I russi proteggono il relitto del Moskva dalle spie Nato
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoL’ultima battaglia per difendere i segreti dell’incrociatore e impedire che strumenti top secret finiscano in mani occidentali
L’ultima battaglia dell’incrociatore Moskva è quella per difendere i suoi segreti. Una piccola flotta di navi russe pattuglia la posizione dell’affondamento: vuole impedire che mezzi della Nato tentino di esplorare il relitto per catturare informazioni top secret. L’ammiraglia del Mar Nero infatti è colata a picco con tutto il suo arsenale di missili, radar e sistemi elettronici che rappresentano le strumentazioni più avanzate a disposizione di Mosca. Apparati che non hanno impedito la distruzione dell’incrociatore ma che potrebbero provocare un danno ancora maggiore alla marina russa se cadessero in mani occidentali.
I satelliti hanno individuato ben otto unità della flotta schierate nella zona dove il Moskva è andato a fondo. È altamente probabile che palombari russi si siano già calati nel relitto, per mettere in sicurezza codici e apparecchiature, oppure abbiano affidato la missione …
L’ultima battaglia dell’incrociatore Moskva è quella per difendere i suoi segreti. Una piccola flotta di navi russe pattuglia la posizione dell’affondamento: vuole impedire che mezzi della Nato tentino di esplorare il relitto per catturare informazioni top secret. L’ammiraglia del Mar Nero infatti è colata a picco con tutto il suo arsenale di missili, radar e sistemi elettronici che rappresentano le strumentazioni più avanzate a disposizione di Mosca. Apparati che non hanno impedito la distruzione dell’incrociatore ma che potrebbero provocare un danno ancora maggiore alla marina russa se cadessero in mani occidentali.
I satelliti hanno individuato ben otto unità della flotta schierate nella zona dove il Moskva è andato a fondo. È altamente probabile che palombari russi si siano già calati nel relitto, per mettere in sicurezza codici e apparecchiature, oppure abbiano affidato la missione a batiscafi-robot guidati via cavo, come quelli che si usano nelle operazioni di sminamento.
Stando alle immagini disponibili, la zona più devastata della nave era proprio in prossimità della plancia di comando: la postazione più sensibile dell’ammiraglia, dove avrebbe trovato la morte pure il capitano Anton Kuprin. Lì c’è anche il cuore della centrale di comunicazione criptata, forse il più importante dei segreti rimasti a bordo nell’affondamento. Ma anche l’ogiva dei grandi missili antinave P-1000 Vulcan, progettati per sfidare le portaerei statunitensi, potrebbe fare molta gola all’intelligence della Nato. Inoltre, elemento da non sottovalutare, solo l’esame delle strumentazioni rimaste sul relitto può permettere a Mosca di comprendere l’esatta dinamica dell’attacco che ha portato alla distruzione del Moskva.
L’interesse delle forze americane per l’incrociatore inabissato è testimoniato dal costante sorvolo dell’area dei ricognitori Boeing P8A, che da giorni decollano da Sigonella per poi muoversi nel Mar Nero in prossimità della flotta russa. Le loro spedizioni, interrotte nelle prime settimane del conflitto, sono riprese subito dopo l’attacco al Moskva e si sono intensificate nelle ultime ore.