Armi, non giocattoli
di Paolo Di Paolo, di Paolo Di Paolo
Non sono mai stato convinto che giocare, da bambini, con le armi finte sia una buona idea. Qualcuno dirà che no, non è grave, che in fondo sono giocattoli, che tutte le generazioni di maschi hanno avuto i loro soldatini di piombo e di plastica. Continuo a pensare che se ne potrebbe fare a meno, che si potrebbero fare crescere bambini senza farli giocare alla guerra. E ci penso con più nettezza guardando questa foto la cui protagonista è un’altra foto.
Quella mandata a Igor, sette anni, da suo padre in Ucraina. Igor è in Italia, e suo padre è nel paese in guerra. Nella foto c’è un carro armato. E non so, né voglio, interpretare lo sguardo di Igor. Incredulo? Sorpreso? Ammirato? Non lo so. So però che quel carro armato non è un giocattolo. E che è già tardi per chiedersi che segno resterà su questi bambini - questi e quelli che hanno vissuto le guerre balcaniche e ormai sono adulti; questi e quelli che vivono in Siria o in Libia o nello Yemen -, che segno resterà su chi vede, da troppo vicino, gli adulti giocare sul serio alla guerra.