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I russi sfondano nel Donbass: l'obiettivo ora è Sloviansk

Soldati ucraini sul fronte di Kharkiv 

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Con 78 battaglioni tattici schierati nella regione le truppe del Cremlino conquistano terreno a Est e puntano ad accerchiare gli ucraini, che ora arretrano
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Kramatorsk.  I soldati russi sfondano nel Donbass e in due giorni hanno preso Kremmine e Torsk per puntare verso Lyman. Si tratta di centri che punteggiano la pianura dell’est dell’Ucraina — Kremmine prima della guerra non arrivava a ventimila abitanti — ma è un movimento perentorio di venti chilometri che i soldati russi non facevano dall’inizio dell’invasione il 24 febbraio. Se prendessero anche Lyman, a quel punto sarebbero una decina di chilometri a nord dalle città gemelle di Sloviansk e di Kramatorsk, che sono il centro del Donbass e anche l’obiettivo di questa campagna ordinata dal presidente russo Vladimir Putin.

Sloviansk fu anche presa per pochi mesi dai separatisti nell’estate del 2014 e gli abitanti lo ricordano come un periodo amaro, di repressione e violenze. E quando i filorussi si ritirarono la grande statua di Lenin nella piazza centrale fu buttata giù per festeggiare la liberazione. Kramat…

Kramatorsk.  I soldati russi sfondano nel Donbass e in due giorni hanno preso Kremmine e Torsk per puntare verso Lyman. Si tratta di centri che punteggiano la pianura dell’est dell’Ucraina — Kremmine prima della guerra non arrivava a ventimila abitanti — ma è un movimento perentorio di venti chilometri che i soldati russi non facevano dall’inizio dell’invasione il 24 febbraio. Se prendessero anche Lyman, a quel punto sarebbero una decina di chilometri a nord dalle città gemelle di Sloviansk e di Kramatorsk, che sono il centro del Donbass e anche l’obiettivo di questa campagna ordinata dal presidente russo Vladimir Putin.

Sloviansk fu anche presa per pochi mesi dai separatisti nell’estate del 2014 e gli abitanti lo ricordano come un periodo amaro, di repressione e violenze. E quando i filorussi si ritirarono la grande statua di Lenin nella piazza centrale fu buttata giù per festeggiare la liberazione. Kramatorsk invece non è mai stata conquistata. Se cadesse sarebbe una prima volta storica per l’Ucraina. Con i suoi viali e le sue case basse che non offrono nascondigli ai difensori non sembra in grado di resistere a lungo.
C’è chi sostiene che gli ucraini stiano cedendo queste decine di chilometri di terreno apposta. Un po’ perché si stanno ritirando dietro a un fiume, che diventerà un ostacolo all’avanzata russa e quindi è inutile resistere in mezzo a una pianura quando pochi chilometri dopo puoi farlo dietro a una barriera naturale. Un po’ perché gli ucraini devono far allargare le forze russe, devono consentire un certo grado di sfilacciamento dei reparti e delle linee logistiche per poi fare quello che sanno fare meglio: colpire i nemici quando sono isolati e colpire le loro linee di rifornimento. Oppure non hanno retto l’onda d’urto dell’offensiva.

La Russia ha impegnato settantotto gruppi di battaglia tattici nel Donbass secondo il Pentagono e segue una dottrina convenzionale che funziona fin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale: concentrare tutta la potenza di fuoco in un settore fino a quando i difensori non sloggiano perché non possono fare altro. Il portavoce della Difesa russa, il generale Igor Konashenkov, ha dichiarato ieri che l’artiglieria russa ha colpito 1.260 siti militari ucraini e 1.214 concentrazioni di truppe (sono numeri che non è possibile verificare).

Ieri il Guardian citava una fonte europea per scrivere che i russi stanno trasferendo nel Donbass ventimila combattenti stranieri arruolati in Siria, Libia e altrove. È una notizia da confermare, ma se anche fosse vera ci sarebbe da chiedersi se davvero potrebbero essere utili per i russi — siriani e libici gettati nell’est dell’Ucraina, nel mezzo di un conflitto ipertecnologico senza la possibilità di capire che cosa succede attorno a loro.

Gli ucraini almeno per ora non tengono la linea del fronte anche perché una vera linea del fronte non c’è. Questa nel Donbass è una guerra di batterie di artiglieria, che tentano di colpirsi a vicenda da decine di chilometri di distanza. Gli ucraini fanno fuoco nella speranza di colpire i russi in un quadrante dell’orizzonte così lontano che nemmeno lo vedono e poi si spostano subito nella speranza di non essere colpiti dal fuoco di risposta.

Droni, aerei e spie a terra forniscono le coordinate, in una lotta che ricorda il gioco della battaglia navale — ma spostato su una pianura. Per questo motivo gli americani stanno mandando agli ucraini cannoni a lunga distanza e alcuni radar di terra capaci di vedere i colpi d’artiglieria dei russi quando sono ancora in volo e calcolare — a partire dalla traiettoria — il punto d’origine — e quindi dove si trova la batteria. Hanno anche organizzato un addestramento lampo di due settimane per mettere gli ucraini in grado di fare fronte ai russi.

Il risultato di questo modo di combattere è che le aree molti chilometri dietro al fronte sono prese di mira più del fronte stesso. A Kramatorsk negli ultimi tre giorni sono caduti tre missili balistici costosi e potenti che tentano di distruggere le basi dei militari ucraini. Volano per centinaia di chilometri e sprecarli contro una trincea che taglia l’erba in un punto qualsiasi del Donbass sarebbe una follia, quindi sono puntati contro bersagli paganti.

Due notti fa un Kalibr è arrivato in centro ma soltanto per caso ha colpito un prato e ha scavato un cratere abbastanza grande da contenere un monumento equestre. Se avesse colpito un palazzo lo avrebbe devastato. Si è discusso molto dei due missili che uccisero 57 civili alla stazione di Kramatorsk il 9 aprile, ma per questi missili ancora più potenti che arrivano tutti i giorni nessuno contesta la responsabilità russa — forse perché non toccano corde emotive nel pubblico.