Brasile, il misogino Bolsonaro prova a conquistare l'elettorato femminile
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoJair Messias Bolsonaro ha sempre avuto un problema con le donne. Le tratta con distacco, quasi sempre le ignora, spesso le disprezza, quando lo criticano, le insulta. Si è conquistato, per questo, il titolo di misogino. Resta famosa, quando era deputato, l’invettiva nei confronti di una collega del Congresso che gli contestava una delle poche proposte di legge che aveva presentato. “Non ti violenterei”, disse, “perché sei brutta”. Eppure sono milioni le fans che letteralmente lo adorano, aspettano trepidanti ore che appaia in pubblico, lo seguono sui social, puntano a farsi insieme un selfie, anche semplicemente un autografo.
Nella sua famiglia sono u…
Jair Messias Bolsonaro ha sempre avuto un problema con le donne. Le tratta con distacco, quasi sempre le ignora, spesso le disprezza, quando lo criticano, le insulta. Si è conquistato, per questo, il titolo di misogino. Resta famosa, quando era deputato, l’invettiva nei confronti di una collega del Congresso che gli contestava una delle poche proposte di legge che aveva presentato. “Non ti violenterei”, disse, “perché sei brutta”. Eppure sono milioni le fans che letteralmente lo adorano, aspettano trepidanti ore che appaia in pubblico, lo seguono sui social, puntano a farsi insieme un selfie, anche semplicemente un autografo.
Nella sua famiglia sono una minoranza: Michelle, la terza moglie, da cui ha avuto l’unica figlia femmina Laura. Il resto della tribù è composto da quattro maschi: i tre più grandi, tutti in politica, e il più piccolo Ronan avuto dalla seconda moglie. Molto testosterone. La formazione militare che lo ha portato fino al grado di capitano ha contribuito a forgiare il suo carattere di maschio Alfa. Ma con l’altro sesso restano le difficoltà. Nei suoi governi ci sono state solo due ministre. Non si è fatto condizionare dalle richieste di quote rose che gli suggerivano alcuni suoi consiglieri. Ha preferito abbondare nelle nomine militari. Oltre 20 hanno incarichi di rilievo nell’Esecutivo e centinaia nell’amministrazione pubblica. Però, adesso, a sei mesi dalle prossime elezioni, si rende conto che l’elettorato femminile ha un peso in Brasile che può essere decisivo in una eventuale conferma. Per restare a Planalto altri quattro anni ha bisogno dell’altra metà del cielo.
Non sarà facile conquistarle. Per farlo deve buttarsi a capo chino sui temi più cari alle brasiliane e cercare di tenere a freno la lingua. El Pais spiega che ha deciso di affidarsi alla moglie Michelle e alla pastora evangelica Damares Alves, avvocato, personaggio discusso, più volte al centro di polemiche, fino a un mese fa ministra della Donna, Famiglia e Diritti Civili. Decisa antifemminista, figlia di un parroco, Alves è contraria all’aborto in qualsiasi condizione, ignora le identità di genere, non sopporta i gay, considera la marijuana un kliller chimico, ha lavorato a lungo per creare la scuola Sem Partido.
Su di lei si raccontano decine di aneddoti. Il più oscuro è legato a sua figlia adottiva, una ragazza indigena della tribù Kamayurá del parco di Xingu. Ha sempre sostenuto che le era stata consegnata dai genitori poverissimi. Ma gli stessi genitori hanno detto che in realtà era stata sottratta con l’inganno: un’amica dell’ex ministro la prese in consegna per portarla dal dentista ed è sparita con la piccola. Damares Alvas ammise alla fine di non aver provveduto a un’adozione ufficiale ma disse che all’epoca dei fatti era una pratica piuttosto comune. Oggi vivono ancora insieme.
Michelle e Damares hanno molti punti in comune. Sono entrambe evangeliche e impegnate nel sociale. Due settori imporranti. Le chiese e i loro aderenti sono un serbatoio di voti immenso. La moglie del presidente si occupa dei sordi e ha creato scuole delle scuole speciali per loro. Michelle ha più possibilità di infrangere il muro di scetticismo e avversione con l’elettorato femminile. Deve tentare di superarlo. Anche perché, secondo gli ultimi sondaggi, solo il 25 per cento delle donne è disposta a indicare Bolsonaro nell’urna. Con gli uomini c’è un distacco di 22 punti: il margine più alto nella storia dei candidati del Brasile. Non era stato raggiunto nemmeno ai tempi di Dilma Rousseff.
Jair si è messo anche a studiare temi ed espressioni del mondo femminile. Quando venne accusato per la prima volta di misoginia non sapeva cosa significasse. Pochi mesi dopo, durante un’intervista, ammise: “Sono andato su Google per capirlo”. Non se ne curò molto. Ma da quel giorno ha respinto con forza un’accusa che ritiene ingiusta. Nonostante i duri scontri con altre donne, le polemiche con le giornaliste che coprono la politica e chiesero in massa di essere esonerate, le frasi infelici che ha continuato a ripetere, tra “ti prenderei a pugni” contro una collega di Oglobo che faceva domande scomode, alle pesanti insinuazioni (“Mi avrebbe fatto di tutto pur di avere uno scoop”) nei confronti di Patricia Campos Mello, editorialista di Folha, pluripremiata a livello internazionale che indagava sul ruolo della macchina della propaganda attrezzata sui social dai figli e accusata di aver diffuso montagne di fake durante la campagna elettorale. Per il momento il presidente ha messo in cantiere una trasmissione di 20 minuti sulla sua diretta Facebook una volta alla settimana. Giura che risponderà alle domande delle donne che si collegano. Con il sostegno della moglie e della pastora.