La corsa per salvare il Donbass: “Nuove armi entro una settimana”
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - È una corsa contro il tempo. E sulla linea di partenza c'è la Nato. L'obiettivo è rifornire di armi l'Ucraina. Prima che sia troppo tardi. Prima che l'attacco russo nel Donbass diventi irresistibile per l'esercito di Kiev. Prima che la resistenza di Kiev venga abbattuta. Perché a sud-est tutti, a questo punto, si giocano la partita della vita. Per Putin è quasi il tutto per tutto, per il fronte occidentale è l'occasione per assestare un colpo alle funzioni vitali del Cremlino.
Nelle analisi compiute in questi giorni dall'Alleanza atlantica, è allora maturata la convinzione che la fase di riassestamen…
BRUXELLES - È una corsa contro il tempo. E sulla linea di partenza c'è la Nato. L'obiettivo è rifornire di armi l'Ucraina. Prima che sia troppo tardi. Prima che l'attacco russo nel Donbass diventi irresistibile per l'esercito di Kiev. Prima che la resistenza di Kiev venga abbattuta. Perché a sud-est tutti, a questo punto, si giocano la partita della vita. Per Putin è quasi il tutto per tutto, per il fronte occidentale è l'occasione per assestare un colpo alle funzioni vitali del Cremlino.
Nelle analisi compiute in questi giorni dall'Alleanza atlantica, è allora maturata la convinzione che la fase di riassestamento e di riorganizzazione delle truppe e dei mezzi russi si possa concludere nei prossimi giorni, entro la prossima settimana. Dopo Pasqua scatterà il tentativo di affondo. La tattica di Mosca è stata ricalibrata per conquistare il Donbass almeno fino alla Crimea. In modo di chiudere preliminarmente lo spazio del Mar d'Azov. L'obiettivo ucraino e del fronte occidentale è invece quello di resistere. Perché non cedere in quella regione significa vincere la guerra. Ma per raggiungere lo scopo, le nuove armi vanno consegnate subito. Entro, appunto, i prossimi 4-5 giorni. Esattamente come ha confermato oggi il Pentagono annunciando la partenza del primo convoglio aereo.
Ma di quali armi si sta parlando? Lo scenario - ripetono i report occidentali - è del tutto cambiato rispetto alla prima fase della guerra. Non si tratta più di fermare le colonne in movimento verso Kiev. Ma di far fronte ad una avanzata in campo aperto. In questa situazione l'esercito di Zelenski ha un bisogno essenziale di due contromisure: carri armati da contrapporre a quelli russi e di missili anti-nave.
Oltre ai 120 blindati che la Gran Bretagna ha già spedito e ai blindati italiani in via di trasferimento, l'operazione prevede la spedizione dei carri di progettazione sovietica dalla Polonia, Romania, Bulgaria e Repubblica Ceca. L'idea è sempre quella di giocare lungo il sottile confine dell'ambiguità. Perché questi mezzi, in particolare i T-72 e gli S-300, sono consegnati e donati direttamente da Varsavia, Bucarest, Sofia e Praga e non dalla Nato. Lo stesso principio è applicato agli aiuti finanziari e militari della Ue. Ma è evidente che esiste un coordinamento anche perché i quattro paesi del Patto in questione stanno ricevendo in sostituzione dagli Usa i più moderni carri Abrams. Il fronte est della Nato, del resto, non può essere sguarnito.
La scelta di ricorrere ai mezzi di derivazione sovietica è poi giustificata con tre esigenze: la velocità del passaggio (quei quattro paesi sono tutti confinanti con l'Ucraina), la capacità dei soldati ucraini di maneggiare quei mezzi (quelli più attuali avrebbero bisogno di un periodo di addestramento) e la necessità di evitare che i dispositivi più moderni cadano nelle mani dei russi.
Bisogna tenere presente che il governo di Kiev ha chiesto l'immediata operatività dei mezzi che stanno ricevendo. Devono quasi essere già armati. Proprio per stringere i tempi e per salvare 30 mila soldati ucraini che rischiano di rimanere intrappolati nell'azione a tenaglia di Mosca. Ma come trasferirli? La Polonia sta utilizzando soprattutto la via stradale con delle bisarche ad hoc. Ma devono evitare di comporre colonne troppo lunghe e rintracciabili. L'altro canale è quello ferroviario. E infine con gli aerei, anche se richiedono una procedura più lunga perché in alcuni casi i carri vanno smontati e rimontati.
Il secondo tipo di armamento sono i razzi anti-nave. Come ha dimostrato l'affondamento dell'incrociatore Moskva, quella è l'altra linea di difesa dell'Ucraina. Perché nel Donbass i bombardamenti partiranno in primo luogo dai vascelli in azioni nel Mar d'Azov e nel Mar Nero. Le riserve ucraine di questo tipo di dispositivo difensivo si stanno esaurendo, hanno bisogno di essere riapprovvigionate. In questo caso, la strada preferita è quella terrestre con veicoli ad hoc. Poi, certo proseguirà la fornitura di missili anticarro e di droni (quest'ultimi in particolare dalla Turchia).
La Nato vuole dunque scommettere sulla forza di resistenza ucraina. Ma deve farlo velocizzando tutti i trasferimenti. L'orologio è un'arma tanto invisibile quanto determinante. Putin scommette sulla conquista del Donbass entro il 9 maggio, la giornata in cui si ricorda la resa nazista. È il passo che gli consentirebbe di proclamare la vittoria. Per gli Usa è l'occasione per danneggiargli definitivamente l'immagine. Fuori e dentro i confini della Russia.