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L’Isis minaccia: “Attacchiamo l’Europa mentre i crociati combattono tra loro”

Videomessaggio su un canale Telegram noto ai Servizi. Nell’ultimo mese diversi allarmi. I combattenti dell’organizzazione si stanno riarmando
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Il videomessaggio è spuntato su un canale Telegram, considerato “sensibile” dalle intelligence occidentali. La voce è di quello che è stato accreditato come il nuovo portavoce dell’Isis, Abu-Omar al Muhajir. Il messaggio è chiaro: «I tempi sono maturi: attacchiamo l’Europa mentre i crociati si combattono fra loro». Quello che da settimane gli analisti ritenevano possibile, è dunque accaduto. Dalla Siria, da quello che resta di uno Stato islamico distrutto ma evidentemente non ancora morto, qualcuno cerca di sfruttare la debolezza dovuta al conflitto in Ucraina, per rilanciare la jihad. 
 
 
Il messaggio – intitolato “Combattili e Dio li cas…
Il videomessaggio è spuntato su un canale Telegram, considerato “sensibile” dalle intelligence occidentali. La voce è di quello che è stato accreditato come il nuovo portavoce dell’Isis, Abu-Omar al Muhajir. Il messaggio è chiaro: «I tempi sono maturi: attacchiamo l’Europa mentre i crociati si combattono fra loro». Quello che da settimane gli analisti ritenevano possibile, è dunque accaduto. Dalla Siria, da quello che resta di uno Stato islamico distrutto ma evidentemente non ancora morto, qualcuno cerca di sfruttare la debolezza dovuta al conflitto in Ucraina, per rilanciare la jihad. 
 
 
Il messaggio – intitolato “Combattili e Dio li castigherà per mano tua” – è il primo attacco esplicito, da tempo, all’Occidente. E parte, non casualmente, da un proposito di vendetta. «Annunciamo – dice al-Muhajir – affidandoci a Dio una sacra campagna di vendetta per la morte di Abu Ibrahim al-Qurashi e dell’ex portavoce del gruppo», al-Muhajir abu Hamza al-Qurashi. La richiesta che il nuovo portavoce presenta è quella di «un’offensiva globale, i tempi sono maturi: i crociati si combattono fra loro. Se colpite, colpite duramente in modo da causare dolore e terrorizzare».
 
Che sia soltanto un’operazione di propaganda, e non qualcosa che preluda a un reale intervento sul campo, è evidentemente impossibile dirlo. Così come è difficile essere certi della bontà del messaggio: «È tutto così frammentato per avere delle certezze» spiega una fonte italiana dell’intelligence. Di certo ci sono due cose: la prima è che il canale su cui è stato veicolato il messaggio è noto ai Servizi. La seconda è che in questo momento l’unica vera forza che l’esercito jihadista possiede sono proprio le cellule dormienti, quei lupi solitari rientrati in Europa che potrebbero radicalizzarsi velocemente e trasformarsi in un’arma a servizio del terrore. 
 
 
Esiste però un terzo elemento, che forse è quello che preoccupa di più. E cioè che da circa un mese gli alert su una possibile riorganizzazione dell’Isis erano stati parecchi. Quello più chiaro era arrivato dagli Stati Uniti: il generale Michael “Erik” Kurilla, il nuovo comandante del Comando centrale degli Stati Uniti, dopo aver visitato i campi di prigionia in Siria, ha raccontato come la situazione sia in forte fermento: ci sono state sommosse, evasioni dalle carceri, gli ex combattenti sono arrabbiati e si stanno riarmando. Dal silenzio, l’Isis potrebbe rinascere. E non soltanto con i messaggi sui social.