Moscovici: "Con la rielezione di Macron Parigi si rilancia come forza trainante nell'Ue"
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - "Con la rielezione di Emmanuel Macron la Francia potrà rimanere forza trainante dell'Ue", dice Pierre Moscovici, già commissario agli Affari economici dell'Ue tra il 2014 e il 2019 e oggi presidente della Corte dei Conti francese.
È anche una vittoria dell'Europa?
"Anche se Marine Le Pen non propone più l'uscita dall'euro, il suo programma era Frexit nascosto. I francesi hanno rifiutato l'opzione più euroscettica. Con il presidente rieletto, la Francia può continuare a essere forza trainante dell'Unione europea. Penso sia una buona notizia, anche se non dobbiamo ignorare che il risultato dell'elezione mostra un Paese fratturato, diviso, che ha certamente rifiutato l'illiberalismo ma rimane afflitto da demoni politici abbastanza potenti".
L'estrema destra ha comunque raccolto 13 milioni di voti.
"Gli elettori che hanno votato per lei non condividono tutti la sua ideolog…
PARIGI - "Con la rielezione di Emmanuel Macron la Francia potrà rimanere forza trainante dell'Ue", dice Pierre Moscovici, già commissario agli Affari economici dell'Ue tra il 2014 e il 2019 e oggi presidente della Corte dei Conti francese.
È anche una vittoria dell'Europa?
"Anche se Marine Le Pen non propone più l'uscita dall'euro, il suo programma era Frexit nascosto. I francesi hanno rifiutato l'opzione più euroscettica. Con il presidente rieletto, la Francia può continuare a essere forza trainante dell'Unione europea. Penso sia una buona notizia, anche se non dobbiamo ignorare che il risultato dell'elezione mostra un Paese fratturato, diviso, che ha certamente rifiutato l'illiberalismo ma rimane afflitto da demoni politici abbastanza potenti".
L'estrema destra ha comunque raccolto 13 milioni di voti.
"Gli elettori che hanno votato per lei non condividono tutti la sua ideologia e non sono tutti di estrema destra. Sono stato deputato a Sochaux, regione dove gli operai votavano un tempo per la gauche. Ora scelgono il Rassemblement National ma questo non gli impedisce di essere tesserati nei sindacati di sinistra. Faccio un altro esempio. Le Pen ha avuto domenica una maggioranza di preferenze tra gli abitanti dei territori d'Oltremare che sono stati spesso vittime di razzismo, discriminazioni. Anche loro non sono diventati tutti improvvisamente di estrema destra".
La rielezione di Macron è stata accompagnata da una festa sottotono. Perché?
"Il primo mandato di Macron è stato burrascoso e le elezioni si sono svolte in un Paese che lo stesso presidente descrive come stanco e fratturato. Siamo colpiti da una grandissima frammentazione politica, dal logorio dei partiti di governo, dall'ascesa dei partiti populisti. Ci sono segnali di stanchezza democratica che si vedono nella forte astensione e nelle schede bianche o nulle. Penso che Macron sia consapevole di tutto questo, tanto che ha promesso un nuovo metodo di governo".
Quali sono gli effetti del voto francese sull'Italia?
"Le relazioni franco-italiane hanno avuto un miglioramento senza precedenti con l'arrivo di Mario Draghi. E sappiamo quale rapporto stretto ci sia tra lui e Macron. Francia e Italia saranno in prima linea nelle grandi scelte che l'Europa dovrà fare nei prossimi mesi. Se l'Europa non impara a esprimersi come una potenza, allora non sarà protagonista in un mondo pericoloso".
Perché non ha fatto appello a votare per Macron?
"Non mi sono potuto esprimere perché facevo parte della commissione di controllo delle elezioni presidenziali. Se così non fosse non avrei esitato a indicare la mia scelta per un presidente europeista di fronte a una candidata di estrema destra. Sono stato un uomo politico legato alla socialdemocrazia e rimango un democratico pro-europeo".
Già, che fine ha fatto la socialdemocrazia in Francia?
"Jean-Luc Mélenchon è riuscito a creare un meccanismo di voto utile a sinistra. Credo che molti elettori socialdemocratici abbiano votato per lui al primo turno non per sostenere le sue idee un po' radicali ma perché volevano che la sinistra fosse presente al secondo turno. Non significa che la socialdemocrazia sia scomparsa. E non credo neanche che i tre blocchi arrivati in testa al primo turno struttureranno per sempre il paesaggio politico francese. Il primo test saranno le legislative".
Macron può perdere?
"Il ciclo elettorale non è ancora finito e le legislative determineranno la forma finale del potere in Francia. Da quando il mandato presidenziale è stato ridotto a cinque anni, il capo dello Stato eletto ha sempre ottenuto la maggioranza per governare. Questa è la regola. Ma nel voto di domenica è emerso un panorama politico estremamente frammentato, con i due blocchi formati da Le Pen e Mélenchon, quindi l'esito delle legislative forse è più aperto".
Il partito socialista francese dovrebbe cambiare nome ispirandosi alla sinistra in Italia?
"Ho sempre pensato che l'Italia fosse il laboratorio della politica europea. È probabile che il partito socialista, nella sua forma e leadership attuale, sia superato e non più convincente. Quelli che credono nella socialdemocrazia devono costruire una nuova espressione politica se vogliono pesare da qui al 2027".