Onu, arriva un limite al potere di veto: la decisione storica accolta fra gli applausi
di Massimo Basile , di Massimo BasileNEW YORK - I 193 membri dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione che richiede ai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza di giustificare il loro uso del potere di veto. La riforma, la cui approvazione è stata accolta da un lungo applauso, ha ricevuto una spinta decisiva con l’invasione russa dell’Ucraina. Altre volte la proposta di mettere vincoli al potere di veto era stata bloccata sul nascere.
La misura punta a limitare il ricorso a questa opzione da parte dei cinque Stati, i cosiddetti membri del 5P, gli unici con questo potere - Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito - a cui è stato chiesto di “pagare un prezzo politico più alto” quando si mettono di traverso per bloccare una decisione del Consiglio di sicurezza. ll testo stabilisce l’obbligo di convocare una sessione straordinaria dell’Assemblea generale entro dieci giorni dal veto espresso per “av…
NEW YORK - I 193 membri dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione che richiede ai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza di giustificare il loro uso del potere di veto. La riforma, la cui approvazione è stata accolta da un lungo applauso, ha ricevuto una spinta decisiva con l’invasione russa dell’Ucraina. Altre volte la proposta di mettere vincoli al potere di veto era stata bloccata sul nascere.
La misura punta a limitare il ricorso a questa opzione da parte dei cinque Stati, i cosiddetti membri del 5P, gli unici con questo potere - Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito - a cui è stato chiesto di “pagare un prezzo politico più alto” quando si mettono di traverso per bloccare una decisione del Consiglio di sicurezza. ll testo stabilisce l’obbligo di convocare una sessione straordinaria dell’Assemblea generale entro dieci giorni dal veto espresso per “avviare un dibattito sulla situazione per la quale il veto è stato posto”.
Finora questo organismo ristretto non è stato in grado di fermare conflitti armati in cui erano coinvolti almeno uno dei membri del 5P. Il 26 febbraio, due giorni dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il consiglio non ha trovato unità nell’approvare una risoluzione. Il 5 aprile non è stato in grado di condannare in modo formale i massacri commessi dai russi nella città ucraina di Bucha.
In teoria questo organismo avrebbe il potere di emettere direttive di cessate il fuoco e inviare missioni di peacekeeping, decidere sanzioni economiche, restrizioni finanziarie, embargo sulle armi. Ma di fatto non è stato mai in grado, dalla sua istituzione nel 1945, di farlo quando uno dei 5P era coinvolto.
Non è chiaro se questa risoluzione avrà effetti concreti e se i cinque Stati ricorreranno meno al veto, oppure potrebbe innescare una schermaglia internazionale, con testi riempiti di contenuti controversi per costringere un altro, o altri membri, a porre il veto e poi a doverlo spiegare pubblicamente a tutta l’Assemblea generale. La risoluzione, proposta più di due anni fa e poi congelata a causa della pandemia da Covid, ha visto anche l’Italia tra gli 83 co-sponsor. Il promotore è stato il Liechtenstein, a cui si sono aggiunti tre dei cinque membri permanenti, Stati Uniti, Francia e Regno Unito. Russia e Cina sono rimasti fuori.
L’agenzia France Presse ha riportato il giudizio di un rappresentante diplomatico di uno dei due Paesi, di cui non è stato indicato il nome, secondo il quale questa iniziativa “dividerà ulteriormente” le Nazioni Unite. La misura, ha commentato l’ambasciatore del Liechtenstein, Christian Wenaweser, “creerà una nuova procedura, ma non è contro nessuno e non è diretta alla Russia”. Gli Stati Uniti accusano Mosca di aver abusato di questo potere negli ultimi vent’anni. Wenaweser ritiene, invece, che la misura “rafforzerà il ruolo delle Nazioni Unite e il multilateralismo e la voce di tutti i membri che non fanno parte del Consiglio di sicurezza”.
Il testo non è vincolante: in teoria nessun Paese è obbligato a dover spiegare la propria posizione all’Assemblea generale, ma il rifiutarsi di farlo non sarà un messaggio positivo. Del Consiglio fanno parte 10 membri eletti ogni due anni, senza potere di veto. Tra i sostenitori della risoluzione figurano Germania e Giappone, che puntano a diventare membri permanenti se l’organismo venisse allargato in futuro. In corsa ci sono anche Brasile e India, ma non hanno sottoscritto il testo come co-sponsor.