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Dai vertici di Gazprom all’esercito di Kiev: “Così lavo la mia vergogna”

(ansa)
Igor Volobuev è ucraino ma è stato vicepresidente del colosso energetico e della sua banca. Dopo 30 anni a Mosca si è arruolato: “Io complice dei russi, il mio ritorno un mea culpa
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MOSCA - Igor Volobuev ha deciso di "lavare via" il suo passato russo andando a combattere insieme alle forze di difesa territoriale ucraine. Nelle file del colosso del gas russo Gazprom da oltre vent'anni fino a diventare il vicepresidente addetto alle pubbliche relazioni della banca affiliata Gazprombank, ma nato e cresciuto a Okhtyrka, regione di Sumy, Ucraina nordorientale, non riusciva più a osservare dall'esterno quello che la Russia stava facendo alla sua patria. "Il mio ritorno è un mea culpa", ha detto l'oramai ex manager in due diverse interviste rilasciate al sito russo indipendente Insider.ru e al media ucraino liga.net.

Quando Vol…

MOSCA - Igor Volobuev ha deciso di "lavare via" il suo passato russo andando a combattere insieme alle forze di difesa territoriale ucraine. Nelle file del colosso del gas russo Gazprom da oltre vent'anni fino a diventare il vicepresidente addetto alle pubbliche relazioni della banca affiliata Gazprombank, ma nato e cresciuto a Okhtyrka, regione di Sumy, Ucraina nordorientale, non riusciva più a osservare dall'esterno quello che la Russia stava facendo alla sua patria. "Il mio ritorno è un mea culpa", ha detto l'oramai ex manager in due diverse interviste rilasciate al sito russo indipendente Insider.ru e al media ucraino liga.net.

Quando Volobuev è nato cinquant'anni e quando poi a diciott'anni si è trasferito a Mosca per iscriversi al prestigioso Istituto del petrolio e del gas, l'Urss non era ancora crollata. Il 24 febbraio, come molti cittadini russi di origine ucraina, si è ritrovato diviso a metà. Il passaporto russo e un prestigioso lavoro a Mosca, la famiglia e il cuore in Ucraina. Non ha indugiato molto. Nel 2014, dopo l'annessione russa della Crimea, si era ripromesso che se i carri armati russi fossero arrivati fino alla sua città natale, sarebbe andato a "difenderla con le sue mani". Quel momento era arrivato. "Letteralmente in pochi giorni ho deciso che non potevo vivere più in Russia. Perché i russi stavano uccidendo mio padre, i miei conoscenti e i miei amici più stretti. Mio padre ha vissuto in un freddo seminterrato per un mese. Gente che conosco dall'infanzia mi diceva di vergognarsi di me".

A quel punto Volobuev ha fatto le valigie e il 2 marzo è volato via dalla Russia. Perdendo di colpo anche il suo incarico di manager. Dopo aver lavorato per 16 anni nella stessa Gazprom, di cui nove a capo dell'ufficio stampa, da oltre sei anni si occupava di pubbliche relazioni per gli asset industriali per Gazprombank. La "banca chiave" nella Russia di Vladimir Putin, come la definisce Liga.net: l'istituto, finora immune dalle sanzioni, a cui il leader del Cremlino vorrebbe che i Paesi europei pagassero il gas russo in rubli.

Nel suo ruolo di addetto stampa prima e pr dopo, Volobuev di fatto prendeva parte a quelle che oggi chiama "guerre del gas", la prima tra il 2005 e il 2006 e la seconda tra il 2008 e il 2009. Obiettivo: screditare l'Ucraina come fornitore affidabile agli occhi dei consumatori europei. "Avevamo il compito - racconta - di dimostrare che la rete ucraina era messa male, che i tubi erano marci e che ricostruire il sistema era troppo costoso ed era più facile abbandonarlo. Ci siamo riusciti. Hanno ridotto il transito del gas a 41 miliardi di metri cubi. Una cifra ridicola. Il denaro che l'Ucraina ne ricava non è più fondamentale: massimo tre miliardi di dollari l'anno". In quest'operazione di discredito, supervisionata - sostiene Volobuev - da Aleksej Gromov, primo vicecapo dell'amministrazione presidenziale russa, Gazprom avrebbe investito "milioni di dollari". Gromov era "il cardinale ombra" della politica dell'informazione russa e di Gazprom in particolare, dice l'ex manager. Gazprom "un esecutore testamentario". Tutti i compiti arrivavano dall'alto.

La mia colpa, riconosce Volobuev, è aver lavorato per il governo russo per così tanti anni. Quella che Mosca chiama "operazione militare speciale" russa in Ucraina, per Volobuev altro non è che "un crimine da parte di Putin, del governo russo e, di fatto, del popolo russo. Perché non è Putin che uccide gli ucraini qui, non è Putin che ruba i water, non è Putin che violenta le donne. A farlo è il popolo russo. E anch'io, sebbene ucraino di nazionalità, ne sono responsabile. Mi vergogno di questo, me ne pentirò per tutta la vita, perché ho una doppia responsabilità. Non sono solo russo. Sono nato qui in Ucraina, ho vissuto qui per 18 anni, quindi rispondo in maniera duplice e tripla". Adesso, promette Volobuev, rimarrà nella sua terra natale "fino alla vittoria".