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Dalla Turchia stop ai voli russi per la Siria, così Erdogan vuole riportare Putin al negoziato

Le nuove mosse del leader turco dopo l’interruzione della trattativa: spazio aereo chiuso per i voli militari di Mosca, e per quelli civili con a bordo soldati del Cremlino
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KIEV - Maestro di equilibrismi internazionali, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è tornato a camminare sul filo. Sta cercando di riacciuffare per i capelli Ucraina e Russia: trascinarle verso la pace gli darebbe gloria e prosperosi affari, e non ha alcuna intenzione di rinunciare. L'ultima mossa è il blocco dello spazio aereo per i voli militari russi diretti in Siria, e per quelli civili con a bordo militari russi. È una stoccata di fioretto, rapida ed efficace: costringe Mosca a un lungo e difficile aggiramento per poter gestire le sue posizioni in Siria.

Ora deve passare dal Caspio, dall'Iran e poi dall'Iraq. È una sanzione non economica ma forse persino più efficace di molte tra quelle varate finora dai Paesi occidentali, a cui peraltro la Turchia non ha mai aderito. L'obiettivo è diretto e immediato: convincere il presidente Putin a rimettere la sua delegazione al tavolo negoziale con gli ucraini per riprende…

KIEV - Maestro di equilibrismi internazionali, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è tornato a camminare sul filo. Sta cercando di riacciuffare per i capelli Ucraina e Russia: trascinarle verso la pace gli darebbe gloria e prosperosi affari, e non ha alcuna intenzione di rinunciare. L'ultima mossa è il blocco dello spazio aereo per i voli militari russi diretti in Siria, e per quelli civili con a bordo militari russi. È una stoccata di fioretto, rapida ed efficace: costringe Mosca a un lungo e difficile aggiramento per poter gestire le sue posizioni in Siria.

Ora deve passare dal Caspio, dall'Iran e poi dall'Iraq. È una sanzione non economica ma forse persino più efficace di molte tra quelle varate finora dai Paesi occidentali, a cui peraltro la Turchia non ha mai aderito. L'obiettivo è diretto e immediato: convincere il presidente Putin a rimettere la sua delegazione al tavolo negoziale con gli ucraini per riprendere il discorso interrotto dopo i passi avanti nell'ultima sessione "in presenza", quella del 29 marzo a Istanbul.

L'architettura generale del negoziato per porre fine alla guerra è ancora in alto mare, ma Erdogan sa bene che è indispensabile agire subito per risolvere intanto il nodo più grave al pettine: il massacro di Mariupol, il destino tragico dei 120mila civili intrappolati e quello terribile dei rintanati nell'acciaieria. I resistenti e i feriti, le donne e i bambini.
Il round negoziale di Istanbul aveva trovato un'impalcatura convincente per le garanzie di sicurezza di entrambi: rinuncia all'ingresso ucraino nella Nato per tranquillizzare Mosca, via libera all'integrazione nella Ue e un patto tra i garanti per tutelare Kiev. Restava la questione del Donbass e della Crimea, già di per sé sufficienti a prolungare l'invasione e ad aggravarne il bilancio. E i crimini emersi nei territori da cui si sono ritirati i russi - Bucha e Irpin, Borodianka, Chernihiv e le altre città in cui sono stati denunciati stupri, torture ed esecuzioni - hanno allontanato qualsiasi ipotesi di accordo.

Ma lo strazio della città martire di Mariupol è un urlo che il mondo non può non ascoltare, ed Erdogan è l'unico leader internazionale ad avere in mano carte giocabili su entrambi i tavoli. Ankara lo sa bene e rivendica il suo ruolo. È economicamente e politicamente esposta con entrambi: con i russi ha stretto accordi in tutte le aree di crisi internazionali dove competono, dalla Siria alla Libia, e contratti di ferro per la fornitura di gas e petrolio. La prima centrale nucleare turca sta nascendo in partnership con la russa Rosatom. E mentre comprava dai russi i missili S-400, Erdogan firmava personalmente a Kiev gli ultimi contratti con gli ucraini alla vigilia della guerra, impiantando una fabbrica dei micidiali droni Bayractar, di cui suo genero è titolare.

Bisogna correre, però, l'ecatombe si fa ogni giorno più grave e la guerra rischia di cambiare per sempre gli equilibri sul Mar Nero, dove la Turchia è potenza chiave. Per questo Erdogan aveva già vietato l'ingresso nei Dardanelli e nel Bosforo alle navi militari dirette nel Mar Nero. Con l'affondamento dell'ammiraglia Moskva, gli altri incrociatori russi sono tagliati fuori dalla guerra. Ma ora il presidente turco accelera, bisogna ottenere subito una tregua per Mariupol che salvi i civili e tenga acceso il lume della speranza.

Il presidente turco Erdogan (a destra) con il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres 

Ieri ha incassato il "sostegno agli sforzi diplomatici della Turchia" da parte del segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, che con troppo ritardo ha pianificato una visita - prima a Mosca e poi a Kiev - trovando in entrambe diffidenza se non aperta ostilità. Ma Erdogan gioca in prima persona: oggi avrà un colloquio telefonico con Putin, ha fatto sapere lui stesso: dice che gli chiederà "un cessate il fuoco sostenibile, e poi la pace".