Polemiche e accuse, al centro l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder. Al centro dello scontro le dsue parole in difesa di Vladimir Putin. "Una difesa assurda": l'accusa arrivata dal leader del Partito socialdemocratico, Saskia Esken, che ha esortato Schroeder a lasciare l'Spd. Dimettersi dagli incarichi che riveste nella compagnia petrolifera russa Rosneft e nel comitato degli azionisti di North Stream "sarebbe stato necessario per salvare la sua reputazione come ex cancelliere anche di successo, ma purtroppo non ha seguito questo consiglio", ha lamentato Esken, intervistato dalla radio tedesca.
"Gerhard Schroeder - ha accusato ancora il leader dell'Spd - agisce da anni esclusivamente come uomo d'affari e dovremmo smettere di percepirlo come un anziano statista, come un ex cancelliere. La sua difesa di Putin dalle accuse di crimini di guerra è decisamente assurda".
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Le sanzioni chieste dal sindaco di Kiev
Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, chiede che l'Occidente sanzioni l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder. È quello che ha affermato in un'intervista alla Bild, pubblicata in prima pagina dal tabloid. "Tutti quelli che continuano a lavorare per il criminale di guerra Putin devono essere sanzionati duramente", afferma. Schroeder fa parte del "sistema Putin", aggiunge, "e per questo è corresponsabile della mattanza di donne e bambini in Ucraina". È questa la reazione commentando all'intervista rilasciata al New York Times dall'ex cancelliere socialdemocratico, il quale ha spiegato che lascerebbe i suoi incarichi nei colossi energetici russi soltanto se Putin tagliasse le forniture di gas alla Germania e all'Europa.
Il caso imbarazzante dell'ex cancelliere è benzina sul fuoco in una fase che vede i socialdemocratici già molto in difficoltà, dopo gli attacchi dell'ucraino Zelensky al presidente Frank-Walter Steinmeier, disinvitato a Kiev per la sua politica russa passata. E nel contesto della forte pressione su Olaf Scholz, troppo cauto, secondo molti, sulla consegna delle armi pesanti. "L'Spd non ha un 'problema Putin' - ha risposto la Esken in conferenza stampa -. Ma abbiamo colto tardi i segnali della politica imperialista perseguita dal Cremlino".
La difesa di Schroeder
"Non faccio mea culpa": nonostante le forti critiche che lo hanno trasformato in un paria nel suo Paese, l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder non si pente di aver mantenuto durante la guerra in Ucraina stretti legami con Vladimir Putin e i lucrosi incarichi in varie società energetiche russe che gli fruttano quasi un milione di dollari l'anno. "Tutti sono stati d'accordo negli ultimi 30 anni ma ora improvvisamente ognuno ne sa più degli altri", osserva in una lunga intervista al New York Times che ricostruisce la sua parabola politica.
Schroeder assicura di aver "sempre servito gli interessi tedeschi" e di "fare ciò che posso fare, almeno finchè una parte si fida di me". Ma questa parte non è Berlino, è il Cremlino. L'ex cancelliere si dice contrario all'embargo energetico russo da parte della Germania ricordando la sua forte dipendenza dal gas di Mosca e spiega che si dimetterebbe dal suo incarico solo se Putin chiudesse il rubinetto del metano alla Germania. Non accadrà», assicura. Ma se così fosse, allora mi dimetterei», ha confermato, senza specificare a quale ruolo si riferisse.
Schroeder ritiene che la guerra sia "un errore" e che sia necessario "creare la pace al più presto". "Putin è interessato a mettere fine alla guerra ma non è facile, ci sono alcuni punti che devono essere chiariti", sottolinea. Quanto alle atrocità di Bucha, crede che debbano essere indagate ma pensa che gli ordini siano arrivati non da Putin bensì da autorità a livello più basso.