LONDRA - "L'Ue vuole continuare a tenere un canale aperto con Vladimir Putin", come ha fatto ieri il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Ma l'ennesima telefonata di un leader Ue - e di un'ora e mezza - con il presidente russo non ha portato alcun progresso evidente. Né su un possibile negoziato con la Russia, in quanto Putin ha accusato gli europei di essere "irresponsabili e sfacciatamente russofobi", né sui possibili corridoi umanitari per la Pasqua Ortodossa, per ora negati da Mosca. Né su eventuali progressi di pace. Perché oramai Putin, nonostante le esortazioni di Michel, ha tranciato i contatti con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sebbene il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov sostenga che i negoziati sono "in stallo, in quanto Kiev non ha mai risposto alla nostra proposta cinque giorni fa", ricostruzione che l'Ucraina smentisce.
Parallelamente, la situazione sul campo e militare in Ucraina si fa sempre più ardua per Kiev. Ieri il generale russo Rustam Minnekayev ha confermato quanto temuto prima e durante la brutale guerra voluta da Putin: l'attuale piano di Mosca è di unire il Donbass alla Crimea, per poi occupare l'intera costa, lo sbocco sul Mar Nero e arrivare così fino alla occidentale Transnistria, la regione russofona e autoproclamatasi indipendente dalla Moldova. Una cerniera che stritolerebbe l'Ucraina.
Non a caso, dopo la chiamata di Michel e Putin, fonti Ue condividevano "l'impressione che gli attacchi russi a Est e nel Sud del Paese si intensificheranno presto. Le prossime due settimane saranno decisive. È urgente che l'Ucraina abbia aiuti". Lo dimostra l'assedio di Mariupol, che oramai la Russia tiene in scacco, nonostante centinaia di soldati e civili ucraini resistano strenuamente nei tunnel dell'acciaieria Azovstal: "Tregua solo se alzeranno bandiera bianca".
La sensazione è che, dopo le umiliazioni militari subite dai russi intorno a Kiev e nelle prime settimane dell'offensiva, il vento sia cambiato. Nelle stesse ore di giovedì in cui il presidente americano Joe Biden sosteneva che "Putin non vincerà mai in Ucraina", fonti dell'intelligence occidentale a Repubblica parlavano per la prima volta di "possibile successo per la Russia", "correzione degli errori precedenti", "esercito di Mosca rivitalizzato", soldati russi "il triplo degli ucraini" in Donbass e la convinzione che la guerra "durerà almeno fino alla fine dell'anno".
Boris Johnson ieri ha confermato tutto, anzi è andato oltre. Forse a causa di una domanda imprecisa durante la sua trasferta in India, il primo ministro britannico, strenue alleato di Zelensky e ora anche il primo leader occidentale ad ammettere che Putin potrebbe spuntarla in Ucraina, ha confermato che la guerra potrebbe addirittura "durare fino alla fine del 2023".
Intanto, la Germania persegue la sua linea più soft degli alleati occidentali. Anche perché ieri la Bundesbank ha gettato un macigno su Olaf Scholz: interrompere la fornitura di gas dalla Russia costerebbe 180 miliardi di euro ai tedeschi. E così "la cosa prioritaria è evitare la Terza Guerra mondiale", ha reiterato il cancelliere. Ma proprio in Germania i leader della Difesa occidentali si incontreranno nella base americana di Ramstein martedì, per coordinare le prossime mosse strategiche e militari. Stesso giorno della visita a Mosca del segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, per chiedere dialogo e pace sempre a lui, Vladimir Putin. Avanti il prossimo.