Scambio detenuti Usa-Russia, Biden: "Decisioni difficili per il rilascio del nostro ex marine"
di Massimo Basile , di Massimo BasileNEW YORK - “Oggi diamo il bentornato a casa a Trevor Reed e celebriamo il suo ritorno in famiglia, a cui è mancato molto. Trevor, ex marine americano, è libero dalla detenzione in Russia”. Le parole del presidente Joe Biden mettono la parola fine a 985 giorni di incubo per Trevor Reed, 28 anni, ex marine di Hood County, Texas, ex boy scout e giocatore di baseball, arrestato nell'agosto 2019 a Mosca, dove era andato per imparare il russo e fare colpo su una ragazza che aveva conosciuto tempo prima.
Trovato ubriaco, era stato accusato di aver aggredito due poliziotti. L’anno dopo era stato condannato a nove anni di carcere. Adesso l’ex marine dice di non ricordare cosa successe quella notte, mentre la famiglia ha sempre accusato le autorità russe di aver fabbricato le accuse per giustificare l’arresto. Ora il veterano americano è tornato a casa grazie a uno scambio di prigionieri: Washington ha rilasciato un pilota rus…
NEW YORK - “Oggi diamo il bentornato a casa a Trevor Reed e celebriamo il suo ritorno in famiglia, a cui è mancato molto. Trevor, ex marine americano, è libero dalla detenzione in Russia”. Le parole del presidente Joe Biden mettono la parola fine a 985 giorni di incubo per Trevor Reed, 28 anni, ex marine di Hood County, Texas, ex boy scout e giocatore di baseball, arrestato nell'agosto 2019 a Mosca, dove era andato per imparare il russo e fare colpo su una ragazza che aveva conosciuto tempo prima.
Trovato ubriaco, era stato accusato di aver aggredito due poliziotti. L’anno dopo era stato condannato a nove anni di carcere. Adesso l’ex marine dice di non ricordare cosa successe quella notte, mentre la famiglia ha sempre accusato le autorità russe di aver fabbricato le accuse per giustificare l’arresto. Ora il veterano americano è tornato a casa grazie a uno scambio di prigionieri: Washington ha rilasciato un pilota russo condannato a vent’anni di carcere con l’accusa di essere un trafficante di cocaina. Stavolta niente scambio sul ponte di Glienicke a Berlino, come il 10 febbraio 1962 con l’episodio che ispirò il film “Il ponte delle spie” di Steven Spielberg, ma quel clima da Guerra Fredda è tornato.
Il ritorno negli Stati Uniti di Reed e quello a Sochi, in Russia, di Konstantin Yaroshenko, non rappresenta un segnale di disgelo nel mezzo della crisi ucraina. Washington e Mosca restano distanti. L’ambasciatore americano in Russia, John Sullivan, ha definito le accuse all’ex soldato “ovviamente inesistenti” e il processo un “teatro dell’assurdo”. I due prigionieri sono stati scambiati in un Paese europeo, ma l’amministrazione Biden non ha voluto indicare quale. Reed è tornato negli Stati Uniti, accompagnato da Roger Cartsens, l’inviato speciale del governo per gli ostaggi americani.
Restano in carcere a Mosca la giocatrice di basket Brittney Griner, arrestata a febbraio con l’accusa di aver portato marijuana, e il direttore della security di una corporation del Michigan, Paul Whelan, in carcere dal dicembre 2018 con l’accusa di essere una spia. Il segretario di Stato Antony Blinken ha promesso che Washington farà di tutto per risolvere anche questi due casi: “Siamo impegnati a garantire la libertà di tutti i cittadini statunitensi detenuti ingiustamente all’estero”. Il caso Reed ha avuto un lieto fine grazie all’intervento diretto del presidente degli Stati Uniti. Per tre anni Washington aveva protestato inutilmente con il Cremlino, definendo l’arresto del veterano “ingiustificato”, ma poi il caso è diventato “massima priorità” con Biden, spinto dalle pressioni dei famigliari dell’ex soldato, preoccupati dalle sue condizioni di salute. Reed si sarebbe ammalato di tubercolosi.
“Oggi - ha commentato la famiglia - le nostre preghiere sono state esaudite”. “È stata una decisione difficile - ha rimarcato una fonte dell’amministrazione americana - ma ne valeva la pena”. Washington, per tradizione, non è favorevole allo scambio di prigionieri perché teme che questa pratica incoraggi i governi stranieri ostili ad arrestare i cittadini americani, ma il prigioniero russo aveva già scontato parte della condanna nel carcere in Connecticut e su Reed si era speso direttamente Biden, che aveva incontrato i genitori del veterano un mese fa. Joey e Paula avevano manifestato davanti alla Casa Bianca, con la speranza di poter incontrare il presidente. “Noi - ha detto Joey Reed - siamo convinti che quell’incontro ha permesso che tutto questo accadesse. È quello che io e mia moglie ci siamo detti durante tutto questo tempo: se c’è un presidente con cui parlare, quello era Biden”.