Oggi la Francia decide. Macron l’ha rinnovata ma resta l’estremismo
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - Era stata la sua grande promessa, nel discorso della vittoria davanti al Louvre, accompagnato dalle bandiere europee e dall'inno alla Gioia. "Farò di tutto affinché nei cinque anni a venire non ci sia più motivo di votare per gli estremi" aveva detto Emmanuel Macron sotto un cielo stellato. Quel 7 maggio 2017, il fulgido e brillante non ancora quarantenne, troppo perfetto per essere vero, aveva sbancato il sistema, ferito a morte i vecchi partiti di governo e trionfato con il 66% di voti contro Marine Le Pen.
Oggi Macron ha qualche ruga e capello bianco, racconta di essere cambiato, di aver imparato dai propri errori. "Non sono riuscito a fermare i fomentatori di odio" ha ammesso qualche giorno fa. Può intestarsi molti successi. La Francia che va al voto è un Paese modernizzato, che inventa startup e si lancia nell'idrogeno, ha ridotto la disoccupazione ai minimi storici da quindici anni. La crescita, nonosta…
PARIGI - Era stata la sua grande promessa, nel discorso della vittoria davanti al Louvre, accompagnato dalle bandiere europee e dall'inno alla Gioia. "Farò di tutto affinché nei cinque anni a venire non ci sia più motivo di votare per gli estremi" aveva detto Emmanuel Macron sotto un cielo stellato. Quel 7 maggio 2017, il fulgido e brillante non ancora quarantenne, troppo perfetto per essere vero, aveva sbancato il sistema, ferito a morte i vecchi partiti di governo e trionfato con il 66% di voti contro Marine Le Pen.
Oggi Macron ha qualche ruga e capello bianco, racconta di essere cambiato, di aver imparato dai propri errori. "Non sono riuscito a fermare i fomentatori di odio" ha ammesso qualche giorno fa. Può intestarsi molti successi. La Francia che va al voto è un Paese modernizzato, che inventa startup e si lancia nell'idrogeno, ha ridotto la disoccupazione ai minimi storici da quindici anni. La crescita, nonostante la guerra in Ucraina, potrebbe ancora raggiungere il 3% nel 2022. Le tasse sono state tagliate di 50 miliardi, di cui 25 miliardi per le famiglie. E anche se i francesi si lamentano del caro vita, l'inflazione è tra le più basse d'Occidente e il potere d'acquisto è aumentato in media di 300 euro all'anno. Alla fine del suo mandato, Macron ha conservato una popolarità (41% di francesi soddisfatti) ampiamente superiore a quella dei suoi predecessori Hollande e Sarkozy.
Ma quella promessa fatta davanti al Louvre non l'ha mantenuta. Se Macron vincerà stasera ci saranno due prime volte. Un presidente in carica rieletto fuori da coabitazione con una maggioranza opposta. E un'estrema destra mai così alta. "Macron ha dimostrato capacità di resilienza ma al primo turno quasi metà degli elettori ha votato per candidati anti-sistema" ricorda la politologa Alexandra de Hoop Scheffer, direttrice a Parigi del think tank German Marshall Fund. "Significa - prosegue - che non c'è più un'eccezione francese ma una tendenza generale cominciata con Brexit e la vittoria di Trump che continua a far aumentare l'estrema destra nei Paesi Ue".
La luna di miele con gli elettori è durata poco, presto sono arrivati scandali e gaffe. La sua guardia del corpo ripresa mentre picchiava un manifestante, l'infausta battuta sui francesi più poveri "che non sono niente", il taglio di 5 euro sui sussidi per la casa ai più giovani mentre il governo aboliva la patrimoniale. Quasi subito è nata l'etichetta un leader sconnesso dalla realtà, "Presidente dei ricchi". Contestato dai gilet gialli, in difficoltà all'inizio della pandemia, attivo sulla scena internazionale ma impotente davanti alla guerra in Ucraina. Nell'ultimo mezzo secolo nessun presidente francese ha dovuto affrontare così tante crisi.
"Paradossalmente, quello che mi rende ottimista è che la storia in Europa ridiventa tragica" aveva detto nel 2018, quasi profetico. Nel tornare davanti al giudizio degli elettori può ostentare le cicatrici del potere, mostrandosi forse più umano, senza riuscirsi a togliere l'immagine di arroganza che lo perseguita. "Macron è il presidente più odiato della Quinta Repubblica" nota il politologo Marc Lazar, insegnante a Sciences Po e alla Luiss. Un'ostilità trasversale. "Nella gauche - prosegue Lazar - è considerato come qualcuno venuto dalla sinistra passato a destra, quindi un traditore. E la destra lo detesta perché ha rubato una parte di misure e programma".
Ha imposto una forte leadership francese nell'Ue. Vengono da lui, e dal suo famoso discorso alla Sorbona del settembre 2017, termini come "sovranità europea" e "autonomia strategica" entrati ormai nel lessico di Bruxelles. È vero che il voto di stasera è un referendum sull'Europa, nota Georgina Wright, ricercatrice nel think tank Institut Montainge. I candidati propongono due visioni. Quella di Macron secondo cui serve più Ue per rispondere alle sfide. E quella di Le Pen che vuole privilegiare decisioni unilaterali o bilaterali. "Nonostante il risultato - conclude Wright - resteranno due visioni antitetiche ad affrontarsi nel Paese". Stasera il presidente parlerà al Campo di Marte, sotto alla Tour Eiffel. Sono previsti temporali.