I cani fermi al limite di un ponte distrutto nel villaggio di Kukhari. I cavalli uccisi lungo la strada nella regione di Hostomil. Le oche che attraversano la strada nel rumore dei bombardamenti nel villaggio di Mala Tokmatchka, a sud di Zaporizhzhia. Ho associato queste tre immagini perché definiscono una storia parallela della guerra. E l’aspetto che salta subito agli occhi è l’assenza di figure umane. Come fossero rimasti soli in un mondo senza umani. Ho pensato alle favole antiche - Esopo, Fedro - in cui gli animali sono gli unici protagonisti. Ho pensato a La Fontaine, all’assemblea dei topi che vivono in pace e in abbondanza fino al giorno in cui la tragedia si manifesta incarnandosi in un felino grande e grosso. I topi superstiti si radunano, approfittando dell’assenza del nemico.
"Agile e silenzioso com’è, ce lo troviamo alle spalle senza accorgercene e finiamo diritto diritto nelle sue grinfie. Ma, se lo sentissimo arrivare, le cose andrebbero diversamente". L’assemblea non arriva a nessuna conclusione condivisa. E l’angoscia fa tremare le zampe a tutti. Quei cani che abbaiano sul ponte spezzato, quei cavalli esanimi ai bordi della strada umida, le oche che attraversano la strada mentre nei dintorni cadono le bombe portano alla stessa conclusione dell’assemblea dei topi nel racconto di La Fontaine: nessuna tana è davvero sicura.