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Esperto di strategia militare Usa: "Dall'affondamento della Moskva la svolta, ora sarà guerra a bassa intensità"

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Michael Petersen, direttore del Russia Maritime Studies Institute al dipartimento studi strategici prevede un conflitto lungo dal quale non è detto che la Russia riesca a raggiungere gli obiettivi che si prefissava
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LONDRA – “La Russia ha sottovalutato l’Ucraina e l’affondamento dell’incrociatore Moskva è una delle conseguenze”. Michael Petersen, direttore del Russia Maritime Studies Institute al dipartimento studi strategici dello US Naval War College, uno dei maggiori esperti mondiali sulla Marina militare di Mosca, non sembra avere dubbi che sia stato un missile ucraino a colpire l’ammiraglia della flotta russa sul Mar Nero. E in questa intervista al telefono da Newport, sulla costa atlantica degli Stati Uniti, fa due previsioni: “Le forze russe non saranno in grado di sbarcare a Odessa e la guerra finirà senza una vera fine, trasformandosi in un conflitto a bassa intensità come quello che va avanti da otto anni nel Donbass”.

LONDRA – “La Russia ha sottovalutato l’Ucraina e l’affondamento dell’incrociatore Moskva è una delle conseguenze”. Michael Petersen, direttore del Russia Maritime Studies Institute al dipartimento studi strategici dello US Naval War College, uno dei maggiori esperti mondiali sulla Marina militare di Mosca, non sembra avere dubbi che sia stato un missile ucraino a colpire l’ammiraglia della flotta russa sul Mar Nero. E in questa intervista al telefono da Newport, sulla costa atlantica degli Stati Uniti, fa due previsioni: “Le forze russe non saranno in grado di sbarcare a Odessa e la guerra finirà senza una vera fine, trasformandosi in un conflitto a bassa intensità come quello che va avanti da otto anni nel Donbass”.

Innanzi tutto, professor Petersen, chi o cosa ha affondato la Moskva?
“Impossibile saperlo con certezza, ma tutti i segni puntano a dirci che sono stati dei missili ucraini Nettuno a colpirla e affondarla, non un incendio scoppiato per caso come sostiene la Russia”.

La stessa rappresaglia russa, andando a colpire a Kiev una fabbrica di missili anti-nave ucraini, non suggerisce che siano proprio stati questi ad affondare l’incrociatore?
“In effetti la risposta di Putin ne è una conferma implicita. Sono sorpreso che la Russia non avesse cercato di distruggere già prima quella fabbrica di missili, ma abbia aspettato a farlo solo dopo subito il danno”.

Forse Putin non si aspettava che gli ucraini avrebbero messo a segno un attacco così audace?
“Probabile che la ragione sia questa. Dall’inizio della guerra la Russia ha sottovalutato le forze ucraine: pensava di vincere in pochi giorni o poche settimane e invece in due mesi le azioni più significative le hanno compiute gli ucraini. In generale, i russi hanno sempre guardato agli ucraini con disprezzo, perlomeno militarmente, e adesso ne pagano le conseguenze”.

Odessa (afp)

L’Economist scrive che l’affondamento della Moskva è la perdita navale più grave dalla Seconda guerra mondiale. Altri ricordano che l’ultima nave russa affondata era stato un altro incrociatore, sempre nel mar Nero, per ironia della sorte chiamato Ucraina Rossa, centrato dai bombardieri Stukas tedeschi nel 1941. Quante sono ridotte le capacità della flotta russa?
“Sul piano della potenza da fuoco, la flotta del mar Nero ha subito un serio danno. I russi hanno nella regione alcune fregate più moderne della Moskva, ma sono più piccole e adatte per gli sbarchi piuttosto che per bombardare la terraferma. Avvicinarsi alla costa ora sarà più pericoloso per la Marina di Putin. La sua flotta, inoltre, dovrà affidarsi a missili ad alta precisione e lungo raggio: ne ha di meno e costano di più”.

Gli ucraini dicono di temere rappresaglie su Odessa. C’è il rischio di uno sbarco per conquistarla?
“Rappresaglie con missili sulla città sono certamente possibili. Uno sbarco per conquistarla, meno. Chi ha in mente un’operazione tipo lo sbarco in Normandia deve ricredersi: servono molti uomini per una missione simile a Odessa e la Russia non ne ha. Potrebbe utilizzarne al massimo 3-4 mila da bordo delle sue navi e ci sarebbero enormi difficoltà logistiche per sostenerli dopo lo sbarco. L’avanzata lungo la costa, nel frattempo, sembra essersi bloccata a Kherson. E il grosso delle forze è stato spostato nel Donbass”.

Sarebbe possibile, viceversa, per l’Ucraina riprendere Mariupol?
“Sarebbe importante, perché da quel porto partivano le sue esportazioni di grano e carbone. Ma sarà difficile. Può darsi che parte della città riesca a resistere, ma i russi faranno di tutto per non ritirarsi anche da lì”.

Crede che controllare tutto il Donbass e creare attraverso Mariupol un corridoio fino alla Crimea sia il nuovo obiettivo di Putin?
“Credo di sì. Un obiettivo assai ridotto rispetto ai suoi piani originali”.

E potrebbe riuscire a realizzarlo entro il 9 maggio, quando la Russia celebra la vittoria nella Seconda guerra mondiale?
“Ne dubito. Gli piacerebbe per spacciarlo come una vittoria o almeno un premio di consolazione, ma mancano appena tre settimane a quella data, nelle quali l’Ucraina continuerà a ricevere sempre più armi dall’Occidente. E le forze di Kiev sembrano ringalluzzite dalla piega che ha preso la guerra”.

Come ha fatto il Davide ucraino a fermare finora il Golia russo?
“Le truppe ucraine sono più determinate, come spesso accade quando si combatte per difendere la madre patria da un invasore: i russi dovrebbero saperne qualcosa, fecero lo stesso contro i nazisti. E ci sono dei vantaggi a combattere sul proprio territorio: lo conosci meglio, i rifornimenti sono più facili”.

Putin è stato umiliato con l’affondamento della Moska: c’è il rischio che risponda con una escalation?
“Non sappiamo cosa gli dicono i suoi generali, ma non avranno potuto addolcire una pillola così amara. Può darsi che Putin sia tentato da una escalation. Ma è una mossa che rischia di provocare risposte anche da parte occidentale, procurandogli ulteriori umiliazioni”.

E allora come può finire la guerra?
“Senza una vera fine delle ostilità: con un conflitto a bassa intensità, come è avvenuto nel Donbass dal 2014 a oggi, o al massimo con una tregua, in cui ognuna delle due parti rimane sulle sue posizioni. Dopo i crimini di guerra russi e la reazione militare ucraina, è difficile che Kiev faccia grandi concessioni. E Putin è stato abbastanza umiliato militarmente per poter fare concessioni politiche”.

Sarebbe comunque una vittoria morale per l’Ucraina?
“Indubbiamente, ma lascerebbe aperti tutti i problemi. Questo conflitto avrà un lungo strascico”.