Sfida Mosca-Londra sui missili. “Rappresaglie contro la Nato”
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - "Il bombardamento di obiettivi militari dell'Ucraina in Russia, attuati con armi britanniche, sono pienamente legittimi". L'esplosiva affermazione del sottosegretario alla Difesa con delega all'Esercito, il deputato conservatore inglese James Heappey, apre un'altra fase della guerra in Ucraina, sfiorando una linea rossa sempre più indistinguibile. Perché da ieri, e per la prima volta, un Paese occidentale come il Regno Unito considera legittimo attaccare "depositi di armi e catene di rifornimento della Russia, che continua a colpire la popolazione civile".
Non è la "No Fly Zone" che invoca Zelensky, ma nemmeno una gaffe. Il sottosegretario l'ha ripetuto più volte ieri, prima a Bbc, poi a Times Radio. La frase successiva "non conta chi manifattura le armi, ma chi le usa" non mitiga la portata della svolta. Mosca risponde subito: "Queste provocazioni di Londra, se si concretizzeran…
LONDRA - "Il bombardamento di obiettivi militari dell'Ucraina in Russia, attuati con armi britanniche, sono pienamente legittimi". L'esplosiva affermazione del sottosegretario alla Difesa con delega all'Esercito, il deputato conservatore inglese James Heappey, apre un'altra fase della guerra in Ucraina, sfiorando una linea rossa sempre più indistinguibile. Perché da ieri, e per la prima volta, un Paese occidentale come il Regno Unito considera legittimo attaccare "depositi di armi e catene di rifornimento della Russia, che continua a colpire la popolazione civile".
Non è la "No Fly Zone" che invoca Zelensky, ma nemmeno una gaffe. Il sottosegretario l'ha ripetuto più volte ieri, prima a Bbc, poi a Times Radio. La frase successiva "non conta chi manifattura le armi, ma chi le usa" non mitiga la portata della svolta. Mosca risponde subito: "Queste provocazioni di Londra, se si concretizzeranno, scateneranno una reazione russa". Di qui, la grave minaccia: "Per noi non sarebbe un problema colpire i centri decisionali occidentali a Kiev". Ovvero i diplomatici dei Paesi, che dall'Italia allo stesso Regno Unito, hanno annunciato la riapertura delle ambasciate nella capitale ucraina.
Un'alta fonte della Difesa britannica precisa in serata a Repubblica: "Il Regno Unito e molti altri alleati occidentali stanno inviando armi a lungo raggio all'Ucraina per contrastare il fuoco indiscriminato dell'esercito russo. Gli obiettivi militari sono compito dell'Ucraina. Ma il Regno Unito chiede che le parti coinvolte nel conflitto rispettino le leggi della guerra. In ogni caso non siamo coinvolti nei raid di Kiev". Tradotto: le nostre armi servono per fermare l'offensiva brutale di Mosca in Russia, non per attaccare in sé la Russia.
Di certo, Londra non si era mai spinta così tanto nelle dichiarazioni belliche, persino in altri conflitti. Inoltre, le centinaia di milioni di euro in armi passate da Usa, Uk e Ue a Kiev sinora sono sempre state considerate "di difesa", non "di attacco". Perché dunque quella che per Mosca è una provocazione esplicita?
Ci sono tre motivi alla base di questo scarto significativo: il primo è che Regno Unito e Stati Uniti credono che Putin non voglia alcun negoziato al momento, come sottolineato dal Segretario di Stato americano, Anthony Blinken. Anche se il presidente russo ieri, con il Segretario dell'Onu Antonio Guterres che gli ha fatto visita a Mosca chiedendo tregua e protezione dei civili, si è mostrato stranamente collaborativo, dicendosi disponibile alla pace, a negoziati online con Kiev, a corridoi umanitari dopo un altro colloquio telefonico con il presidente turco Erdogan, oltre al dubbio annuncio che "i cittadini dell'assediata Mariupol sono liberi di uscire". Secondo: Londra e Washington considerano Putin in difficoltà, le sue minacce nucleari inconsistenti e, come ribadito di recente, l'obiettivo è dunque punirlo severamente e prosciugargli quanto più territorio in Ucraina per consegnare una posizione negoziale solida a Kiev e incastrare nella condizione Putin di non riprovarci mai più.
Di qui, la terza ragione: oggi la ministra della Difesa britannica Liz Truss pronuncerà un muscolare discorso a Londra in cui annuncerà che "in Ucraina negli ultimi anni abbiamo fallito totalmente approccio: non possiamo permetterci che succeda di nuovo". Dunque Truss chiederà al "mondo libero di raddoppiare il sostegno all'Ucraina" e, in generale, "una deterrenza ancora più possente, spese militari oltre il 2% del Pil, alleanze economiche e di sicurezza ancora più profonde e capillari in Occidente". Insomma, un atteggiamento proattivo contro Mosca e "gli altri aggressori", e non "passivo" come visto sinora.
Dunque, si è aperta una nuova fase di questo conflitto bellico e sistemico. Per questo, la proposta di Putin di ieri dopo l'incontro con Guterres - "accordo impossibile senza il riconoscimento di Donbass e Crimea alla Russia" - per Londra e Washington è inaccettabile: perché costituirebbe, in una area cruciale per Usa e Uk come l'Indo-Pacifico, un lasciapassare per la Cina contro Taiwan e altre mire minacciose. "Così non saremo mai più al sicuro", avvertirà oggi Truss.
È l'ennesima escalation di questa guerra. Non a caso, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ieri ha riesumato il fantasma della "Terza Guerra Mondiale". Ma, come ha marcato il segretario alla Difesa Usa, Lloyd Austin, a questo punto "solo Putin può fare retromarcia e fermare la guerra".