Incrociatore russo Movska, perché l'attacco nel Mar Nero può cambiare la guerra
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoLa perdita dell'incrociatore "Moskva" è un duro colpo per il Cremlino. Non solo per il valore simbolico che nasce dal nome dell'unità, permettendo agli ucraini di esultare per "l'affondamento di Mosca", e per il peso militare legato al ruolo di ammiraglia della flotta del Mar Nero: la sua distruzione ha un impatto strategico, tale da influire sulla prossima fase della guerra.
La fine dell'assedio di Odessa
Le notizie sulla sorte dell'incrociatore sono ancora frammentarie. Di sicuro c'è stata un'esplosione a bordo, così grave da avere investito i depositi di munizioni e convinto il capitano a ordinare di abbandonarla: la trasmissione radio che chiedeva soccorso è stata registrata i Paesi dell'area. Fonti ucraine sostengono sia stata opera di un missile e parlano di un modello di produzione nazionale, il "Sea Neptune", sulle cui capacità operative c'è molto scettici…
La perdita dell'incrociatore "Moskva" è un duro colpo per il Cremlino. Non solo per il valore simbolico che nasce dal nome dell'unità, permettendo agli ucraini di esultare per "l'affondamento di Mosca", e per il peso militare legato al ruolo di ammiraglia della flotta del Mar Nero: la sua distruzione ha un impatto strategico, tale da influire sulla prossima fase della guerra.
La fine dell'assedio di Odessa
Le notizie sulla sorte dell'incrociatore sono ancora frammentarie. Di sicuro c'è stata un'esplosione a bordo, così grave da avere investito i depositi di munizioni e convinto il capitano a ordinare di abbandonarla: la trasmissione radio che chiedeva soccorso è stata registrata i Paesi dell'area. Fonti ucraine sostengono sia stata opera di un missile e parlano di un modello di produzione nazionale, il "Sea Neptune", sulle cui capacità operative c'è molto scetticismo; alcuni esperti sottolineano invece come pochi giorni fa Boris Johnson abbia promesso a Kiev armi antinave avanzate.
In ogni caso, la Russia ha perso una delle sue unità più importanti e la libertà di navigazione nel Mar Nero: adesso la possibilità di minacciare Odessa con uno sbarco diventa ancora più remota, offrendo al comando ucraino la possibilità di spostare altrove i reparti tenuti a difesa della città. Un risultato strategico, che potrebbe condizionare l'evoluzione del conflitto: truppe scelte ora potrebbero raggiungere il fronte, sostenendo l'offensiva contro i russi a Kherson o rinforzando la linea che protegge il Donbass dall'annunciato attacco degli invasori.
L'ammiraglia sovietica
La "Moskva" è stata la prima nave della classe "Slava", i pesi massimi con cui negli anni Settanta la Marina sovietica aveva lanciato la sfida nell'Atlantico contro la Us Navy. Lunga oltre 186 metri e con un dislocamento di 12 mila tonnellate, spiccava per le forme che la rendevano somigliante all'astronave di un film di fantascienza: la torre con la plancia di comando e le antenne radar si ergeva altissima sulla doppia fila di grandi cilindri, che custodivano missili lunghi quasi dodici metri. L'aspetto complessivo aveva qualcosa di mostruoso e sinistro, molto lontano dall'architettura più lineare delle ammiraglie della Nato.
Questi incrociatori avevano una missione fondamentale: dare la caccia alle portaerei statunitensi nell'Oceano, bersagliandole da lunga distanza con raffiche di missili a velocità supersonica. Allo stesso tempo, le potenti difese contraeree e i sistemi radar di scoperta offrivano copertura alle altre unità delle squadre navali sovietiche: concettualmente, erano simili alle corazzate della seconda guerra mondiale.
La costruzione è iniziata nel 1976, con l'ingresso in servizio nel 1983. All'epoca si chiamava "Slava" perché il nome "Moskva" era in quel momento assegnato a una portaelicotteri con propulsione nucleare. Spesso penetrava nel Mediterraneo per lunghe crociere, che l'hanno vista protagonista del declino militare dell'Urss. Nel dicembre 1989, pochi giorni dopo il crollo del Muro di Berlino, è stata ormeggiata a Malta per ospitare la delegazione sovietica nel summit tra Gorbaciov e Bush Senior, il primo tentativo di definire un nuovo ordine mondiale di fronte al disfacimento del Blocco Orientale.
Un anno dopo, la crisi russa investe anche l'incrociatore: viene pensionato per mancanza di fondi e resta fermo per quasi nove anni. Poi c'è stata una completa ristrutturazione e il ritorno in linea con il nuovo battesimo nel 2000: il segnale della rinascita della potenza navale russa. I lavori hanno visto aggiornare le strumentazioni elettroniche e gli armamenti principali, introducendo nuovi missili anti-nave - con raggio di cinquecento chilometri - e anti-aerei. Ulteriori aggiornamenti sono stati realizzati nel 2016 e nel 2018, nel tentativo di mantenere efficiente una nave grande e complessa con quarant'anni di attività sulle spalle.
La minaccia alla costa
Dall'inizio del conflitto il "Moskva" aveva avuto un ruolo chiave nelle operazioni marittime, coordinando le iniziative della flotta russa per il blocco del porto di Odessa e le minacce contro la costa ucraina del Mar Nero. Sin dal blitz contro l'Isola del Serpente e la cattura della guarnigione ucraina - che avrebbe risposto con una parolaccia all'offerta di resa - l'incrociatore ha testimoniato la superiorità russa nel confronto navale: la sua presenza ha garantito la protezione alla squadriglia di unità da sbarco che più volte in queste settimane si è spinta verso il litorale, obbligando il comando ucraino ad arroccarsi nella metropoli. L'ultima volta è stato avvistato la scorsa settimana non lontano dall'Isola del Serpente. A bordo c'erano quasi cinquecento uomini.
Sono state missioni di rappresentanza, per "mostrare la bandiera", perché l'incrociatore ha i limiti imposti dalla sua età. Anzitutto, non dispone di missili cruise per colpire il territorio ucraino, contrariamente alle unità russe più moderne e molto più piccole. Anche le protezioni contraeree non sono in grado di avvistare i piccoli droni, che adesso - lo dimostra un video diffuso da Mosca - si spingono pure sul mare. Poi ha i difetti progettuali della Guerra Fredda, quando si concepiva ogni scontro in funzione delle bombe nucleari: non c'era grande attenzione agli scontri "convenzionali" e così mancavano blindature dei depositi di munizioni e dei serbatoi. Una situazione pagata a caro prezzo dagli inglesi alle Falklands quarant'anni fa, che probabilmente ha deciso la sorte del "Moskva": anche un piccolo missile scagliato con precisione su una delle zone sensibili può averne sancito la condanna.