Marine Le Pen, festa amara con champagne e salmone. Ma rivendica: "Il mio un risultato storico"
dalla nostra inviata Anna Lombardi , dalla nostra inviata Anna LombardiParigi. «Marine, Marine, Marine»: quando alle 20 in punto sul grande schermo appaiono i risultati della prima proiezione che danno Emmanuel Macron rieletto col 58% dei voti e Marine Le Pen sconfitta col 42, il popolo della candidata di Rassemblement National non si perde d’animo.
I fedelissimi accorsi per sostenerla fino al Pavillon d’Armenonville – l’antico casino di caccia trasformato in spazio congressi a Ovest della capitale, in pieno Bois de Boulogne - scaldati dallo champagne che scorre a fiumi fin dalle sei di sera e dagli spiedini al salmone serviti da camerieri di colore, abbozzano comunque una reazione gioiosa.
Certo, Marine Le Pen non sarà il ventiseiesimo presidente della Repubblica francese (né, tanto meno la prima donna): ma a modo suo ha vinto ugualmente. Lo afferma lei stessa, lo sguardo deluso ma la posa orgogliosa di sempre, esausta e con ancora gli abiti indossati dal mattino al seggio di Hénin-Be…
Parigi. «Marine, Marine, Marine»: quando alle 20 in punto sul grande schermo appaiono i risultati della prima proiezione che danno Emmanuel Macron rieletto col 58% dei voti e Marine Le Pen sconfitta col 42, il popolo della candidata di Rassemblement National non si perde d’animo.
I fedelissimi accorsi per sostenerla fino al Pavillon d’Armenonville – l’antico casino di caccia trasformato in spazio congressi a Ovest della capitale, in pieno Bois de Boulogne - scaldati dallo champagne che scorre a fiumi fin dalle sei di sera e dagli spiedini al salmone serviti da camerieri di colore, abbozzano comunque una reazione gioiosa.
Certo, Marine Le Pen non sarà il ventiseiesimo presidente della Repubblica francese (né, tanto meno la prima donna): ma a modo suo ha vinto ugualmente. Lo afferma lei stessa, lo sguardo deluso ma la posa orgogliosa di sempre, esausta e con ancora gli abiti indossati dal mattino al seggio di Hénin-Beaumont nel Nord della Francia dove ha votato, concedendo la vittoria al rivale, dopo appena 15 minuti: «Un gran vento di libertà avrebbe potuto soffiare sul Paese. Il risultato delle urne, che io rispetto, dice altrimenti. Rappresenta per noi ugualmente un’eclatante vittoria. Siamo più determinati che mai». Consola i suoi sostenitori abbattuti: «Nessuna sconfitta. Semmai una forma di speranza. La nostra aspirazione al cambiamento non può più essere ignorata».
Forte del 42% ottenuto, d’altronde, la leader di destra candidata per la terza volta all’Eliseo (e per la seconda approdata al ballottaggio) questa volta può ben dire di aver dato un volto e un ruolo nuovo all’estrema destra francese.
Avvocato, classe 1968, la figlia del fondatore del Front National Jean Marie Le Pen, per 13 anni eurodeputata (nonostante – anzi in virtù - delle sue posizioni anti Ue) e dal 2011 alla guida del partito da lei lentamente “normalizzato” tanto da rompere col padre nel 2015, in 10 anni ha d’altronde davvero saputo trasformare il partito, portandolo alle soglie dell’Eliseo.
Se nel lontano 2002 papà Jean Marie fu stracciato da Jacques Chirac che lo lasciò al 17% nel ballottaggio, già 5 anni fa lei perse le elezioni forte di un risultato storico: all’epoca ottenne in fatti il 33,94% dei voti. Oggi guadagna ancora. «Non provo nessun risentimento» dice dunque a caldo. Sottolineando: «Abbiamo raggiunto un risultato storico. Il nostro fronte patriottico è la prima forza d’opposizione». Il Paese, non ci sono dubbi, è effettivamente spaccato: e non a caso lei rivendica di aver comunque rotto il cosiddetto “soffitto di cristallo” - che poi è la metafora usata per indicare il superamento di ostacoli invisibili all’avanzamento delle donne – descrivendosi come una sorta di paladina del popolo capace di lottare contro l’arroganza dell’élite (macroniane, Ça va sans dire): «Nonostante per due settimane siamo stati oggetto di metodi ingiusti, brutali e violenti, le idee da noi rappresentate stanno raggiungendo nuove vette».
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O se invece guarda a quell’immensa fetta di astensionisti, anche di sinistra, vero specchio della crisi democratica del Paese, che lei spera ancora di attrarre coi suo argomenti populisti: «Non rassegniamoci. Al contrario. Attiviamoci, attivatevi tutti nelle prossime settimane. La democrazia ci può dare ancora l’opportunità di cambiare direzione alla Francia. Il terzo turno inizia oggi. Il 12 e il 19 giugno si svolgeranno le elezioni legislative e lì possiamo davvero battere Macron e scegliere un’altra strada per la nazione. Un altro mondo è ancora possibile se saranno eletti a maggioranza i deputati della nuova Unione popolare che da oggi comincia ad ampliarsi». Resta ancora il tempo d’intonare qualche strofa della Marsigliese: Marchons! Marchons!