I conti della guerra: buco da 600 miliardi per Kiev e rischio stagnazione per l'Europa. Zelensky: "Servono aiuti per continuare la resistenza"
dal nostro inviato Paolo Brera , dal nostro inviato Paolo BreraKIEV – La guerra in Ucraina è un disastro umanitario senza fine, ma è anche bel disastro economico: secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è già costata 600 miliardi di dollari fino a oggi in distruzioni assortite e Pil crollato, e le autorità politiche e finanziarie di Kiev hanno già chiamato la comunità internazionale a farsene parzialmente carico: servono, dicono, dai 5 ai 7 miliardi di dollari al mese per sopperire al buco e continuare a finanziare la resistenza e la difesa.
Incontrando le autorità locali e regionali ucraine nel primo vertice dall’inizio dell’invasione, riunito per discutere già di ricostruzione post bellica oltre che della gestione ordinaria in tempo di guerra, il presidente ha detto fatto i conti delle “stime preliminari delle perdite” dovute alla guerra. Sarebbero, appunto, 600 miliardi di dollari: “Sono stati distrutti o danneggiati oltre 32 mili…
KIEV – La guerra in Ucraina è un disastro umanitario senza fine, ma è anche bel disastro economico: secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è già costata 600 miliardi di dollari fino a oggi in distruzioni assortite e Pil crollato, e le autorità politiche e finanziarie di Kiev hanno già chiamato la comunità internazionale a farsene parzialmente carico: servono, dicono, dai 5 ai 7 miliardi di dollari al mese per sopperire al buco e continuare a finanziare la resistenza e la difesa.
Incontrando le autorità locali e regionali ucraine nel primo vertice dall’inizio dell’invasione, riunito per discutere già di ricostruzione post bellica oltre che della gestione ordinaria in tempo di guerra, il presidente ha detto fatto i conti delle “stime preliminari delle perdite” dovute alla guerra. Sarebbero, appunto, 600 miliardi di dollari: “Sono stati distrutti o danneggiati oltre 32 milioni di metri quadrati di aree vivibili, oltre 1.500 strutture educative e oltre 350 strutture mediche. L'economia ha sofferto pesanti perdite, centinaia di imprese sono state distrutte. Circa 2.500 chilometri di strade e almeno 300 ponti sono stati distrutti o danneggiati”.
I danni alle infrastrutture ammonterebbero a 90 miliardi di dollari, ma “non sono solo numeri”, dice il presidente nel video: “Questa è Mariupol, questa è Volnovakha, questa è Okhtyrka, questa è Chernihiv, questa è Borodianka e decine e decine di nostre città, comuni e villaggi”, insomma persone e cose, storie e vite demolite, drammi il cui costo reale è impossibile da calcolare. Secondo Zelensky 11,5 milioni di ucraini hanno dovuto abbandonare casa per i combattimenti, 5 milioni sono andati all'estero e quasi tutti vorrebbero già tornare a casa.
La guerra costa, e molto. E qualcuno deve cominciare a pagare i conti in sospeso. L'Ucraina - ha spiegato il vicegovernatore della banca centrale, Sergiy Nikolaychuk - ha bisogno tra i 5 e i 7 miliardi di dollari al mese per colmare il buco di bilancio causato dall'invasione della Russia, e "ci sono molte promesse, molte promesse… Ma per trasformarli in vero sostegno finanziario – ha detto a Bloomberg - dovrebbe essere fatto un enorme lavoro dei nostri partner in diversi Paesi". A Washington, ha ribadito il ministro delle Finanze, Sergii Marchenko, “abbiamo concordato il nostro fabbisogno: cinque miliardi di dollari al mese nei prossimi tre o quattro mesi solo per esigenze umanitarie e civili”.
Al di là dei bollettini di guerra, il tema dei bollettini di pagamento sta diventando non meno centrale in questa crisi che ci tiene sull’orlo di una guerra mondiale. E già si parla di “ripartenza” dopo il conflitto di cui non si vede ancora la coda. In una tavola rotonda ministeriale organizzata dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale, ieri il primo ministro ucraino Denis Shmygal ha anticipato i conti dati oggi da Zelensky stimando appunto in 600 miliardi di dollari il costo della ricostruzione: nel breve periodo, dice, l'Ucraina necessiterà di finanziamenti mensili da quattro o cinque miliardi di dollari.
Kiev si difende, contrattacca tra le sue città invase e intanto batte cassa. Shmygal chiede ai membri del Fmi di donare a Kiev il 10 per cento delle loro riserve di valuta estera. A causa della guerra, l'Fmi ha previsto una contrazione dell'economia Ucraina del 35 per cento per il 2022. L’Occidente, trainato dall’America di Biden e più o meno unito, “aiuta Kiev a vincere la guerra”, come ha detto esplicitamente il generale Austin, segretario alla Difesa Usa. È qualcosa di diverso e di molto più radicale che aiutarla a difendersi dall’aggressione. E il sostegno parte dal portafogli.
L'invasione dell'Ucraina crea per l'Europa una situazione di "incredibile imprevedibilità e incertezza" e "la crescita non può che rallentare, con un rischio di stagnazione", ha detto oggi il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, al Forum Confcommercio-Ambrosetti. Tutto dipenderà, dice, “dalla durata della guerra, dall'estensione del confronto con la Russia ai settori energetici, dalla fiducia e dall'impatto sul commercio internazionale”. “La guerra è prima di tutto una tragedia umana, ma sta colpendo anche l'economia, in Europa e non solo”, dice il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos. E la Bce “è pronta a intraprendere qualsiasi azione necessaria per salvaguardare la stabilità finanziaria e dei prezzi”, dice la presidente, Christine Lagarde. Si annuncia una primavera torrida.