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Battuto lo spauracchio Le Pen, con Macron l'Unione Europea può 'respirare': “Ora costruiremo un’Europa più giusta”

Dalla rielezione dell'inquilino dell'Eliseo linfa all'europeismo. E il possibile rilancio dell'Unione. Von der Leyen: "Non vedo l'ora di tornare a collaborare insieme". Draghi: "Insieme per superare tutte le sfide del nostro tempo"
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Bruxelles. L'Europa tira un sospiro di sollievo. Vista da Bruxelles, la rielezione di Emmanuel Macron è uno scampato pericolo. Il rischio che la macchina dell'Ue si inceppasse in tutti i suoi gangli era concentrato proprio a Parigi. Un'eventuale affermazione di Marine Le Pen avrebbe gettato l'Unione in un pozzo senza fondo. Sarebbe stato il ritorno del sovranismo e la fine dell'europeismo. Tutti lo avevano capito e tutti aspettavano le urne transalpine con un misto di paura e trepidazione.

"Caro Emmanuel, tutte le mie congratulazioni per la rielezione alla presidenza della Repubblica. Non vedo l'ora di continuare la nostra eccellente collaborazione. Insieme, faremo avanzare la Francia e l'Europa". Questo è stato il primo commento della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Sono parole che di fatto uniscono la gran parte dei 27 e tutto il gruppo dirigente dei Palazzi europei.

"Italia e Francia - le ha f…

Bruxelles. L'Europa tira un sospiro di sollievo. Vista da Bruxelles, la rielezione di Emmanuel Macron è uno scampato pericolo. Il rischio che la macchina dell'Ue si inceppasse in tutti i suoi gangli era concentrato proprio a Parigi. Un'eventuale affermazione di Marine Le Pen avrebbe gettato l'Unione in un pozzo senza fondo. Sarebbe stato il ritorno del sovranismo e la fine dell'europeismo. Tutti lo avevano capito e tutti aspettavano le urne transalpine con un misto di paura e trepidazione.

"Caro Emmanuel, tutte le mie congratulazioni per la rielezione alla presidenza della Repubblica. Non vedo l'ora di continuare la nostra eccellente collaborazione. Insieme, faremo avanzare la Francia e l'Europa". Questo è stato il primo commento della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Sono parole che di fatto uniscono la gran parte dei 27 e tutto il gruppo dirigente dei Palazzi europei.

"Italia e Francia - le ha fatto eco il presidente del consiglio italiano, Mario Draghi - sono impegnate fianco a fianco, insieme a tutti gli altri partner, per la costruzione di un'Unione Europea più forte, più coesa, più giusta, capace di essere protagonista nel superare le grandi sfide dei nostri tempi, a partire dalla guerra in Ucraina". E come sottolinea il commissario europeo, Paolo Gentiloni "la Francia ha scelto l'Europa. Un colpo al sovranismo. E ora il rilancio del progetto europeo".

Il punto è che il voto francese ha assunto un significato andato oltre i confini nazionali. L'Ue sta affrotando da almeno due anni una situazione di emergenza. Ora, con la guerra in Ucraina, il livello di guardia si è addirittura alzato. La possibilità che si potesse sfilare il tassello francese dalla delicata costruzione europea, aveva creato una apprensione senza precedenti. Perché l'Eliseo in questa fase rappresenta un punto di riferimento. E ora anche l'unica leadership forte e consolidata dal voto.

Le incertezze tedesche - il cancelliere Olaf Scholz considera il risultato "un forte impegno per l'Europa. Sono lieto che continueremo la nostra buona collaborazione" - hanno reso Parigi più importante rispetto al passato, anche rispetto all'effettivo peso economico della Francia.

Non è un caso che negli ultimi mesi - a causa pure della campagna elettorale tedesca che si è chiusa a settembre scorso - molte delle scelte più decisive sono state rinviate. Macron, ad esempio, aveva scommesso sulla Conferenza per il futuro dell'Europa che non ha certo ottenuto un successo. Il prossimo 9 maggio si chiuderà (e forse verrà prorogata) e l'inquilino dell'Eliseo in qualità di presidente di turno dell'Unione interverrà a Strasburgo per rilanciare il progetto europeista. Ma è un rilancio, non un risultato. E la medesima impasse si è registrata sul Patto di Stabilità incagliato tra i freni istintivi dei "falchi" nordeuropei.

Insomma la conferma macroniana, dovrebbe immettere nuovo carburante all'Ue. Con una formula ormai di moda a Bruxelles, si tratta di un "RePower" dell'Unione. Che si basa anche sulla circostanza che Macron è tra i pochi capi di Stato e di Governo dei 27 ad intrattanere rapporti di eccelleza con tutti i vertici delle istituzioni comunitarie: dalla Commissione al Consiglio, dal Parlamento alla Bce.

I commenti entusiastici di Charles Michel (presidente del consiglio europeo) e di Roberta Metsola (presidente del Parlamento europeo) ne sono una testimonianza. "In questo periodo turbolento - scrive il primo - abbiamo bisogno di un'Europa solida e di una Francia totalmente impegnata per un'Unione Europea più sovrana e più strategica. Possiamo contare sulla Francia altri 5 anni".

"Questa vittoria - replica la seconda - conferma l'ambizione per un'Europa in grado di agire. La pandemia e la guerra ci ricordano che ne abbiamo ancora più bisogno. Questa rielezione è per i nostri valori e contro gli autocrati".

Tra i pochi, soprattutto all'interno della "maggioranza Ursula", a usare invece toni critici e un po' contraddittori è Manfred Weber, capogruppo tedesco del Ppe all'euroParlamento: "Congratulazioni ma cinque anni della sua presidenza hanno reso i populisti e gli estremisti più forti che mai. Macron è stato rieletto, il suo concetto politico è fallito".

Dopo il voto francese, comunque, l'Ue dovrà rimettersi al lavoro. E sul tavolo c'è il nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia. In particolare sul petrolio. Il presidente francese dovrà fare i conti con le resistenze di molti, a partire dalla Germania e l'Olanda.