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È Medvedev, eterno consigliere di Putin, il falco della guerra che rilancia la minaccia del nucleare sul Baltico

Vicepresidente del Consiglio per la sicurezza, secondo uomo più potente di Mosca, replica alla presa di posizione di Svezia e Finlandia decise ad aderire alla Nato. E stravolge il profilo di mediatore che si era ritagliato accanto allo zar
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Un'adesione della Svezia e della Finlandia alla Nato costringerebbe la Russia a rafforzare le proprie difese e a interrompere ogni trattativa per un'area del Baltico libera da armi nucleari: lo ha detto oggi a Mosca Dmitry Medvedev, il vicepresidente del Consiglio per la sicurezza nazionale, l'uomo così vicino a Vladimir Putin da essere stato scelto nel 2008 per prendere il suo posto alle presidenziali, ed essere eletto per ricoprire la carica di presidente della Federazione Russa fino al  2012. Medvedev riporta al centro del braccio di ferro politico che muove gli equilibri internazionali il tema del nucleare con Finlandia e Svezia che ieri hanno annunciato ufficialmente di voler abbandonare la propria posizione di neutralità, temendo un imminente aggressione russa, e di voler aderire alla Nato. La stessa prospettiva, avanzata dall'Ucraina, era stata addotta dal Cremlino come una delle ragioni dell'avvio dell'offensi…

Un'adesione della Svezia e della Finlandia alla Nato costringerebbe la Russia a rafforzare le proprie difese e a interrompere ogni trattativa per un'area del Baltico libera da armi nucleari: lo ha detto oggi a Mosca Dmitry Medvedev, il vicepresidente del Consiglio per la sicurezza nazionale, l'uomo così vicino a Vladimir Putin da essere stato scelto nel 2008 per prendere il suo posto alle presidenziali, ed essere eletto per ricoprire la carica di presidente della Federazione Russa fino al  2012. Medvedev riporta al centro del braccio di ferro politico che muove gli equilibri internazionali il tema del nucleare con Finlandia e Svezia che ieri hanno annunciato ufficialmente di voler abbandonare la propria posizione di neutralità, temendo un imminente aggressione russa, e di voler aderire alla Nato. La stessa prospettiva, avanzata dall'Ucraina, era stata addotta dal Cremlino come una delle ragioni dell'avvio dell'offensiva militare il 24 febbraio. Secondo il dirigente, ex primo ministro, in caso di ingresso di Helsinki e Stoccolma nell'alleanza atlantica "non ci potrà più essere una discussione sullo status del Baltico libero dal nucleare". Medvedev ha anche aggiunto che "l'equilibrio deve essere ripristinato" e, senza fornire altri riferimenti, che "fino a oggi "la Russia non ha adottato misure del genere e non ha inteso farlo". 

"Le attuali minacce russe sembrano piuttosto strane, quando sappiamo che già prima della guerra in Ucraina, i russi tengono le armi a 100 chilometri dal confine della Lituania. Le armi nucleari sono sempre state tenute a Kaliningrad. La comunità internazionale, i Paesi della regione, ne sono perfettamente consapevoli. Le usano come una minaccia". Ha replicato sul Guardian il primo ministro della Lituania Ingrida Šimonyta, che ha liquidato con la frase "niente di nuovo" l'avvertimento. Medvedev già il 21 marzo aveva attaccato la Polonia con un raggelante testo diffuso su Telegram alla vigilia della visita di Joe Biden a Varsavia. "Prima o poi i polacchi capiranno che l'odio verso la Russia non rafforza la società, non contribuisce al benessere o alla pace" aveva dichiarato il fidatissimo di Putin, prendendosela con il premier polacco Mateusz Morawiecki non solo perché era volato a Kiev con il leader ceco e sloveno, ma aveva deciso di minimizzare la sua dipendenza economica da Mosca in risposta all'offensiva russa in Ucraina. "La propaganda polacca è la critica più feroce, volgare e stridula della Russia. Comunità di imbecilli politici", scriveva Medvedev accusando Varsavia di aver dimenticato il sacrificio dei soldati sovietici che "cacciarono gli invasori" durante la seconda guerra mondiale. "La storia ora viene ridisegnata, i monumenti vengono demoliti". E concludeva: "Ora gli interessi dei cittadini polacchi sono stati sacrificati alla russofobia di questi politici mediocri e dei loro burattinai d'oltreoceano con chiari segni di follia senile".

Toni durissimi che tracciano un profilo dell'uomo più vicino a Putin molto diverso da quello del passato. Il fidato consigliere che nel 2009, dopo essere stato eletto presidente, aveva annunciato un governo più liberale segnato da un rinnovamento dei valori democratici e nel 2012 nel corso dell'ultimo incontro con Barack Obama, a Seul, aveva sottolineato come "probabilmente gli ultimi tre anni fossero stati i migliori nella storia delle relazioni bilaterali tra Russia e Usa". Obama l'aveva ringraziato personalmente per la collaborazione prestata nell'ambito delle vicende più intricate che avevano caratterizzato il quadro internazionale negli ultimi anni. Al centro di quell'effimero idillio diplomatico c'era proprio il tema del nucleare con il trattato New Start, firmato a Praga in un summit fra Barack Obama e l’allora presidente russo Dmitrij Medvedev, quando Biden era vicepresidente. Il patto si prefiggeva l'obiettivo di andare verso una riduzione del limite di testate nucleari. Poco più di dieci anni dopo, Joe Biden, appena insediato alla Casa Bianca, con Vladimir Putin, aveva dato il via libera alla proroga di cinque anni del New Start in scadenza che Donald Trump aveva rinviato fino all’ultimo, accusando la Russia di non rispettare i patti e nel tentativo di coinvolgere anche la Cina. 

Ma lo spirito con cui si sottoscriveva la proroga di quell'accordo nel 2021 era sensibilmente mutato, e i rapporti tra le due superpotenze si erano irrigiditi tra sospetti di interferenze nelle elezioni presidenziali, tensione intorno agli equilibri mediorientali in Afghanistan e una repressione interna del dissenso da parte di Mosca sempre più dura. Joe Biden aveva ribadito la condanna che era già stata espressa dalla sua diplomazia per l’avvelenamento e poi l’arresto dell’oppositore Aleksej Navalnyj, quello stesso Navalnyj che con la sua Fondazione anti-corruzione (Acf) aveva preso di mira proprio il “secondo uomo più potente in Russia” Medvedev accusandolo di "aver creato una rete corrotta di fondazioni di beneficenza attraverso le quali riceve tangenti dagli oligarchi e costruisce freneticamente palazzi e dacie in tutto il Paese". L’inchiesta più grande mai svolta dal suo team diventata virale sul web, aveva portato a chiedere formalmente l'apertura di un procedimento penale per corruzione nei confronti del primo ministro russo. In quelle carte Navalnyj rivelava anche che era Medvedev l'uoomo dietro alla società Dockell di Cipro, proprietaria di una tenuta di cento ettari a cavallo tra i Comuni di Castelnuovo Berardegna e Radda in Chianti, a 14 chilometri da Siena: la tenuta dell'Aiola, centomila bottiglie di Chianti classico prodotte ogni anno ed esportate in gran parte in Germania, Giappone, Usa e Russia. Notizia mai confermata.