicato. E, come ha ricordato Ivo Daalder, ex ambasciatore Usa presso la Nato, all’emittente Npr, «di recente navi e sottomarini russi nel Mar Baltico hanno messo sotto pressione, e a volte persino minacciato la Svezia». A metà maggio il governo dovrebbe dunque presentare un rapporto sulla sicurezza, mentre il 24 maggio un congresso straordinario dei socialdemocratici potrebbe approvare la svolta storica, A quel punto, la strada sarebbe una discesa verso il vertice Nato di Madrid. E lo scudo Atlantico si stenderebbe su tutta la penisola scandinava.