✕

La tentazione di Macron: in Francia un partito sul modello dei Dem americani che unisca sinistra e liberali

Il presidente francese Emmanuel Macron (ansa)
In vista delle elezioni per l’Assemblea nazionale, l’ipotesi di una formazione che metta insieme conservatori e socialisti democratici
2 minuti di lettura

PARIGI - Il più è fatto: Emmanuel Macron si è assicurato altri cinque anni all'Eliseo. Ma quello che è emerso dalle urne è un Paese politicamente in macerie, spaccato 58 a 42, dove i partiti tradizionali sono scomparsi: fagocitati dai tre grandi blocchi emersi da queste elezioni. I centristi di Lrem, appunto, che hanno preso il voto delle città e della popolazione adulta e agiata. La destra sovranista di Marine Le Pen forte in provincia e fra i ceti bassi. E la sinistra populista di Jean-Luc Mélenchon capace di pescare fra i giovani e nelle periferie. Con le elezioni politiche alle porte, il voto di giugno per rinnovare la maggioranza all'Assemblea Nazionale, si pone però il problema di come trovare una maggioranza per governare fino al 2027 e tener fede a un programma incentrato su una rinnovata pianificazione ecologica e territoriale, nuove misure sociali, e il rilancio dell'Unione Europea.

PARIGI - Il più è fatto: Emmanuel Macron si è assicurato altri cinque anni all'Eliseo. Ma quello che è emerso dalle urne è un Paese politicamente in macerie, spaccato 58 a 42, dove i partiti tradizionali sono scomparsi: fagocitati dai tre grandi blocchi emersi da queste elezioni. I centristi di Lrem, appunto, che hanno preso il voto delle città e della popolazione adulta e agiata. La destra sovranista di Marine Le Pen forte in provincia e fra i ceti bassi. E la sinistra populista di Jean-Luc Mélenchon capace di pescare fra i giovani e nelle periferie. Con le elezioni politiche alle porte, il voto di giugno per rinnovare la maggioranza all'Assemblea Nazionale, si pone però il problema di come trovare una maggioranza per governare fino al 2027 e tener fede a un programma incentrato su una rinnovata pianificazione ecologica e territoriale, nuove misure sociali, e il rilancio dell'Unione Europea.

Ebbene, il presidente appena rieletto potrebbe aver svelato il suo piano ai francesi già due settimane fa: quando nel corso del discorso pronunciato al Parc des Expositions subito dopo i risultati del primo turno, ha annunciato l'intenzione di creare "un grande movimento politico di unità e di azione che lavori per il bene del Paese". L'ex banchiere ed ex ministro delle Finanze entrato trionfalmente al 55 di Rue du Faubourg Saint-Honoré nel 2017 alla guida di un movimento politico "né di destra né di sinistra" come il più giovane presidente mai eletto, oggi è "pronto a inventare qualcosa di nuovo, unendo convinzioni e sensibilità diverse nella costruzione di un'azione comune". Di più non ha aggiunto.

Ma, nota il quotidiano Libération, quella frase in buona parte sfuggita al grande pubblico ha subito messo in subbuglio gli ambienti politici francesi. Con parte dei macronisti che già la interpreta come volontà di trasformare il movimento in un partito, magari con caratteristiche simili a quello democratico americano: capace di coagulare le aspirazioni della sinistra liberale, accogliendo sia pulsioni conservatrici che socialdemocratiche.

Un'ipotesi dipinta dai critici come una potenziale versione macroniana dell'Ump: quell'Unione per un Movimento Popolare nato nel 2002 dalla fusione di varie formazioni di centro(destra), poi trasformato nel 2015 da Nicolas Sarkozy in Les Republicains. Tanto più che pure Marine Le Pen lo ha annunciato: in vista delle legislative di giugno vuol unire le destre in un fronte anti-Macron.

"Il presidente francese mira a consolidare e allargare la maggioranza. La questione di come resta aperta: ma ci sono le condizioni per integrare En Marche e il Mouvement Démocrate di François Bayrou federando altri partiti e movimenti" dice a Repubblica l'eurodeputato di Renew Europe e segretario generale del partito democratico europeo Sandro Gozi ipotizzando un modello del genere anche per l'Italia: "La lezione francese è che per vincere bisogna unire e aggregare".

Peccato, svela il settimanale L'Express, che l'idea di partito convince poco proprio chi dovrebbe aderire: Bayrou e pure Édouard Philippe, l'ex premier oggi a capo di Horizons. Perplesso sarebbe pure il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian, convinto che la nascita di un partito unico finirebbe per rafforzare la retorica dei populisti avvantaggiandoli alle prossime elezioni. Meglio una federazione: unita da un contratto di governo, garantito da un premier scelto a maggioranza. "Macron ha avuto 5 anni per fondare un partito e non lo ha fatto. Mi stupirebbe il cambiamento proprio ora", ci dice il politologo Olivier Roy. "Certo, vuol far passare il suo nome alla Storia. È il suo ultimo mandato, sarebbe tempo di preparare la sua eredità politica. Ma l'impressione è che proseguirà nel suo stile 'Jupiter', accentratore: dopo di lui, il diluvio".