Spagna, spiati con Pegasus i telefoni di 63 leader e attivisti dell'indipendentismo catalano
di Alessandro Oppes , di Alessandro OppesUn controllo di massa, durato almeno tre anni. Sono 63 i leader e gli attivisti del movimento indipendentista catalano spiati attraverso il software israeliano Pegasus tra il 2017 e il 2020, cioè dall’anno chiave per la sfida separatista allo Stato spagnolo – culminato con il referendum illegale del 1° ottobre – fino ai mesi successivi alle pesanti condanne inflitte dal Tribunale supremo di Madrid. La lista, rivelata oggi da The New Yorker nell’articolo “Come le democrazie spiano i loro cittadini” a firma di Ronan Farrow e che si basa su un rapporto del gruppo di investigatori di Toronto, The Citizen Lab, comprende tra gli altri gli ultimi 4 presidenti regionali: da Artur Mas, che avviò la sfida indipendentista al governo centrale, a Carles Puigdemont, in carica nelle giornate convulse della consultazione popolare del 2017. E poi Quim Torra, fino all’attuale capo dell’esecutivo Pere Aragonès.
Un controllo di massa, durato almeno tre anni. Sono 63 i leader e gli attivisti del movimento indipendentista catalano spiati attraverso il software israeliano Pegasus tra il 2017 e il 2020, cioè dall’anno chiave per la sfida separatista allo Stato spagnolo – culminato con il referendum illegale del 1° ottobre – fino ai mesi successivi alle pesanti condanne inflitte dal Tribunale supremo di Madrid. La lista, rivelata oggi da The New Yorker nell’articolo “Come le democrazie spiano i loro cittadini” a firma di Ronan Farrow e che si basa su un rapporto del gruppo di investigatori di Toronto, The Citizen Lab, comprende tra gli altri gli ultimi 4 presidenti regionali: da Artur Mas, che avviò la sfida indipendentista al governo centrale, a Carles Puigdemont, in carica nelle giornate convulse della consultazione popolare del 2017. E poi Quim Torra, fino all’attuale capo dell’esecutivo Pere Aragonès.
Ma ci sono anche numerosi altri dirigenti catalani, compresi alcuni dei politici che vennero condannati per sedizione nell’ottobre 2019, e alcuni degli avvocati che li difesero davanti al Tribunale supremo. E la lista comprende pure alcuni rappresentanti di spicco dell’indipendentismo basco, compreso il leader indiscusso Arnaldo Otegi.
Già a luglio del 2020 si era saputo che alcuni politici catalani erano stati spiati da Pegasus attraverso l’hackeraggio dei loro telefoni cellulari – lo stesso sistema rilevato anche ora – ma in quell’occasione sembrava che le operazioni di intercettazione fossero limitate a pochi leader dell’indipendentismo, seppure di rilievo come l’allora presidente del Parlamento di Barcellona, Roger Torrent, ed Ernest Maragall, all’epoca “ministro degli Esteri” della Catalogna. Mai si era visto però – e anche Citizen Lab lo sottolinea con preoccupazione – uno spionaggio esteso a un gruppo così esteso di persone all’interno dello stesso ambito.
Il sistema Pegasus, della compagnia israeliana Nso, può essere venduto direttamente solo ai governi. Ma l’esecutivo spagnolo ha sempre negato di averne fatto uso e di essere coinvolto in qualsiasi operazione di spionaggio. Nega ogni responsabilità il Ministero dell’Interno e fa altrettanto il Cni, i servizi di intelligence spagnoli. Ma già nel 2020, quando emersero i primi casi in cui si faceva riferimento ai politici catalani, il quotidiano El País sostenne che, in realtà, il Cni dispone del programma Pegasus. Se dovesse esistere una responsabilità governativa, andrebbe comunque condivisa tra le due forze politiche che hanno guidato l’esecutivo negli anni indicati dal rapporto di The Citizen Lab: se infatti nel 2017 al governo c’era ancora il Pp di Mariano Rajoy, dall’anno successivo la Moncloa è passata sotto il controllo dei socialisti di Pedro Sánchez.