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Elezioni Francia, il paradosso di Macron: "Ha vinto perdendo". L'analisi di Olivier Roy

Il politologo francese professore all’Istituto Universitario Europeo: "Vittoria per difetto. Il presidente perde voti sia a destra che a sinistra"
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Parigi. «Questa elezione passerà alla Storia come il paradosso di Emmanuel Macron: il presidente vince perdendo. Conserva l’Eliseo. Ma la sua è una vittoria per difetto. Resiste non perché è popolare: ma perché l’opzione Marine Le Pen è stata considerata inaccettabile dalla maggioranza dei francesi».

Olivier Roy è il politologo francese professore all’Istituto Universitario Europeo e titolare della Cattedra Mediterranea al Robert Schuman Centre for Advanced Studies.

Siamo dunque lontani dall’entusiasmo che nel 2017 portò il presidente appena eletto a ottenere anche la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale?
«Il voto lo dimostra. Il Paese è diviso. Macron deve fare i conti col fatto che è ormai profondamente impopolare in buona parte della società francese. È sopravvissuto al voto soprattutto perché Marine Le Pen non è stata all&r…

Parigi. «Questa elezione passerà alla Storia come il paradosso di Emmanuel Macron: il presidente vince perdendo. Conserva l’Eliseo. Ma la sua è una vittoria per difetto. Resiste non perché è popolare: ma perché l’opzione Marine Le Pen è stata considerata inaccettabile dalla maggioranza dei francesi».

Olivier Roy è il politologo francese professore all’Istituto Universitario Europeo e titolare della Cattedra Mediterranea al Robert Schuman Centre for Advanced Studies.

Siamo dunque lontani dall’entusiasmo che nel 2017 portò il presidente appena eletto a ottenere anche la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale?
«Il voto lo dimostra. Il Paese è diviso. Macron deve fare i conti col fatto che è ormai profondamente impopolare in buona parte della società francese. È sopravvissuto al voto soprattutto perché Marine Le Pen non è stata all’altezza delle sue ambizioni. Il leader de Lrem ha perso a sinistra: e non ha guadagnato a destra. L’unica vera novità di queste elezioni è stato il risultato ottenuto da Mélenchon: il voto popolare – quello delle periferie – e quello dei giovani è andato soprattutto a lui. E questo vuol dire che ha ottenuto soprattutto il voto dei giovani musulmani. Ha intercettato il malessere dei meno integrati, delle periferie, soprattutto astenendosi dal parlare di Islam. Insomma, la base elettorale di Macron si è ristretta: di fatto, ormai conta su un elettorato di centro destra: quello che votava Chirac e Sarkozy. È vero, l’elettorato di sinistra ora gli ha permesso di vincere. Ma non lo ha scelto al primo turno e chissà come voterà alle elezioni politiche di giugno. Si apre un periodo di grandi incognite».

Il paradosso di Marine Le Pen, invece è che perde, ma cresce...
«Lei è riuscita in due cose: liberarsi dello demonizzazione legata allo figura del padre, Jean Marie. E di conseguenza, l’essere riuscita a normalizzarsi politicamente. Certo, i duri e puri, le hanno preferito il sovranista Zemmour. Ma anche questo le ha fatto gioco: perché l’ha spostata verso il centro contribuendo alla sua accettazione. E infatti ormai quando si parla di lei non la si definisce più leader di estrema destra. Solo di destra. Se non ha vinto è perché non è riuscita in una terza cosa: apparire presidenziale. Non si è mostrata abbastanza informata, ha lasciato che Macron la mettesse all’angolo al dibattito facendole la lezione, insomma non è riuscita ad accreditarsi come una figura politicamente abbastanza seria da aspirare alla presidenza».

In Francia ora avanza un terzo grande partito: quello degli astensionisti.
«Purtroppo questo fa parte di una crisi più generale: quella dei partiti politici. I francesi non li votano più. Repubblicani, socialisti, comunisti, ambientalisti: sono stati tutti sconfitti. È l’epoca dei movimenti, che non sono più radicati sul terreno, non hanno sedi politiche, militanti come un tempo. Sono volatili per definizione. Come anche il loro voto che non è più d’appartenenza ma di malcontento, mero cambiamento per il cambiamento».