Il ministro spagnolo Albares: "L’unità degli europei è l'arma migliore per fermare Putin"
di Alessandro Oppes , di Alessandro OppesROMA - “Ci sono due modelli a confronto: uno è quello nazionalista autoritario rappresentato da Vladimir Putin, l’altro è quello dell’Unione europea, che è pluralismo, democrazia e libertà”. José Manuel Albares, ministro degli Esteri spagnolo, denuncia in questa intervista esclusiva con Repubblica “l’aggressione completamente irrazionale” della Russia in Ucraina, di fronte alla quale, assicura i Paesi europei stanno dimostrando la necessaria unità.
Ministro, due mesi di guerra e ancora non si vede una via d’uscita. Fino a che punto può arrivare, dal punto di vista militare, l’appoggio della Spagna all’Ucraina?
“Il presidente Sánchez è stato a Kiev per mostrare il pieno sostegno della Spagna all’Ucraina. E una parte molto importante dell’appoggio è l’invio di armi per poter difendere l’integrità territoriale, la sov…
ROMA - “Ci sono due modelli a confronto: uno è quello nazionalista autoritario rappresentato da Vladimir Putin, l’altro è quello dell’Unione europea, che è pluralismo, democrazia e libertà”. José Manuel Albares, ministro degli Esteri spagnolo, denuncia in questa intervista esclusiva con Repubblica “l’aggressione completamente irrazionale” della Russia in Ucraina, di fronte alla quale, assicura i Paesi europei stanno dimostrando la necessaria unità.
Ministro, due mesi di guerra e ancora non si vede una via d’uscita. Fino a che punto può arrivare, dal punto di vista militare, l’appoggio della Spagna all’Ucraina?
“Il presidente Sánchez è stato a Kiev per mostrare il pieno sostegno della Spagna all’Ucraina. E una parte molto importante dell’appoggio è l’invio di armi per poter difendere l’integrità territoriale, la sovranità, perché un’Ucraina libera e indipendente possa continuare a esistere. Il presidente ha annunciato l’invio di altre 200 tonnellate di armi. Ma la vera domanda è: fino a quando Vladimir Putin vuole continuare con questa guerra completamente irrazionale? Perché l’Ucraina non rappresenta nessuna minaccia per la Russia. Non c’è nessun interesse vitale di sicurezza in gioco per la Russia da parte dell’Ucraina. Perché deve continuare questa guerra? Perché Putin non deve poter far tornare i suoi soldati verso il confine della Federazione russa? La Spagna, come i soci europei e gli altri membri della Nato, non sta facendo nulla che possa essere utilizzato da Putin come una scusa per un’escalation ulteriore del conflitto, o per trasferirlo verso un’altra frontiera”.
Però il presidente Sánchez parla di “impegno inequivocabile della Spagna per la pace”, mentre altri in Europa, come il presidente del Consiglio Michel e l’alto rappresentante per la politica estera Borrell dicono che la Ue farà tutto il possibile perché Kiev vinca la guerra. Si tratta di difendere l’Ucraina o di vincere la guerra contro Putin?
“Io credo che tutti gli europei – e questa è una cosa buona all’interno dell’enorme dramma che è questo conflitto – sono uniti. Vogliamo tutti la stessa cosa, anche se ci si esprime con parole diverse: che questa guerra finisca prima possibile, però che finisca con un’Ucraina indipendente”.
Non tutti i Paesi Ue, però, sembrano essere sulla stessa linea. La Germania, ad esempio, rifiuta l’invio di armamento pesante.
“Capisco che non tutti i Paesi hanno la stessa storia, la stessa esposizione, la stessa relazione con la Russia. Perciò si possono trovare diverse sfumature. Ma devo sottolineare non solo che l’unità è qualcosa che esiste tra tutti i soci europei, ma anche che è la nostra migliore arma di fronte a questa aggressione ingiusta. Da parte della Spagna, l’impegno è totale: sia per l’invio di armi che per l’accoglienza ai rifugiati, arrivati già in 135mila nel nostro Paese. Diamo inoltre il nostro appoggio, partecipando direttamente con i nostri investigatori, alle indagini della Corte penale internazionale sui crimini di guerra”.
Madrid ospiterà a giugno il vertice Nato che dovrà approvare il nuovo concetto strategico dell’Alleanza. Che ruolo pensa di giocare la pensa di giocare la Spagna in questo appuntamento?
“Come Paese anfitrione, stiamo facendo sentire la nostra voce già da mesi all’interno della Nato per far avanzare il concetto strategico. È un vertice che sarebbe stato comunque cruciale, ma la crisi in Ucraina, che riporta la guerra in territorio europeo, lo rende ancor più cruciale. Ciò che si aspetta la Spagna è che il nuovo concetto strategico dia una risposta chiara e ferma a questa minaccia russa per il continente europeo. Perché alla fine ci sono due modelli a confronto: uno è quello nazionalista autoritario rappresentato da Vladimir Putin, l’altro è quello dell’Unione europea, che è pluralismo, democrazia e libertà”.
E a questo proposito, la Francia si è appena espressa con il voto pe le presidenziali, rinnovando la fiducia a Emmanuel Macron. Qual è la vostra valutazione?
“Ha vinto l’opzione che scommette sulla costruzione di un’Europa simile a quella in cui crede il governo spagnolo: democratica, giusta, forte, unita e solidale. Ma allo stesso tempo c’è preoccupazione per l’estrema destra che ha ottenuto il miglior risultato della sua storia”.
È molto probabile che al vertice Nato di Madrid vengano presentate le candidature di Finlandia e Svezia per l’adesione alla Nato. L’allargamento dell’Alleanza è qualcosa di positivo in sé o può comportare nuove tensioni e nuovi problemi di sicurezza?
“Uno dei paradossi dell’aggressione ingiusta di Putin all’Ucraina è il fatto che il presidente russo abbia sempre presentato l’allargamento della Nato come una presunta minaccia per la sicurezza del suo Paese. Cosa che non ha alcun fondamento, perché la Nato è un’alleanza difensiva. Questa guerra ha messo pericolosamente in contatto la Russia con 5 Paesi della Nato. È normale che Finlandia e Svezia si interroghino su quale debba essere il loro schema di sicurezza”.
Tra i Paesi della Nato, la Spagna è uno di quelli che meno si sono avvicinati al rispetto dell’impegno a destinare il 2% del Pil alle spese militari. Il presidente Sánchez dice ora che lo farà, ma ci sono forti resistenze all’interno della coalizione di governo.
“Il presidente è stato molto chiaro: la Spagna stabilirà un percorso per raggiungere quel 2%. La guerra in Ucraina sta cambiando la percezione della minaccia, in tutta Europa e anche in Spagna, e pertanto cambio la percezione delle capacità di cui ci si deve dotare per farvi fronte”.
La Spagna ha cambiato posizione sul conflitto del Sahara occidentale, accettando la validità della proposta del Marocco per un referendum sull’autonomia del territorio, che negherebbe il diritto all’autodeterminazione del popolo saharaui. A che cosa è dovuto questo cambiamento così radicale, che ha provocato anche forti proteste all’interno della maggioranza parlamentare?
“La Spagna mantiene il suo appoggio alle Nazioni Unite, al lavoro dell’inviato personale del segretario generale, Staffan de Mistura, per una soluzione mutuamente accettabile nel quadro dell’Onu e che rispetti le risoluzioni del Consiglio di sicurezza. Noi non mettiamo sul tavolo una soluzione, vogliamo solo aiutare perché venga trovata”.
Però questa decisione, che riavvicina la Spagna al Marocco dopo un periodo di grave crisi, ha provocato profonda irritazione da parte del governo algerino che ha richiamato l’ambasciatore a Madrid. E per la Spagna il rapporto con Algeri è molto importante.
“Sì, l’Algeria è un socio strategico per la Spagna, un Paese con il quale desideriamo avere sempre la migliore relazione possibile. Vorremmo poter avere ottimi rapporti con l’Algeria e con il Marocco e non dover scegliere tra l’uno e l’altro”.
Proprio in questa fase così delicata, il governo italiano ha firmato un importante accordo per la fornitura di gas con l’Algeria, diventando così di fatto il socio privilegiato nel settore energetico.
“L’Algeria è un Paese che ha una lunga tradizione di cooperazione energetica: è collegata con un gasdotto diretto all’Italia così come con la Spagna. E ha un rapporto storico con l’Eni. Perciò è qualcosa che vediamo con totale normalità. Se per qualcosa tutta la comunità internazionale applaude l’Algeria, è per il fatto di essere sempre un socio solido e affidabile, che rispetta tutti i contratti internazionali”.